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16/10/2020 - Santhiatese e Cavaglià - Cronaca

COLDIRETTI PIEMONTE - “NÉ TONDA NÉ GENTILE”, il documentario che svela come le nocciole turche fanno concorrenza a quelle Made in Piemonte

COLDIRETTI PIEMONTE - “NÉ TONDA NÉ GENTILE”, il documentario che svela come le nocciole turche fanno concorrenza a quelle Made in Piemonte

Il documentario sarà presentato anche agli agricoltori della nostre province il 21 ottobre alle 20.30 a Carisio (Vc) presso la sala congressi dell’hotel L’Angolo in Via Torino 3.

Dopo la proiezione ufficiale alla stampa che si è tenuta questo giovedi 15 ottobre a Torino sarà presentato anche agli agricoltori delle province di Novara, Vco, Vercelli e Biella il documentario di Stefano RogliattiNé Tonda né Gentile”. Nato da un’idea di Coldiretti Piemonte, racconta cosa si nasconde dietro la produzione delle nocciole turche.

Sotto la lente d’ingrandimento la nocciola turca, che fa concorrenza sleale al fiore all’occhiello del Made in Piemonte, la nocciola Igp Piemonte, un’eccellenza del patrimonio gastronomico piemontese con numeri importanti: 2000 aziende con 23mila ettari di superficie coltivata di cui 15mila in piena produzione, per una produzione totale media di 200mila quintali. 

Coldiretti Piemonte aveva iniziato questa operazione trasparenza sulla provenienza dei prodotti che troviamo in tavola già con il documentario Rice to Love dedicato al riso prodotto in Birmania. L’operazione continua con le nocciole e il giornalista Stefano Rogliatti si è recato proprio nei luoghi di produzione della nocciola turca nel periodo della raccolta per raccontare la vera situazione a cui i raccoglitori sono obbligati per la sopravvivenza. Un documentario unico nel suo genere che fotografa condizioni sociali di forte disagio e realtà produttive estremamente diverse. Il tutto fortemente condizionato dalle multinazionali. La prima proiezione è prevista il 21 ottobre alle 20.30 a Carisio presso la sala congressi dell’hotel L’Angolo in Via Torino 3, alla presenza dei produttori di nocciole del territorio, e poi proseguirà la nostra azione di sensibilizzazione dei consumatori: è giusto che sappiano come e a che “prezzo” arriva il cibo sulle nostre tavole”, spiegano Sara Baudo, presidente di Coldiretti Novara – Vco e Paolo Dellarole, presidente di Coldiretti Vercelli – Biella

Questa volta il viaggio mi ha portato in Turchia sulle coste del Mar Nero, nella capitale della produzione di nocciole -, ha spiegato il registra Stefano Rogliatti  -.“Qui nel mese di agosto arrivano più di 350000 lavoratori stagionali. A vederli da lontano sembrano persone serene, individui intenti a lavorare come tutti. Ma avvicinandomi inizio a scorgere che oltre agli uomini ci sono anche donne e minori tra gli alberi di nocciole, mani e ginocchia a terra 10 ore al giorno. Mi chiedono «secondo te ne vale la pena?» Non ho la risposta pronta, ma dentro di me penso proprio di no. Testimoniare e accendere i riflettori sulla situazione precaria e disumana di centinaia di migliaia lavoratori gratifica il mio impegno. È solo un pezzo del nostro mondo ma drammaticamente situazioni simili non rimangono casi isolati”.

Il 95% della nocciola viene utilizzato per i prodotti dolciari e il 70% della sua produzione mondiale proviene dalla Turchia, il resto o poco più dall'Italia, che è il secondo produttore a livello globale con una quota di mercato di circa il 12%.

Dietro ai dolci che mangiamo c’è un lavoro molto rischioso, senza tutele, senza contratto e svolto in condizioni di sostanziale schiavitù. La nocciola turca, che fa concorrenza sleale al fiore all’occhiello del Made in Piemonte, viene prodotta con metodi estremamente diversi e rischiosi per la salubrità del prodotto, ne sono un esempio i metodi di raccolta in climi particolarmente umidi e, ancora di più, i sistemi di essiccazione molto rudimentali praticati addirittura lungo le principali vie di comunicazione. In queste condizioni è sicuramente inevitabile la maggior possibilità di contaminazioni del prodotto finale. Oltre a tutto ciò, è vergognoso quanto vengano pagati i lavoratori: neanche 10 euro al giorno per intere giornate fino anche a 15 ore e senza garantire le minime necessità della vita quotidiana, oltre a non fornire nessuna tutela sanitaria e previdenziale. Questo documentario fa emergere quello che, spesso per comodo solo di certe industrie, non si vuole far emergere, ma pensiamo sia una denuncia necessaria per far comprendere ai principali acquirenti l’importanza di sostenere la nostra produzione attraverso un’equa remunerazione dei corilicoltori, del loro lavoro e dei valori racchiusi nel prodotto stesso”, concludono Baudo e Dellarole

 

Redazione di Vercelli

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