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19/01/2015 - Vercelli - Cronaca

ADDIO, PABLO - Per l’ultimo saluto a Sergio Robutti oggi in Duomo una intera generazione dell’informazione di prossimità - Anche tanti amici del ciclismo, che ha amato non meno della correttezza professionale

ADDIO, PABLO - Per l’ultimo saluto a Sergio Robutti oggi in Duomo una intera generazione dell’informazione di prossimità - Anche tanti amici del ciclismo, che ha amato non meno della correttezza professionale
Nel riquadro a sinistra, Sergio Robutti

Addio, Pablo.

Nello slang che mette in comunicazione colleghi di lavoro, piuttosto che compagni di attività sportive, accade spesso che ti ritrovi affibbiato un soprannome.

Non così frequente è che il soprannome sia esteso a tutti: tutti uguali.

Tutti “Pablo”, nel lessico di quel piccolo mondo antico che fu la Redazione de “La Sesia” ai tempi della direzione di Antonio Tarchetti (l’unico che non venisse chiamato “Pablo”, ma “il Dottore”) e poi, per estensione, a tutta quella generazione di giovani giornalisti che muovevano i primi passi sotto la guida di quel “fratello maggiore” che per tutti fu Sergio Robutti.

Pablo dalla canzone di Degregori: hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo.

Era l’esordio di ogni telefonata: ciao, Pablo, a prescindere da chi fosse all’altro capo del filo. Tutti erano Pablo. Pablo era Enrico Demaria; Pablo anche Dario Corradino come Pino Barale, il suo amatissimo fotografo e Pablo era ribattezzata anche Ombretta Piantavigna.

Tutti, tranne Matteo, suo figlio, che era Pablito.

Al termine della celebrazione eucaristica nelle esequie di oggi, in Duomo a Vercelli, Enrico Demaria ha ricordato per tutti la figura di questo collega più anziano, paziente, sempre gentile, ma anche assolutamente deciso a vedere rispettati i canoni del migliore giornalismo di prossimità. A partire dal riscontro puntuale, obbiettivo, certo faticoso di fatti e opinioni.

Ecco  on line il video con l’integrale del ricordo di Demaria: http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2369 

Oggi abbiamo salutato Sergio Robutti, spirato all’alba di sabato scorso, sottratto ai suoi affetti familiari, alla moglie Tere, a Matteo, a suo fratello Carlo, che con lui ha sempre condiviso la passione per il ciclismo amatoriale. Oggi sulla bara la maglia della gloriosa compagine di Christian Sport.

Tutti presenti. Tutta la Redazione e la Società editrice de La Sesia, ma nessuno escluso, i Colleghi di tutte le Testate e non solo locali.

Qualcuno, come chi scrive, ha avuto il privilegio di incontrarlo e parlargli praticamente fino alle ultime settimane: era puntuale, tutte le mattine, a prendere il giornale all’edicola Gabriella, di Via Ugo Foscolo e la nostra Redazione è a pochi metri.

Ma anche chi nel frattempo si è trasferito fuori Vercelli, abita lontano, oggi c’era. Non possiamo nominare tutti, con il rischio di omettere involontariamente qualcuno: due soli legati a tanti ricordi, Dario Corradino e Aldo Flora.

Tutti in Duomo per un abbraccio a Tere, Matteo, Carlo.

Tutti per dire un’ultima volta: ciao, Pablo.

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