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28/03/2013 - Cuneo - Cronaca

BRA - La sala consiglio intitolata alla memoria di Achille Carando, sindaco della Liberazione e non solo - Nacque da agiata famiglia nel 1873 ad Arborio Vercellese

BRA - La sala consiglio intitolata alla memoria di Achille Carando, sindaco della Liberazione e non solo - Nacque da agiata famiglia nel 1873 ad Arborio Vercellese
La sala consiglio intitolata alla memoria di Achille Carando

Da martedì 26 marzo, con sobri interventi del sindaco Bruna Sibille e del presidente del consiglio comunale Fabio Bailo, la sala consigliare del Comune di Bra è dedicata alla memoria di Achille Carando, il primo sindaco della Bra libera, essendo stato nominato su designazione del locale Comitato di Liberazione Nazionale il 1° maggio 1945.



Ma Achille Carando, lungi dall’essere stato “solo” il sindaco della Liberazione, fu in realtà un protagonista della vita braidese della prima metà del Novecento.


Nato da agiata famiglia nel 1873 ad Arborio Vercellese (Vercelli), conseguita nel 1896 la laurea in Medicina a Torino, intraprese la libera professione e presto vinse il posto di medico condotto prima nella biellese Pettinengo poi a Bra. Qui giunse nel 1908 con la moglie

Maria Rubeo e i figli

Elsa, Ennio, Maria Clotilde, Manlio, Fulvio, seguiti da Ettore nel 1915 e Dino nel 1920. A Bra all’epoca, sotto la supervisione dell’allora ufficiale sanitario Giovanni Tesio, esistevano tre condotte sanitarie che operavano rispettivamente nelle campagne, nella frazione di Pollenzo e nella città propriamente detta. Quest’ultima condotta fu vinta ed esercitata a lungo da Achille Carando tra le cui mansioni vi erano le cure agli iscritti al cosiddetto “registro dei poveri”, le vaccinazioni e il servizio necroscopico. Durante la Grande guerra Carando fu aggregato all’ospedale Santo Spirito e in seguito nominato medico del locale comparto delle Ferrovie dello Stato, infine, nel 1936, ebbe la nomina a ufficiale sanitario della città.


Per tutta la vita Achille Carando fu anche uomo di cultura e, confessò in tarda età, se non fosse stato costretto dalla famiglia agli studi medici si sarebbe certamente dedicato a quelli umanistici. Infatti, fin dagli anni dell’Università si era avvicinato, oltre che agli ambienti socialisti e anarchici di cui condivideva l’afflato laico e libertario, alle belle lettere tanto da dedicarsi alla composizione poetica e da prendere parte attiva alla vita culturale delle comunità in cui la professione lo portò ad operare.


La seconda guerra mondiale fu fonte di grande apprensione per Achille Carando con due figli, Manlio e Dino, prigionieri in Africa, e altri due, Ennio ed Ettore, impegnati nelle fila partigiane ove entrambi trovarono la morte venendo trucidati dai fascisti con l’operaio Leo Lanfranco a Villafranca Piemonte il 5 febbraio 1945.


Inoltre, per non aver voluto aderire alla Repubblica di Salò, Achille Carando fin dal 1944 era stato sollevato dall’incarico perdendo così il lavoro.


Naturale allora che nei giorni immediatamente seguenti la Liberazione le forze antifasciste lo nominassero per acclamazione sindaco della città. Rimase in carica pochi mesi, dal 1° maggio al 15 luglio 1945, quando, grazie al lento ritorno alla normalità, la transizione assicurata dall’ormai anziano Carando poté proseguire con altri uomini.


Achille Carando si spense il 4 novembre 1951.      

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