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25/08/2011 - Cuneo - Cronaca

ALBA - Botte, violenze fisiche e morali, maltrattamenti di ogni genere - Donna macedone costretta ad una vita d’inferno dal marito - I Carabinieri pongono fine all’incubo

ALBA - Botte, violenze fisiche e morali, maltrattamenti di ogni genere - Donna macedone costretta ad una vita d’inferno dal marito - I Carabinieri pongono fine all’incubo
Maresciallo dei Carabinieri riceve una denuncia

Andavano avanti da circa sei mesi le violenze sia fisiche che psicologiche ma anche continue sopraffazioni ed atti persecutori che un’operaia 25enne macedone con due figli di due e tre anni era costretta a subire dal marito, suo connazionale disoccupato 30enne con precedenti penali a carico.



E’ quanto hanno accertato i Carabinieri della Compagnia di Alba intervenuti su richiesta della donna presso l’abitazione della famiglia macedone sita in Borgo Piave. La donna, unica a lavorare in famiglia, mentre era a casa con i bambini in attesa che il marito tornasse dal bar dove, come ogni sera andava per intrattenersi con suoi amici, veniva picchiata con calci e pugni dall’uomo in evidente stato di ubriachezza e, approfittando di un attimo di distrazione di lui, riusciva col cellulare a comporre il Numero Di Emergenza 112 richiedendo l’intervento dei Carabinieri.


Sul posto giungevano poco dopo due gazzelle del Radiomobile che immobilizzavano il macedone e facevano intervenire un’ambulanza del 118 che accompagnava la donna ferita al volto ed alle braccia in ospedale dove i medici gli diagnosticavano lesioni guaribili in sette giorni e poi la dimettevano.


La donna, ormai esausta ed esasperata per le continue violenze che senza alcun motivo era costretta da tempo a subire, si decideva a denunciare il marito il cui comportamento per lei era divento un incubo a causa del suo modo di fare particolarmente violento. Ai Carabinieri raccontava tutti i particolari delle violenze di cui era rimasta vittima, soprattutto quelle fisiche subite sempre dinanzi ai suoi due bambini.


A quel punto per l’uomo si aprivano inevitabilmente le porte del carcere con le accuse dei reati di atti persecutori (stalking), maltrattamenti in famiglia e lesioni personali gravi su disposizione del Pubblico Ministero di turno ed i Carabinieri segnalavano la situazione anche ai servizi sociali perchè fornissero assistenza sia alla vittima che ai suoi figli in tenera età.          


 

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