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30/01/2019 - Vercelli Città - Politica

È UFFICIALE: IL PD RICANDIDA MAURA FORTE SINDACO DI VERCELLI - Lunedì la decisione del Partito - Ora si apre il confronto tra due visioni della città e del suo futuro - Vediamole insieme

È UFFICIALE: IL PD RICANDIDA MAURA FORTE SINDACO DI VERCELLI - Lunedì la decisione del Partito - Ora si apre il confronto tra due visioni della città e del suo futuro - Vediamole insieme
Ancora Carlo Nulli Rosso e Maura Forte al timone di Vercelli per i prossimi 5 anni?

Sarà permesso anche ad un seguace appassionato del pensiero di John Kenneth Galbraith mettere, in questa serie di articoli che prendono (piccole cause…) le mosse dalla decisione della Segreteria Cittadina del Pd di ricandidare Maura Forte alla carica di Sindaco di Vercelli, l’accento su eventualità e rischi che forse sarebbero più decifrabili sposando le teorie di Milton Friedman.

 

Poi spetterà al sistema dei partiti il confronto tra le (almeno) due visioni del futuro che sono possibili.

 

Come vedremo, sono entrambe lecite – è bene sgomberare subito il campo da equivoci di questa natura: Vercelli non è il teatro di un nuovo scontro epocale tra bene e male, che si consumerà nelle urne del 26 maggio prossimo -  non sono però equivalenti.

 

E la deriva del bene si distingue da quella del male soprattutto e persino essenzialmente, per una pre-condizione: la consapevolezza delle scelte.

 

Una volta che il cittadino sia di fronte alla possibilità di scegliere, senza che nulla sia tenuto celato, allora ogni scelta che dovesse essere compiuta sarebbe per il bene: perché una comunità “è” le scelte che compie.

 

E una volta che le ha compiute, nessuno più deve mettere il becco.

 

E proprio per questo, mai come in questa occasione non è superflua una preghiera del tutto immune da qualsiasi tentazione di presentarsi come in qualsiasi modo più “saputi” di altri.

 

La preghiera è quella di non disertare le urne.

 

Proprio perché una comunità “è” le scelte che compie.

 

La non-scelta è fatalmente una rinuncia ad essere.

La rinuncia ad “essere comunità” apre la strada alla deriva di ridursi a monadi facilmente dominabili da centri decisori che stanno altrove e oltre.

 

Oltre la politica ed oltre la democrazia.

 

Ed in pochi altri casi la scelta è importante (rifuggiamo da: fondamentale, decisiva, radicale; importante è più che sufficiente) per il futuro dei nostri figli.

 

Ma andiamo – come sempre – con ordine.

 

***

 

Dunque bisogna sapere che lunedì sera, 28 gennaio, la Segreteria Cittadina del Pd, con voto unanime, ha “licenziato” ufficialmente, come candidatura di partito, il “Maura Forte bis”, cioè la riproposizione alla città dell’Amministrazione uscente.

 

Squadra che vince, non si cambia.

 

MAURA FORTE BIS, CANDIDATA DEL PD

Prima di tutto, la decisione del Pd fa (finalmente) piazza pulita del gioco degli equivoci, alimentato fino all’ultimo, sulla “natura” politica di questa ricandidatura.

Maura Forte sarà il candidato del Pd alla poltrona di Sindaco.

Senza “se”, senza “ma”, senza equivoci a proposito di liste simil – civiche ancora poche settimane fa baluginate alle conviviali del Rotary.

Ad essere candidato del Pd non c’è niente di male, né di offensivo, basta dirlo chiaro.

***

Al momento risultano ( agli Osservatori politici: poi, si vedrà, sapranno loro… ) tre le liste che sosterranno il Forte bis: quella del Partito Democratico, poi la lista dei Socialisti di Emanuele Caradonna, Adriano Brusco e forse Mario Cometti e poi, appunto, almeno una “simil - civica” dove saranno raccolti un po’ tutti quelli che in questi anni hanno avuto relazioni evidentemente appaganti da vari punti di vista con l’ Amministrazione uscente: dagli Alpini di Piero Medri, ai seguaci dell’Avv. Carlo Olmo, “brand” Arti Marziali o musicale che sia o in utroque.

Più, naturalmente, altri, di sentimenti appagati.

Sentimenti che sarà, tra l’altro, agevole “tracciare”, per chi vorrà peritarsi nell’esercizio, come in una sinossi, con i vari Atti e decisioni, adottati dall’Amministrazione, così come pubblicati all’Albo Pretorio on line del Comune.

***

Il pathos, dal punto di vista della novità politica, finisce qui e da ora in poi è solo questione di tecniche elettorali, di propaganda, di risorse messe in campo per ottenere la vittoria.

***

 

VERCELLI ED IL SISTEMA DEGLI STAKEHOLDER

 

Si diceva in esergo – e se è permesso l’uso anche per analogie dei termini – che due sono sostanzialmente le visioni che si contrapporranno presentando programmi elettorali e progetti per il futuro: perché due sono sostanzialmente le “mani invisibili” da tempo impegnate nel braccio di ferro per la conquista della città.

 

***

 

Nella nostra esposizione prenderemo in esame i tre maggiori esempi di come – a nostro modesto avviso – inconsapevolmente o consapevolmente, negli ultimi cinque anni Vercelli sia diventata territorio di conquista di importanti centri di interesse, segnati dal comun denominatore della appartenenza o della relazione con “mondi” direttamente o indirettamente vicini al Pd subalpino.

 

Tre le storie ed i “casi” di scuola: il fenomeno Novacoop, quello Iren – Atena Asm ed infine quello che, con qualche licenza, potremmo scherzosamente chiamare come “la magnifica scoperta: quei lionesi dell’Alberta” e vedremo nel terzo capitolo perché.

 

L’esposizione, infatti, si articolerà in tre diversi capitoli, esposti in altrettante puntate.

 

Il Lettore noterà che non c’è un capitolo su Amazon.

 

Il motivo è semplice.

 

Nulla del processo che ha portato Amazon a Vercelli è stato ignorato nella sua essenziale fisionomia.

 

La fase di landing del colosso di Seattle in Area Pip, Roggia Molinara, è stato un processo conosciuto, condiviso, fatto proprio da tutta la comunità vercellese.

 

Che – ciascheduno per i propri ambiti di competenza – ha assecondato con convinzione.

 

Sicchè, si è trattato di un percorso democratico, partecipato, appunto di una scelta compiuta dalla comunità.

 

Anche se tutti hanno deciso – per non rischiare di compromettere nulla, con voci inopportune, rumors forieri di risonanze indebite – di tenere il riserbo per un periodo incredibilmente lungo: un anno, fino al 15 dicembre 2016, quando è stata apposta la firma sull’Atto di vendita dei terreni.

 

Segno di una inequivocabile condivisione “di massa” nell’attesa, comune e partecipata, di quella che da subito è sembrata una opportunità.

 

Nessuno ha detto niente, perché tutti sapevano ed erano d’accordo: chi scrive, ammesso che ciò interessi a qualcuno, per primo.

 

Che poi anche Amazon debba essere riguardata con la preoccupazione di non lasciare che il mercato si governi da sé, questo è un altro paio di maniche e tra le due cose non c’è nessuna contraddizione possibile.

 

***

 

IL BENE DI VERCELLI SIGNIFICA FARE CRESCERE I FATTURATI DEGLI STAKEHOLDERS?

 

Se i cittadini di Vercelli assegneranno di nuovo la maggioranza dei seggi in Consiglio Comunale alla compagine a trazione Pd, ci si dovrà attendere che il lavoro di questi cinque anni sia completato.

Quale lavoro?

 

La consegna di “pezzi” della città agli interessi dei grandi gruppi di interesse di cui abbiamo incominciato a parlare.

 

Una scelta compiuta lucidamente.

 

La rappresentazione di questa scelta ha sempre messo al centro un’equazione, sulla quale si concentrerà il dibattito elettorale: l’interesse di questo soggetto economico è complementare e persino propedeutico con quello della città.

 

Quindi il “bene” di Novacoop (il primo esempio, in questo articolo) “è” il bene di Vercelli.

 

Come abbiamo anticipato, ammettiamo doverosamente, ma anche volentieri la buona fede da parte di tutti.

 

Altrettanto doveroso, cercare di individuare tutti gli aspetti della questione.

 

IL MASSACRO DEL TERZIARIO

GENOCIDIO LUCIFERINO

O TREND COMUNQUE INEVITABILE?

 

Una vera e propria azione di “pulizia etnica” è avvenuta ed è stata possibile anche per gli effetti tangibili di una sorta di sindrome di Stoccolma.

È diffusa – presso alcuni attori delle Categorie economiche – la convinzione che sia una cuccagna avere l’albero di Natale di Atena Trading in Piazza Cavour, quale presunto fattore di attrazione per le vendite di Natale.

Ma nessuno ha – per ora – rilevato il potenziale devastante sulle dinamiche del terziario locale, del macro progetto di Novacoop, per il grande Supermercato all’ex Montefibre.

Un progetto che – in sé – è affare solo di Novacoop.

Quello che sposta il baricentro a livello di quadranti urbani, orienta i flussi della domanda, è la scelta – sostenuta come di “crescita” della città – di collocare il cosiddetto “piano delle periferie”, con gli enormi investimenti pubblici e privati, proprio in “quella” periferia dove Novacoop investe per il proprio supermercato.

Già oggi la cannibalizzazione dei centri di grande distribuzione fa morti e feriti.

L’insediamento di Al Di e DM dove prima c’era l’Azienda Garavelli Sementi, a Porta Torino, se è vero che abbia portato una ventina di posti di lavoro, ha acuito la situazione di rischio dei dipendenti Carrefour.

I quali nei giorni scorsi, di fronte alla proposta di riduzione d’orario per scongiurare la possibile chiusura del “nostro” Supermercato, caro a tanti vercellesi che lo ricordano fin dal lontano 1988, hanno bocciato l’idea.

Un atto di dignità e coraggio, sicuramente, forse però anche di temerarietà.

Speriamo di no.

Speriamo che la città sappia reagire e “difendere” gli attuali posti di lavoro di Personale che da 30 anni conosciamo e di cui non si può che dire bene.

***

L’avvento del nuovo supermercato di Novacoop, in Area Ex Montefibre, sposta l’asse della concorrenza commerciale ed il Comune asseconda questa dinamica andando, come abbiamo visto, a riconvertire proprio “quel” quartiere, con il Piano Periferie: si indirizzano in quell’area investimenti, pubblici e privati, milionari.

Le periferie a Vercelli sono molte, ma quella sembra essere più periferia di tutte.

Va poi osservato che quel progetto ora è monco, perché l’area della ex Pettinatura Lane, prevista come completamento di un asse ampio, dalla Sesia fino al Belvedere, ora è venuta meno.

La proprietà del compendio ci avrebbe ripensato, sicchè addio, ad esempio, alle palestre di roccia e simili.

Ma addio, soprattutto, ad una prospettiva di equilibrio territoriale che avrebbe (sia pure in parte) oggettivamente giustificato il massiccio investimento.

***

Gli osservatori responsabili delle categorie commerciali pare che, al momento, non sappiano come qualificare e collocare il fenomeno: conseguenza di trend inevitabili, oppure scelta consapevole per favorire uno, anche se a scapito di altri?

In ogni caso, alcuni incontestabili fattori critici.

Il primo: la cannibalizzazione dei Centri Commerciali non conviene a nessuno.

Il secondo: il “cambiamento” della città protestato così spesso come merito, anche in questo modo è suscettibile, se non programmato e governato, di diventare un vero e proprio “cambio dei connotati” traumatico e negativo.

Perché è all’angolo il rischio che la città si “trasformi” secondo dinamiche al traino dei macro fenomeni e processi economici.

Due parole di spiegazione.

Sappiamo che il Mercato non è di per sé equo.

Se lasciato a se stesso, senza interventi di governo, produce effetti suscettibili di avvantaggiare il player più forte.

Se, addirittura, si aiuta, con la “mano pubblica”, il più forte, allora il gioco è fatto.

Il macro investimento per un nuovo supermercato di Novacoop al Cervetto, è stato valutato per le conseguenze che potrebbe avere, sia sulla grande distribuzione, sia sui negozi di prossimità?

Perché vi sono alcuni rischi che si dovrà sapere ( prima ancora di giudicarli ) se siano stati valutati, quando è stato redatto il Piano Periferie.

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Due soli attori:

l’IperCoop da una parte e gli hard discount dall’altra?

 

Uno di questi: se il trend fosse lasciato a se stesso, potrebbe darsi che, in un futuro non lontano, l’offerta vercellese della grande distribuzione fosse modellata su un duplice, complementare livello.

Al “primo piano”, per gli appartenenti alla società integrata, il maxi Centro di Novacoop.

Servito anche da navette, da un sistema del trasporto pubblico locale urbano, che potrebbe facilitare l’accesso della  clientela

Dall’altra parte, ai piani bassi della domanda, l’estinzione di tutti i supermercati intermedi, che già vacillano, lasciando spazio solo a discount o hard discount, che servirebbero le fasce più deboli.

E’ possibile escludere che questo possa avvenire?

E’ questo che si vuole?

Qualcuno ha deciso così?

Qualcuno ci ha pensato?

Perchè – prima di tutto – il paradosso sta nella incredibile assenza di qualsiasi pensiero programmatore che sia elaborato “prima” di compiere scelte che vanno a favorire i "compagni" di Novacoop.

Quale strategia capace di prendere a cuore – almeno a livello delle già difficili previsioni – l’equilibrio delle iniziative economiche e, quindi, la salvaguardia reale dei posti di lavoro, dell’occupazione, delle opportunità vere e, in ultima analisi, l’eguaglianza dei punti di partenza che una politica rispettosa della dignità delle persone e della libertà reale dell’impresa deve porre al centro della propria proposta?

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Nel vuoto assoluto di ogni pensiero strategico, nel deserto rinunciatario della programmazione, resta la signorìa degli interessi di Novacoop.

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Se le riflessioni in ordine all’equilibrio tre le iniziative della Grande Distribuzione rappresentano un versante relativamente nuovo della riflessione alla quale si dovrà applicare la politica, quello che mette al centro la condizione del Terziario commerciale di prossimità è, al contrario, un terreno frequentato.

Forse con qualche approccio remissivo di troppo.

Perché è chiaro che, se i rappresentanti degli Imprenditori commerciali plaudono al contributo per le luminarie di Natale e nulla dicono di fronte alla scoperta azione di sostegno strategico a Novacoop, forse rischiano di guardare con qualche strabismo la realtà, non meno che una involontaria eterogenesi dei fini.

Devo tutelare gli Imprenditori commerciali e, invece, involontariamente assecondo una politica che fa comodo a Novacoop.

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IL DISTRIBUTORE DI METANO PER AUTOTRAZIONE,

DAI COMPAGNI DI IREN ATENA ASM,

AI COMPAGNI DI NOVACOOP

 

Le cronache recenti hanno consacrato al “moderno” l’iniziativa di Novacoop di installare a Vercelli un distributore di Metano per autotrazione.

Plausi convinti da parte della Pubblica Amministrazione.

Come se l’incremento e la diversificazione degli affari e fatturato di Novacoop coincidesse con la crescita ed il bene di Vercelli, il benessere dei suoi cittadini.

Ci si è dimenticati, a partire dal Legale Rappresentante del Comune di Vercelli, che Palazzo Civico è socio al 40 per cento di Atena Asm.

Proprio Atena Asm aveva presentato, a dicembre 2015, un fantasioso piano industriale, poi rimasto lettera morta, che vedeva come elemento qualificante l’installazione in città di un distributore di gas Metano per autotrazione.

È parso paradossale che il Legale Rappresentante del Comune fosse andato a plaudire l’iniziativa commerciale del più temibile concorrente (per questo aspetto) della propria Partecipata.

Il distributore che non “riesce” a realizzare Atena Asm, ce la fa – per fortuna ? – a realizzarlo Novacoop.

Invece di prendere a mazzate i propri rappresentanti in Consiglio di Amministrazione di Asm, il Comune pare contento di perdere un’opportunità commerciale (non grandissima, ma strategica) a favore del concorrente Novacoop.

Si ripete: il fenomeno non è di così grande entità, ma segnala un limite nell’approccio, che non si può né ignorare, né sottovalutare.

(1.continua)


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