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27/01/2011 - Cuneo - Cultura e Spettacoli

BIANCA HESSEL, TESTIMONE IN MUNICIPIO A BRA

BIANCA HESSEL, TESTIMONE IN MUNICIPIO A BRA
Bianca Hessel Schlesinger

Incontro a Bra, ieri martedì 25 gennaio 2011, con Bianca Hessel Schlesinger, sopravvissuta alla persecuzione nazista ed autrice del libro “Con i lupi alle spalle”. Alla presenza del sindaco Bruna Sibille, del presidente del Consiglio comunale Fabio Bailo, di assessori e consiglieri comunali, è stato rievocato il terribile momento della persecuzione razziale. Io e la mia famiglia siamo arrivati a Bra nel 1942, internati a domicilio coatto, come profughi di guerra” ha esordito Bianca Hessel, che ha proseguito: “Oggi può sembrare un paradosso che molti croati abbiano cercato rifugio in Italia, tenendo presente che il governo fascista era alleato alla Germania nazista. Questa scelta era dovuta al fatto che la maggior parte degli italiani si rifiutò di appoggiare la persecuzione. Anche a Bra trovammo persone con quell’atteggiamento: eravamo obbligati ad una serie umiliante di restrizioni, fra le quali quella di presentarsi giornalmente in municipio, ma dopo pochi giorni il podestà disse a mio padre che era sufficiente una presenza solo ogni dieci giorni, che si fidava di lui”.



La signora Hessel ha ricordato come fosse “proibito frequentare le scuole. Noi scolare prendevamo lezioni private ma ci permettevano di presentarci agli esami di fine anno. Era anche proibito andare all’ospedale. Mi ammalai di tifo: un medico braidese, saputa la mia condizione, diede disposizioni per curarmi a casa. Mi fece anche visita, e non volle essere pagato. Ma la nostra salvezza arrivò da suor Lorenzina, Nel ’43, quando l’Italia fu invasa, e gli ebrei venivano radunati e deportati nei campi di concentramento, ci nascose nell’asilo nel quale prestava servizio, chiedendo poi a suo fratello di venirci a prendere con il calesse. Luigi Oberto ci nascose nella sua casa di Rivalta di La Morra , Borgata Rossi”.


Bianca Hessel è stata cittadina braidese, residente in via Vittore Testa dall’inizio '42 al settembre '43, prima di essere ospite, fino alla liberazione, presso la famiglia Oberto: in quel contesto, a casa di questi coraggiosi lamorresi, la famiglia di Bianca Hessel si è riparata per salvarsi dalla persecuzione razziale ma soprattutto ha potuto constatare che esiste una dimensione etica che trascende da ogni forma di ragionamento o di paura” ha ricordato Bruna Sibille nel suo intervento, “nella quale vivono persone per le quali aiutare il prossimo in difficoltà è un atto automatico. Queste persone agiscono perchè nel loro codice etico non è concepibile l'assenza di solidarietà”. Bianca Hessel aveva incontrato nella mattina gli studenti dell’istituto “Mucci” al centro polifunzionale “Giovanni Arpino”, dove è stato proiettato il documentario intitolato “Bianca e Lucia, due ragazze ebree scampate all’inferno” di Dario Dalla Mura ed Elena Peloso. “Ritrovarsi a sentire dalla viva voce di una persona che racconta la durissima esperienza di quel tragico periodo di guerra, ha trasmesso energie positive ai giovani studenti” ha precisato Fabio Bailo, che ha dialogato con la testimone riportandole alla mente alcuni episodi del suo soggiorno braidese. Ha concluso così il suo intervento Bianca Hessel: “Nel suo libro di memorie, Erika Vander Zee ha scritto che una volta qualcuno le disse che al mondo ci sono tanti ebrei quante stelle in cielo. Dal 1933 al 1945, sei milioni di quelle stelle caddero, gassati, bruciati nei forni. Ognuno di quelle persone era un essere umano la cui esistenza fu vilmente profanata. Io ho avuto la fortuna di godere di un atto di estremo eroismo da parte della famiglia Oberto, italiani che misero in pericolo la loro vita per salvare la mia famiglia, persone a loro completamente sconosciute. E’ grazie a loro, a Luigi e Maria, se la mia stella è ancora lassù, che splende”.  

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