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27/03/2018 - Vercelli Città - Politica

COMUNE, NON C'E' ANCORA TRACCIA DEL BILANCIO 2018, ORMAI OLTRE I TERMINI DI LEGGE - Consiglio Comunale che non è nemmeno parente di quello eletto nel 2014: troppi cambi di casacca - Oltre la faccia feroce, convulsioni scomposte

COMUNE, NON C'E' ANCORA TRACCIA DEL BILANCIO 2018, ORMAI OLTRE I TERMINI DI LEGGE - Consiglio Comunale che non è nemmeno parente di quello eletto nel 2014: troppi cambi di casacca - Oltre la faccia feroce, convulsioni scomposte

Nessuno si è accorto che il Comune di Vercelli non ha ancora il Bilancio di previsione dell’esercizio 2018.

Il termine è il 31 marzo.

Non può così evitare la tirata d’orecchie del Prefetto, che può assegnare ancora qualche settimana perché provveda.

Non c’è nemmeno la serie di deliberazioni di Giunta, propedeutiche al voto del Consiglio, pubblicato all’Albo Pretorio.

Perché?

Nessuno lo dice.

***

Forse l’antiestetico dimenarsi nella mota surrogatoria, fa perdere di vista ai temporanei reggitori della Cosa Pubblica, il bene della città.

E il bene della città si fa in primo luogo preparando per tempo, nel tempo che la Legge assegna, un Bilancio fatto per bene.

Nemmeno Carmen Perrotta potrebbe dire una cosa diversa.

Perché, se trascurano, se non trovano tempo per il Bilancio, chissà il resto in che stato può essere.

***

Questo – preparare il Bilancio – sarebbe (è) il compito della Giunta.

Non è compito della Giunta dedicarsi al pressing furioso e scomposto sui Consiglieri di Opposizione che si vorrebbero forse indurre al voto forzato per consentire a quattro primi esclusi di subentrare a Consiglieri dimissionari.

***

Ma andiamo con ordine.

Con una avvertenza a proposito di un dato che sta sullo sfondo, ma non deve essere – a nostro modesto parere – sottovalutato mai.

Google Analytics è il programma di statistica di Google.

Dice quanti visitatori arrivano su un sito e, soprattutto, quali notizie vanno a vedere.

Noi non abbiamo mai avuto la presunzione di dare torto a Google Analytics.

E’ la “bocca della verità” per chi voglia capire come servire davvero i propri Lettori.

E la statistica è chiara: l’attenzione dei Lettori al problema surroghe è del tutto periferica.

Se serve una traduzione: non gliene frega poco o niente a nessuno.

Si badi: non che i Lettori trascurino – sempre secondo Google Analytics – la politica e la cronaca amministrativa, anzi.

***

Andiamo dunque con ordine, anche se (apparentemente) per una volta mettendo da parte la bocca della verità.

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IL CONSIGLIO COMUNALE C’E’

E PUO’ FUNZIONARE COME PRIMA

 

Anzitutto per rilevare una cosa assai chiara, che nemmeno le fumisterie di queste ore riescono a nascondere.

Il Consiglio Comunale c’è, funziona, può aprire i propri lavori (giusto o sbagliato che questo sia: lo dirà il Tar) anche con soli 11 Consiglieri, tutti di maggioranza.

Non esiste, dunque, nessuna diretta né indiretta inibizione all’attività amministrativa e politica istituzionale dell’Assemblea cittadina.

Il Tuel (Testo Unico sugli Enti Locali) lo dice chiaramente: il Consiglio, finchè esiste la maggioranza dei propri Consiglieri, funziona senza nessuna limitazione.

Dove la locuzione “maggioranza” indica ovviamente la metà più uno dei Componenti dell’Aula, a prescindere dalla collocazione politica.

Quindi possono stare tutti – chi eventualmente si fosse agitato, in preda alla preoccupazione – tranquilli: non esiste il rischio che il Consiglio Comunale non possa esaminare ed eventualmente approvare il Bilancio, né qualsiasi altra deliberazione.

Il problema è che non c’è il Bilancio perché la Giunta non l’ha preparato nei termini, né la Propaganda di Palazzo Civico si perita di informare se e quando lo farà, così, non foss’altro che per dare due righe di spiegazione.

Il Consiglio Comunale, dunque ed è pacifico, non è un organo "perfetto", cioè esistente solo se sussiste in carica il plenum  (32) dei Consiglieri assegnati.

Il Consiglio esiste ed è nella pienezza delle proprie prerogative e funzioni finchè ci sono almeno 17 Consiglieri in carica.

Anche se mancassero gli altri 15.

Non per nulla, affinché si arrivi alla decadenza, occorrono le dimissioni contemporanee di almeno 17 Consiglieri.

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IL CONSIGLIO COMUNALE  DI OGGI

NON E’ NEMMENO PARENTE

DI QUELLO ELETTO DAI VERCELLESI NEL 2014

 

Lasciamo per un momento da parte i “numeri” attuali che caratterizzano il rapporto tra maggioranza e minoranza, per tornare sul problema della rappresentatività politica, che è sempre centrale e “naturale”.

Trascurarlo vuole dire rischiare di “snaturare” il rapporto tra cittadino elettore e Consigliere che deve rappresentarne la sensibilità e l’indirizzo politico.

Non ci soffermeremo sul fatto che oggi – dopo le elezioni politiche del 4 marzo - la città assegna alle forze di Centrosinistra sì e no il 20 per cento dei consensi.

Non ci è mai parso tecnicamente corretto, infatti, giudicare la rispondenza, in termini di consenso, ad una funzione amministrativa e politica eletta in una determinata tornata elettorale, con il dato più recente rassegnato dai comportamenti elettorali registrati in altra tornata.

Chi è stato eletto nel 2014 lo è stato in virtù di una scelta, chi lo è stato nel 2018 in virtù di una scelta diversa e “altra” anche dal punto di vista del “fine” per cui si esprime il voto.

Bando quindi al problema rappresentato dagli attuali flussi elettorali.

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Il problema è però ancor più grave e suscettibile di informare compiute e meditate riflessioni, non meno di conseguenti decisioni.

Di 32 Consiglieri eletti nel 2014, quasi la metà oggi siede in banchi diversi da quelli in cui l’aveva collocato l’elettore del 2014.

Quasi la metà non ha rispettato il mandato elettorale, il volere del popolo, in questi 4 anni.

Ma il dato non è “solo” circoscritto alla sfera etica.

C’è un problema di “tutela” della rappresentanza e di fedeltà al responso delle urne: se coloro i quali hanno in questi quattro anni cambiato schieramento si fossero candidati nell’attuale compagine ove ora sono approdati, non sarebbero stati eletti.

Sono dunque lì a sedere dove mai sarebbero arrivati, se avessero – a maggio 2014 – dichiarato in anticipo cosa avrebbero pensato dopo.

E facciamo gli esempi concreti.

***

I sei Consiglieri di SiAmoVercelli che si sono apparentati con il Pd, entrando in maggioranza, per poi – ad aprile 2015 – andare all’Opposizione, se da subito si fossero qualificati come oppositori oggi sarebbero solo tre Consiglieri.

Il Consigliere ora di CambiaVercelli Adriano Brusco, si candidò come Sindaco per il Movimento5Stelle, essendo destinato dai propri elettori all’Opposizione.

Se si fosse candidato in CambiaVercelli non sarebbe, con ogni ragionevole probabilità, stato eletto.

E’ dunque lì a rappresentare forse altri, ma non i propri elettori.

Così i (futuri?) Consiglieri di Sel e Voce Libera, rispettivamente Carlo Truffa (sette voti di preferenza, bastevoli per entrare però in Consiglio) e Massimo Bignardi, torneranno all’Opposizione dove l’elettorato aveva collocato le loro forze politiche (Remo Bassini candidato Sindaco) oppure sosterranno da esterni la maggioranza, oppure ancora entreranno a tutti gli effetti in maggioranza?

Insomma, staranno dove li aveva collocati l’elettorato nel 2014 (opposizione) o altrove?

Ma contano anche i mutamenti di opinione e posizione nell’ambito degli schieramenti.

Perché oggi Rosaria Vinci, eletta in CambiaVercelli, siede nelle fila del Pd.

Mentre Emanuele Caradonna e Aisha Badij, eletti nel Pd, siedono in CambiaVercelli.

E così Manuela Naso (eletta nel Pd) e Paolo Campominosi (eletto in CambiaVercelli) siedono nel Gruppo Misto.

Dall’altra parte, Stefano Pasquino, eletto in Forza Italia, è passato alle postazioni di VercelliAmica.

***

A completare il numero (se ci fossero) Giordano Tosi e Donatella Capra (da Pd a Gruppo Misto).

Abbiamo, per ora, finito.

Il conto è assai salato ed è presentato ad un elettore che delle ragioni e condizioni a cui sono avvenuti questi giri di valzer nulla o poco sa e forse meno ancora gliene importa.

Ma forse, invece, gliene importa e molto.

***

Sicchè sarebbe già una forzatura ed una scelta “snaturata” quella di volere insistere a ingabbiare la città entro una scatola rappresentativa capace non già di essere il “contenitore” politico del comune sentire, bensì una “vergine di Norimberga” che procura anchilosi ed infine esiti esiziali.

Questo per dire che – a proposito di diritto alla rappresentanza – è bene partire dalle cose fondamentali.

***

LE PARTI IN COMMEDIA

Si apre poi la vera e propria questione delle “surroghe” a proposito delle quali l’Opposizione antepone una discriminante politica: non si può parlare di surroghe in un Consiglio dove la maggioranza si rende lecito aprire i lavori ( con soli 11 Consiglieri ) in difformità non solo al Regolamento (14 Consiglieri) ma soprattutto a quanto fino ad ora fatto in quattro anni.

E tutto questo in virtù di che?

Del parere di un Dirigente – uno – del Ministero dell’Interno, Carmen Perrotta, che in quattro e quattr’otto, tra un Governo e l’altro, in soli sette giorni sforna una pronuncia come se fosse un piccolo Consiglio di Stato Ambulante.

Un rischio enorme (quale validità degli atti, delle deliberazioni, se il Tar e poi il Consiglio di Stato vero e proprio la pensassero e sentenziassero diversamente) che graverebbe sul Comune per decenni.

***

Ma, comunque, queste sono valutazioni proprie della dialettica tra maggioranza e Opposizione.

Che nulla hanno a che fare con l’identificazione, chiara e senza equivoci, né indebite commistioni e confusioni di ruoli, delle parti in commedia.

Perché gli unici ad avere titolo per protestare – se credono - qualche lagnanza in ordine alla mancata surroga sono solo ed esclusivamente i “surrogandi”.

Cioè coloro che vorrebbero entrare in Consiglio e non possono.

A questi – ed eventualmente ai partiti e Gruppi consiliari di appartenenza – competono le iniziative e solo a loro.

Vorranno ricorrere al Tar?

Hanno tutto il diritto di farlo, così come l’Opposizione ricorre contro l’abbassamento del quorum a 11 invece di 14 Consiglieri.

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In tutto questo non c’entra e non deve c’entrare niente la Giunta, non c’entra il Sindaco.

La Giunta del Comune di Vercelli non è la Direzione del Pd.

Questo è il vero sfregio istituzionale, che sarà bene non perdere di vista.

Soprattutto, la Giunta non può mancare di presentare all’Aula tutti i provvedimenti che crede e reputa utili per il bene della città, magari incominciando proprio da quelli doverosi come il Bilancio di previsione 2018.

Se in Aula non avesse i numeri per farli approvare, anche perché ancora assenti i surrogandi, allora farebbe bene a dichiarare il problema per quello che è.

Un problema politico in cui naufraga un Consiglio non più rappresentativo dell’elettorato e delle scelte compiute nel 2014.

Non una questione giuridica, con la quale affliggere istanze dell’Ordinamento le quali, per solito, sanno benissimo da sé cosa fare e non fare.

Men che meno cercare di sottoporre ad un pressing veramente imbarazzante e – a Vercelli – davvero mai visto i Consiglieri di Opposizione.

 

 

 

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