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24/07/2017 - Regione Piemonte - Cronaca

ADDIO A GIOVANNI BIANCHI - E' spirato stamane l'uomo che riportò le Acli alla piena comunione ecclesiale

ADDIO A GIOVANNI BIANCHI - E' spirato stamane l'uomo che riportò le Acli alla piena comunione ecclesiale
Giovanni Bianchi


( g. g. ) - Eravamo al Congresso Nazionale della Democrazia Cristiana, entrambi quali “osservatori” dell’Associazionismo, nella delegazione delle Acli.

 

Quando udii un Ministro concludere il proprio intervento citando – quasi fosse un profetico anticipatore della subcultura edonistica di Jeff Besoz – il celebre episodio della gazzella che si sveglia ogni mattina nella Savana.

 

Sa che se vuole sopravvivere quel giorno dovrà correre più veloce del leone, per non finire divorata.

 

Ma anche il leone sa che se vuole sopravvivere, dovrà correre più veloce della gazzella per acciuffarla e nutrirsi.

 

La morale è che nella Savana e non solo ogni mattina bisogna mettersi a correre.

 

Faceva il paio con quella che insegnavano ai corsi di vendita di Mario Silvano, secondo cui vendere è come radersi, se non lo fai tutti i giorni diventi un barbone.

 

E - perché no - allora a concludere l’ intervento congressuale di un Ministro democristiano già esponente dell’ Azione Cattolica ed ora vicecapo dei Dorotei, si sarebbe anche potuta evocare quella sulle assicurazioni vita caso morte: quanto vale una polizza sulla vita?

 

Chiedetelo ad una vedova.

 

Era una frase ad effetto anche quella, idonea ad incentivare la sottoscrizione di assicurazioni.

 

***

 

A me pareva riduttivo quel modo di pensare: non avrei mai potuto immaginare che anni più tardi “andiamo avanti allegri e frementi” sarebbe addirittura stato un Segretario di Partito a concludere i lavori di un’Assemblea nazionale del Pd con una citazione di Conrad Lorenz.

 

***

 

E’ vero che in quegli stessi frangenti si era sentito Ciriaco De Mita vaticinare: “Destra e sinistra non esistono più. Ci sono il vecchio ed il nuovo” e potevamo forse sospettare che in quel discorso lo zampino l’avesse messo il nostro ex collega Ruggero Orfei, poi diventato collaboratore del Segretario all’Ufficio Studi di Piazza del Gesù.

 

***

 

Giovanni Bianchi notò il mio (contenuto) gesto di disappunto e dissenso:”ho notato che ti sei inquietato, Guido, effettivamente sembra la politica della Dolce Euchessina”.

 

Insomma, quel correre pur di correre ed in quell’esercizio forse credere si potesse attualizzare e persino compendiare la lezione del cattolicesimo democratico non doveva convincere neppure lui che però continuò:”ma se questo è quanto passa il convento oggi, non dobbiamo desistere”.

 

***

 

Non so se riuscirò con queste righe a dire della gratitudine e dell’amore filiale che mi porto e sempre porterò per Giovanni Bianchi, il mio Maestro.

 

Forse non è riuscito a fare di me l’uomo o il personaggio che lui avrebbe voluto: ma molto, davvero molto di quel poco che so lo devo a lui.

 

Volle che dalla minuscola provincia di Vercelli andassi a Roma in Sede Nazionale, nella Giunta Esecutiva dell’Associazione, dove lo seguii per quattro dei sette anni della sua esperienza di Presidente.

 

Anni importanti per il Paese e per le Acli: che – grazie certamente alla sua Presidenza - tornarono ad essere ricevute dal Pontefice a compimento del lungo periodo di revisione della linea politica dopo i tempi della “scelta socialista” di Vallombrosa, cui seguì la “deplorazione” pontificia.


Erano – quelli di Vallombrosa - anni ormai lontani.

 

Invero, le Acli, ancorchè talora – ma solo talora – lontane dalla Gerarchia, mai erano state lontane dalle parrocchie e questa prossimità, autentica e feconda, ebbe infine ragione delle incomprensioni al vertice.

 

Anche se non fu né immediatamente facile, né semplice trovare la strada.

 

Che lui riuscì a rinvenire – certo anche grazie alla sua confidenza con il Cardinale Carlo Maria Martini – nella radicalità della Parola.

 

Aclisti di sinistra? Di destra? Di centro?

 

Intanto, occorreva recuperare gli aclisti alla amicizia ed allo studio della Parola di Dio.

 

Perché è la Parola ad avere ragione delle parole, quasi che si riprendesse la via lasciata alle spalle con la incomunicabilità di Babele per rimettersi allo Spirito, capace della glossolalia in quella Pentecoste che già prepara a Gerusalemme: il luogo dove Dio ha scelto di abitare con la sua creatura.

 

Una via possibile per ciascuno di noi, quindi anche per un Aclista che avesse smarrito il senso della di direzione di marcia e si fosse reso conto che non si sarebbe potuta ritrovare la via nella adesione al Psi oppure al Pci o, ancora, alle correnti della Sinistra democristiana: tutti alla ricerca, al più, di voti.

 

E così lui ammoniva che si dovessero mettere al centro le affinità elettive piuttosto di quelle elettorali.

 

Grazie a Giovanni Bianchi le Acli ritrovarono, con lo studio della Parola, la via della piena comunione ecclesiale.

 

Che si proponeva prima di tutti ai Dirigenti, con le ineguagliabili giornate di “lectio” predicate da Padre Pino Stancari e poi da Padre Francesco Rossi De Gasperis.

 

***

 

La duplice fedeltà delle Acli, alla Chiesa ed al Movimento Operaio, si compendiò così naturalmente, abbeverandosi alla Parola che riuscì ad avere ragione delle (forse troppe) parole umane, del tumulto, della affabulazione singolare e buffa talora capace di vere perle:”un movimento che produce speranza civile sul territorio” e così uno per quel giorno sapeva cosa avesse concluso: aveva prodotto speranza civile sul territorio.

 

Che si dovesse cambiare registro era chiaro.

 

Ma le Acli non erano in realtà questo, sono sempre state – anche negli anni difficili – molto più vicine all’idea di “un movimento della società civile per la riforma della politica” cara al Presidente Domenico Rosati, predecessore di Giovanni al secondo piano di Via Marcora.

 

Gli è che la politica non era tutto, sicchè Mino Martinazzoli già intuiva che – dopo gli anni del “tutto è politica”, gli anni del ’68 – non ci si potesse rassegnare alla “politica del niente” che avrebbe poi invece rappresentato la vera sfida, capace di motivare in chi ancora vuole, una “resistenza” non banalmente o riduttivamente reducistica, ma consapevole che si possa ancora dire una parola nuova anche quando le parole sono spettacolo, nella ridotta di perifrastiche dove l’eterogenesi dei fini ne smarrisce il significato autentico.

 

***

 

Non sempre aveva tempo di scrivere tutti gli interventi che gli erano richiesti e così qualche volta – senza rubare il mestiere a Pino Trotta, suo incomparabile ghost writer, ma di più, suo gemello diverso e complementare – mi incaricava di preparare qualche testo.

 

Forse riponeva troppa fiducia, ma, quando capitava, toccavo il Cielo con un dito.

 

Aveva un po’ di considerazione nella mia conoscenza della figura, dell’opera e dell’insegnamento di Giulio Pastore, a quei tempi dimenticato e rievocato solo in occasione di anniversari ritualmente ricorrenti, quanto lasciati ai margini nei rantoli, gli ultimi rantoli, della Prima Repubblica.

 

Non che oggi le cose siano poi molto cambiate.

 

Mi insegnò ad amare la poesia di Clemente Rebora e la radicalità di Mons. Clemente Riva.

 

E lui stesso scriveva poesie.

 

Poi la grande esperienza degli interventi preparatori delle celebrazioni per il Centenario della Rerum Novarum, gli incontri a Carpineto Romano, cittadina natale di Papa Leone XIII.

 

Molto meglio però ricordare due titoli della sua vasta produzione letteraria: “Al Dio feriale – Teologia minima” e “Dalla parte di Marta – Per una teologia del lavoro” insieme all’altro, di tanti anni prima “Storia del Movimento Operaio Italiano” scritto a quattro mani con Alberto Cadioli.


Senza dimenticare la vera e propria profezia di "Le ali della politica" capace di anticipare:"E' a fronte di queste emergenze che va in crisi la forma partito 'classica' di tipo etico - sintetico. Perché? Perché la vita non riesce più a riconoscersi in questa forma partito e se ne allontana".


E ancora, a proposito della pulsione vitale verso nuove forme di rappresentazione politica della società:"Come sempre la politica nasce da quel che politico non è".

 

***

 

Così concludo con questo suo pensiero, una delle tante gemme, come una stella in un Cielo che parlerà a lungo di lui:” Per fortuna la storia della Chiesa non coincide con quella della sua teologia”.

 

***

 

Oggi ci ha lasciati Giovanni Bianchi (19 agosto 1939 – 23 luglio 2017).


E' spirato dopo un breve decorso per un male incurabile.

 

Fu Presidente Nazionale delle Acli dal 1987 al 1994.

 

Domani alle ore 16 le esequie a Sesto San Giovanni, la sua città.

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