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04/03/2011 - Cuneo - Economia

AGRICOLTURA – Batterio minaccia la produzione di kiwi nel cuneese

AGRICOLTURA – Batterio minaccia la produzione di kiwi nel cuneese
Foglia di kiwi colpita da batteriosi

L’Italia è il primo paese produttore al mondo di kiwi e la Granda è la seconda provincia a livello nazionale con 4.500 ettari coltivati. Una coltura introdotta negli anni ’70 e scelta da molti agricoltori cuneesi perché facilmente gestibile, poco sensibile agli attacchi dei patogeni e senza bisogno di trattamenti fitosanitari. Tutto vero fino alla comparsa della batteriosi actinidia, meglio conosciuta come cancro del kiwi,  una patologia grave, proveniente dal lontano Oriente che conduce a morte la pianta. E che sta mettendo in pericolo la produzione mondiale di kiwi: solo nella provincia di Latina ha ridotto di un terzo i raccolti.



Il problema in Italia è che la pianta di kiwi è classificata come ornamentale e non come pianta da frutto, dunque meno soggetta a controlli. Tanto che un vivaio, di cui non è stata resa nota l’ubicazione, sta distribuendo piante infette e disseminando il virus nello stivale.


Non esiste una cura, solo prevenzione: le piante malate devono essere estirpate e bruciate. Come scritto nella delibera emanata con urgenza dalla Giunta Regionale del Piemonte che ha stanziato anche un milione di euro per indennizzare i produttori di kiwi interessati dalla batteriosi. Per tre anni, salvo deroghe, non potranno essere coltivate nuove piante.


L’assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto ha chiamato a raccolta ed all’unità tutti i comuni della zona: “Il ruolo di ogni singolo comune è importantissimo, in molti si sono già adoperati per ottimizzare il lavoro ed arginare la grave situazione. Non lavorare bene ora vuol dire, oltre alle conseguenze attuali, compromettere i raccolti per i prossimi anni”.


 Per questo sono stati molti gli incontri informativi sul territorio. Il Comune di Fossano ha organizzato una conferenza stampa venerdì 4 febbraio per presentare un pool di esperti creato apposta per affrontare l’emergenza. Il batterio del kiwi ha una grande potenzialità infettiva, si trasmette via aerea anche a 20 Km di distanza e occorre controllare sia le grande piantagioni che la singola pianta coltivata per hobby dal privato.


Riconoscere la malattia è facile: le foglie presentano maculature necrotiche con alone giallo, e i rami, in corrispondenza delle gemme e di nuove inserzioni, emettono un essudato denso di colore bianco trasparente poi tendente al rossastro.


Non ci sono pericoli per i consumatori. La pianta colpita da batteriosi non può più fruttificare, dunque l’allarme riguarda le piante e non i frutti.

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