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22/01/2013 - Regione Piemonte - Cronaca

BIELLA - Omicidio Cavallin, la cattura di Francesco Gallina possibile grazie ad un eccezionale lavoro di squadra tra Carabinieri e Guardia di Finanza - Il Procuratore Giorgio Reposo illustra l’indagine e il movente del delitto

BIELLA - Omicidio Cavallin, la cattura di Francesco Gallina possibile grazie ad un eccezionale lavoro di squadra tra Carabinieri e Guardia di Finanza - Il Procuratore Giorgio Reposo illustra l’indagine e il movente del delitto
Al Centro, il Procuratore Capo di Biella, Giorgio Reposo nella conferenza stampa odierna
(fran.d / s.tre) - Il procuratore Capo di Biella Giorgio Reposo ha esposto con efficacia e orgoglio, nel corso della conferenza stampa tenutasi poche ore fa presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Biella, gli elementi che hanno portato all’individuazione e alla cattura di Francesco Gallina, 52 anni, accusato dell’omicidio del Geom. Gabriele Cavallin avvenuto nella notte tra martedì 15 e mercoledì 16 gennaio appena trascorsi. L’ attività investigativa ha seguito due filoni: l’uno gestito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, comandati dal Maggiore Fabio Belletto, l’ altro, seguito dalla Guardia di Finanza, coordinata dal Capitano Alfonso Barone.I due filoni, coordinati dal procuratore Reposo, coadiuvato dai sostituti procuratori Francesco Alvino e Ernesto Napolillo, hanno nel giro di pochi giorni portato alla soluzione del giallo. “La pista del delitto con movente affettivo - ha spiegato il Dott. Reposo - inizialmente apparsa quella più probabile ha perso peso mano a mano che sono proseguite le indagini, anche se non è mai stata del tutto abbandonata. Le indagini, svolte con metodi tradizionali, tramite l’utilizzo di intercettazioni telefoniche ed ambientali, pedinamenti e grazie all’ apporto fornito da alcune persone che hanno fatto emergere particolari importanti, oltre ai dati del telepass, hanno fatto emergere un profilo del de cuius ben preciso che ha delineato l’ “humus culturale” entro il quale il delitto è stato commesso. Oltre a questo filone di indagine parallelamente se ne è sviluppato un altro riguardante le attività della vittima e i rapporti che, per via del suo lavoro, ha intessuto con le altre persone. Ed è proprio da qui che sono emersi gli elementi che hanno iniziato a delineare un possibilesoluzione dell’enigma. Sono stati rinvenuti infatti diversi assegni “sospetti”,riguardanti lavori ed appalti svolti nel torinese. Proprio i rapporti tra l’indagato e una ditta fallita, hanno fatto emergere il quadro entro il quale si è potutoscorgere il potenziale movente del delitto.”

Nel proseguo delle indagini infatti, è emerso in maniera preponderante il nome di una ditta, la Idea Srl di Leinì. Alla luce delle intercettazioni, dei teste sentiti si è raffigurato un quadro di indizi gravi, precisi, concordanti che ha portato al fermo del soggetto titolare della ditta che è stato così sentito dal Pubblico Ministero. L’indagato ha ammesso gli addebiti a lui contestati, ma – ha tenuto a precisare il Procuratore- l’ammissione non è stata né fondamentale, né determinante poiché il quadro degli elementi a suo carico era già di per sé grave. E’ stata rinvenuta inoltre, l’ arma del delitto, una pistola semiautomatica, abbandonata la sera dell’omicidio tra Vallanzengo e Quaregna. Tale arma, era detenuta illegalmente dal Gallina insieme alle munizioni, che sono le stesse che sono state letali per il geometra Cavallin.

Fino ad ora è stato tracciato un profilo delle indagini, ma qual è il profilo di quest’uomo che si è spinto a compiere un simile insano gesto? Si tratta di Francesco Gallina, 52enne, originario della provincia di Caltanisetta, ma da molti anni trasferitosi in Piemonte. Incensurato, nel corso di una vita di lavori e sacrifici era arrivato a costruire un piccolo impero nell’ ambito dell’ edilizia operante per lo più nel capoluogo piemontese. Negli ultimi tempi le cose erano cambiate in peggio, tanto che, nel giro di pochi anni, l’ Idea Srl era passata da cinquanta a un solo dipendente. Il veder crollare sotto i propri piedi, come un castello di carte, il frutto di una vita di lavoro ha creato una potenziale “bomba” dentro di lui. Cavallin, a suo dire, vantava un credito di circa 40mila euro nei confronti del Gallina. Erano molto amici, le famiglie si conoscevano, ma questo debito aveva fatto rompere ogni legame affettivo. Cavallin aveva più volte e “vigorosamente”richiesto questa somma. Il geometra non era una persona da minaccia fisica, stile mafioso, ma come già successo precedentemente ed emerso nel corso delle indagini, intimidiva gli imprenditori in difficoltà di denunciare alla pubblica autorità irregolari od illeciti compiuti nel corso della loro attività. In sostanza, li avvertiva: “o il pagamento del debito o la denuncia all’Inps e alle Fiamme Gialle”. Una denuncia in tal senso avrebbe significato la fine della vita imprenditoriale e la rovina della ditta. Cavallin quattro giorni prima della notte fatale del 15 gennaio chiamò ripetutamente il Gallina, senza ottenere alcuna risposta. L’impresario torinese ha così deciso di recarsi a Vallenzengo con l’arma in pugno. Giunto all’ abitazione del geometra, senza pensarci due volte e forse senza neanche rivolgergli al parola, ha premuto conrabbia il grilletto, sparando cinque colpi, al petto e ad un braccio che hanno lasciato Cavallin a terra privo di vita. Poi la fuga e le indagini che via via lo hanno braccato inchiodandolo. Non un delitto di mafia dunque, ma un delitto frutto dell’ esasperazione che gli è costato un arresto per omicidio volontario con premeditazione.

“Voglio complimentarmi in modo particolare con gli uomini che hanno svolto le indagini - ha concluso il Procuratore - che con grande dedizione e spirito di servizio, hanno lavorato giorno e notte per concludere nel minor tempo possibile il lavoro. Ora proseguiranno le ricerche per individuare in maniera più completa tutti i tasselli di questo mosaico.


 


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