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05/08/2015 - Vercelli - Pagine di Fede

AI PIEDI DELLA MADONNA NERA LA PROFEZIA DI UNA CHIESA NUOVA - Straordinaria partecipazione di popolo al Pellegrinaggio diocesano ad Oropa - La Diocesi di Vercelli in piena comunione con Papa Francesco - GALLERY E FILMATO

AI PIEDI DELLA MADONNA NERA LA PROFEZIA DI UNA CHIESA NUOVA - Straordinaria partecipazione di popolo al Pellegrinaggio diocesano ad Oropa - La Diocesi di Vercelli  in piena comunione con Papa Francesco - GALLERY E FILMATO

Resterà un’ immagine, soprattutto, di questo 5 agosto 2015, del pellegrinaggio diocesano di Vercelli alla Madonna Nera d’Oropa; un'immagine  che pare studiata da un regista di consumata esperienza.

Sono molte, invero, le immagini suggestive.

Vediamone alcune mediate dalla penna, poi vedremo il video con le sequenze vere e proprie.

Intanto la sempre numerosa adesione di pellegrini che arrivano da tutta la diocesi “a dare un volto alla diocesi” come dice l’Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo.

Che coglie la semplice, ma eloquente bellezza dell’arrivo dei pullman, ciascuno con l’insegna del luogo di provenienza.

Quasi a dire di tanti affluenti verso un’unica foce.

Poi, l’immagine dei pellegrini che hanno scelto di compiere un tratto oppure tutto il cammino proprio camminando, a piedi.

Anche quest’anno alcuni con l’Arcivescovo dal tradizionale punto di partenza del “butalin”, dalla periferia di Biella.

Ma poi ci sono anche i più intrepidi, che – come si usava una volta – coprono a piedi tutta la distanza: dall’unità pastorale di Santhià si è organizzato il pellegrinaggio a piedi, che è partito ieri sera, 4 agosto, alle 21,30.

Hanno camminato e pregato tutta la notte; a loro si sono uniti i fedeli di Moncrivello.

Sono segni.

Segni importanti e belli di una devozione che richiama quella antichissima già illustrata dal popolo di Israele, tanto che per accompagnare quegli itinerari il Salmista compose un gruppo di Salmi detti, appunto “ascensionali”, cioè concepiti per cadenzare nella regolarità di una preghiera salmodiata il progressivo aderire dell’anima all’incontro con il suo Signore. Come se la fatica del cammini integrasse l’idea di una purificazione, una catarsi, meglio acquisita alla dimensione intellettuale oltre che spirituale, proprio grazie alla traccia, dall’ “itinerarium mentis” offerta dal Salmo.

Poi – se è permesso – un’immagine particolarmente affettuosa la rechiamo noi e con noi tutti coloro che hanno visto partecipare a questo cammino una Suora vercellese che è un vero esempio di santità maturata nel seno della Chiesa eusebiana: Suor Rosalia Morello, nonostante i suoi anni, ora che per qualche settimana ancora è in Italia, prima di ripartire di nuovo per Haiti dove è in missione, non ha voluto mancare l’incontro con la Madre di Dio.

Sono immagini che concorrono a comporre il nostro breve “collage” audio video, un breve film di circa mezz’ora che illustra questo bell’esempio di Chiesa “in cammino”.

***

Il film  


http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2448


ripropone, come di consueto in modo integrale, l’omelia dettata dall’Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo.

E qui la ulteriore immagine, idonea forse più di altre ad illustrare qualche “fotogramma” del cammino di Chiesa e non solo locale.

Quando, l’anno scorso, seguimmo il Presule nel suo primo appuntamento con la Madonna Nera, notammo, ci piacque notare, in tutta umiltà, ma con convinzione,  come subito il suo ministero si qualificasse come un ministero mariano a tutto tondo.

Abbiamo – osservammo – un Arcivescovo sicuramente mariano.

E questa è una grande grazia.


Ecco il link alla notizia del 6 agosto 2014:

http://www.vercellioggi.it/dett_news.asp?id=57996

***


Se nel corso di quest’anno - ed oggi ne abbiamo ulteriore conferma - la “firma” di Maria sul ministero di Don Marco si è manifestata con sempre maggiore chiarezza, da questo suo secondo appuntamento possiamo  dire di un’altra conferma.

La completa, convinta, adesione di Don Marco all’insegnamento del Pontefice.

Si tratta di una sintonia spirituale non meno che culturale. Permeata di carità e misericordia.

Una sintonia così profonda da farsi persino una “questione di stile” e certo non nel senso mondano del termine.

Certo, l’omelia – anche in questa occasione tenuta “a braccio”, senza percorrere pedissequamente un testo già scritto: anche per questo l’esposizione raggiunge immediatamente ed efficacemente chi ascolta – si è sviluppata tutta in “territorio” mariano.

Non poteva essere diversamente, data la circostanza e forse anche la drammatica attualità di quella “via mariana alla santità” che pare essere la più rassicurante modalità di attrezzarsi per i “tempi nuovi”.

Nuovi perchè la Chiesa è nuovamente alle prese con la tentazione – ricorrente nella Storia – di essere messa ai margini.

Ai margini della cultura, dominata dalla “dittatura del relativismo”.

Ma anche ai margini della società, in tante contrade del Mondo e non necessariamente distanti da qui.

Ai margini, poi, dei cuori.

Perché sfrattata dagli idoli del tempo, confinata – spesso “auto” confinata – in una dimensione consolatoria del vivere, accessoria, quando va bene, di stili di vita altrimenti baricentrati.

Sicchè – ecco una delle immagini più suggestive di oggi – diventa di particolare attualità la ricerca della radicalità necessaria.

La radicalità dell’amore e della misericordia.

Eloquente il richiamo a quell’andare “in fretta”, come dice S.Luca, di Maria dalla cugina Elisabetta.

In fretta perché quando qualcuno ha bisogno del nostro aiuto non si può – sottolinea Don Marco – aspettare che tutti i timbri ed i bolli, la burocrazia, siano a posto. Bisogna sovvenire. Subito.

E poi, ecco la sottolineatura veramente stupefacente della giornata.

Il Presule ci arriva mettendo prima in luce la fecondità dell’amore: senza il “sì” di Maria il Mondo non avrebbe avuto Gesù.

Ma non si limita a contemplare questa pur incontrovertibile verità.

La rende “dinamica”, consegnando a ciascuno di noi il compito di “portare Gesù” nel Mondo, convertendo il nostro cuore, rendendolo luogo “abitabile” per il Figlio di Dio.

Di più.

L’amore sopra tutto e, talvolta,  sopra persino alle norme.

La vita deve essere accolta senza riserve, con un sì.

Anche quando le nostre categorie, persino le regole, a tutta prima paiono interporsi tra la vita e l’amore.

Oggi – dice a sorpresa Don Marco – si parla tanto di famiglia regolare, famiglia irregolare.

Ma era regolare la famiglia di Maria, Giuseppe, Gesù?

Una domanda. Niente di più e niente di meno.

Buttata lì, però, come qualcosa che dovrà farci pensare.

Lungi da noi  - è chiaro - attribuire significati ulteriori alle parole del Vescovo.

Ma a noi piace pensare che questa domanda alluda alla necessità di non lasciarci conformare allo spirito del tempo.

Più che la regolarità, conviene cercare la radicalità dell’istituzione familiare, fondata sull’amore.

Meglio una famiglia canonicamente perfetta, ma priva d’amore, oppure una famiglia piena d’amore anche se non corrispondente o non del tutto corrispondente alle “regole”? 

E magari un po' "rimediata" mettendo insieme i cocci di precedenti matrimoni finiti male? Ma dove i protagonisti della nuova e nuovamente costituita famiglia illustrano ai figli - magari a figli che provengono da matrimoni diversi - l' esempio di un uomo ed una donna che si amano davvero?

Certo è una questione che dal punto di vista pastorale non si può prendere alla leggera, ma non si può nemmeno lasciare in un limbo.

E pare singolare e forse provvidenziale una coincidenza: pochi minuti dopo, a Roma invece che ad Oropa, Papa Francesco nella catechesi del mercoledì diceva parole chiare e semplici: le persone divorziate non sono scomunicate. La Chiesa di Cristo è una Chiesa dalle porte aperte, non lascia fuori nessuno.

E comunque la regola numero uno dev’essere la Misericordia, con la quale guardare alle esperienze esistenziali di ciascuno.

***

Ci ha sempre affascinato la figura di San Giuseppe e quel suo modo così poco convenzionale di essere “giusto”.

Sappiamo come vanno le cose.

Una brutta sorpresa.

Accade qualcosa per cui quella ragazza che l’aveva conquistato sembra rivelarsi una persona diversa.

Una persona – un’adultera – che secondo le norme del tempo si sarebbe dovuta lapidare.

Giuseppe, però, incassa il colpo non solo “all’ inglese”, ma addirittura meditando di ripudiarla “in segreto” cioè sottraendola a quell’estrema deriva sanzionatoria, crudele ed inumana.

Ecco, è da quasi duemila anni che sappiamo questa grande, elementare e radicale verità: un “giusto” non accetta che una persona sia lapidata.

Non le getta – per vendicarsi dell’onore e dell’amor proprio feriti – l’acido in faccia.

Non gliela fa pagare.

Anzi, cerca come può di sottrarla a quel castigo, pur facendosi da parte, accettando la prospettiva di doversi – così, all’improvviso – rifare una vita.

Dunque, che dire?

Per esempio, che la norma iniqua non può essere accettata.

Per esempio, che si può tranquillamente dire di “no” alla pena di morte.

Anche se parliamo di Caino?

La risposta è già nota: nessuno tocchi Caino.

***

Può apparire una contraddizione, certo.

E’ il destino di quella Famiglia, Sacra e così unica, più che “regolare”, avere a che fare con un segno, il “segno di contraddizione”.

E se è toccato a Loro, misurarsi con quel segno, figuriamoci noi.

Anche quando la contraddizione pare non potersi comporre, quanto meno non subito. Una contraddizione che può restare aperta anche a dispetto e nonostante i nostro sforzi per “comprendere”.

Che può essere feconda anche per come rimane aperta.

***

Una domanda, dunque, quella buttata lì da Don Marco, che non mancherà di fare riflettere.

E l’immagine, quella alla quale alludevamo in esergo?

Arriva subito.

Non appena pronunciate quelle parole, si ode il suono delle campane (nel filmato è molto chiaro) che irrompe sulla scena, quasi a dire che  non tutto il “sistema” è ancora pronto per affrontare l’argomento.

Profezia contro campane.

Ma possiamo – forse, invece – dire che le campane siano a festa.

Non si sa.

Chissà.

Lasciamo che faccia qualcosa anche lo Spirito Santo: non cediamo alla tentazione di rubargli il mestiere.

E' particolarmente seducente l'imnmagine di una Chiesa così radicata nella tradizione, nella devozione mariana e così nuova, proiettata verso il futuro.

Chi avrebbe mai detto, solo un paio d’anni fa o poco più, che la Chiesa – accompagnata da Papa Francesco come da Don Marco - avrebbe intrapreso questa nuovo, così affascinante tratto del proprio cammino, per “farsi prossimo” come ci chiede Colui che è “ricco di Misericordia”...

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