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13/12/2015 - Vercelli - Pagine di Fede

APERTE LE PORTE SANTE, IL POPOLO DI DIO CHE E’ IN VERCELLI SI AFFIDA A MARIA, MADRE DELLA MISERICORDIA - Eccezionale affluenza di fedeli per l’avvio dell’Anno Santo giubilare - GALLERY E FILMATO

APERTE LE PORTE SANTE, IL POPOLO DI DIO CHE E’ IN VERCELLI SI AFFIDA A MARIA, MADRE DELLA MISERICORDIA - Eccezionale affluenza di fedeli per l’avvio dell’Anno Santo giubilare - GALLERY E FILMATO

Senza nulla togliere alla bellezza di questa Liturgia preparata con grande sapienza e gusto per un simbolismo sobrio ed efficace,

 

 

di questa giornata della apertura delle Porte Sante a Vercelli,


il video:

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2498


restano nella memoria e nel cuore soprattutto tre immagini.

Sono le immagini mariane che si trovano alla Madonna degli Infermi e poi quella, in Duomo, la celebre scultura che racconta il prodigio di quella “Madonna dello Schiaffo” capace di parlare tutti i giorni ai nostri cuori.

Molto opportuna ci è parsa la scelta di valorizzare la tradizione, che ha sempre proposto come un ideale itinerario spirituale, il pellegrinaggio dalla Madonna degli Infermi a quella dello Schiaffo.

La Madonna degli Infermi è lì a ricordarci il nostro limite.

Dei grandi come degli umili.

A ricordarci la fragilità della nostra umanità.

Sia quando la contempliamo un po’ scapigliata, nella celebre tela del XV Secolo,

 

 

sia quando la vediamo “volare” sulla città devastata dalla peste, sulla città che le si affida fiduciosa perché non sa più a che santo votarsi ed è allo stremo, sulla città che tocca con mano la caducità delle umane illusioni.

 

 

Che poi finiscono così spesso ed inesorabilmente per rivelarsi, anche quando per qualche effimero momento realizzate, in “bolle” di sapone che oggi abbiamo imparato a chiamare bolle speculative o finanziarie, e che certo allora chiamavano altrimenti, senza però risparmiarsi i lividi del ritorno alla realtà.

***

Poi, in Duomo, c’è quella immagine sempre capace di rapirci.

L’immagine che sta lì ad interpellarci.

 

 

Come interpellava silenziosamente la coscienza di quel disgraziato Raroto, che secoli fa, chiamato a fare i conti con la miseria della propria vita, in preda alla rabbia, non trovò di meglio che prendersela con quella effige della Madonna, affibbiandole un ceffone.

Che sorpresa vedendo che, dopo la percossa, restava un livido sulla guancia di Maria.

E che sorpresa per noi, che ancora oggi possiamo vedere l’esito di quel gesto di rabbia, di frustrazione, perpetuato nel segno che ancora resiste su quel volto.

Forse proprio per dire a ciascuno di noi che quel Raroto è un po’ nostro parente.

Sta sempre in agguato lungo la nostra giornate, lungo i giorni della nostra vita.

Per dirci dove possano portare certe strade che scegliamo.

La sua – dice il racconto apologetico – era la strada di un disgraziato che si rovinava al gioco e perdeva tutto.

E quando perse anche l’ultimo soldo sfogò la sua rabbia sull’immagine di Maria, che stava lì lungo il suo cammino.

Ecco, Maria sta sempre sul nostro cammino.

Anche quando le nostre strade si perdono in territori impervi, pericolosi, devastati.

Quando i nostri passi muovono in territori pericolosi e negletti, che i più preferiscono addirittura dimenticare.

Dove più nessuno viene a cercarci.

Nessuno.

Talvolta, nemmeno la Chiesa.

Ma le non desiste.

Non ci molla.

Insiste.

Non si stanca di venirci a cercare.

Si fa trovare, magari proprio sull’orlo di un precipizio.

Si fa presente, attira la nostra attenzione, fino a manifestarsi – come già disse Simeone, a proposito di quel suo così unico Figliio  – come “segno di contraddizione”.

***

E le contraddizioni, soprattutto le nostre, sono difficili da riconoscere e mandare giù, ci fanno male, ci fanno capire come siamo fragile e vulnerabili e in fondo quanto male faccia a noi per primi il male che facciamo.

E così si prende pure il ceffone, se serve per farci sentire in tutta la nostra minorità.

Come quel figliolo “prodigo” che aveva preteso di vivere la propria vita lontano dal Padre.

L’abbiamo sempre chiamato prodigo e forse oggi non sarebbe fuori luogo chiamarlo relativista.

Uno che si pensava autosufficiente.

Sappiamo come vanno le cose.

***

Non si sarebbe potuta studiare una migliore rappresentazione iconografica per dire al popolo di Dio che è in Vercelli, così affezionato a quelle immagini, che oggi si apre l’Anno Santo della Misericordia.

Maria Madre della Misericordia.

Che vuol dire Madre di Dio, Madre dell’Amore che mai smetterà di cercarci.

***

Nel servizio fotografico e poi nel filmato on line alcuni momenti di questa giornata: http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2498

 

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