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04/01/2019 - Vercelli Città - Enti Locali

COPERCHIO AL CENTRO NUOTO: SI PUO' STARE TRANQUILLI, NON SONO PIU' I TEMPI DELLE PERIZIE DI VARIANTE, DELLE RISERVE - A parte le idee di ciascuno sul tipo di impianto, sarà tutto regolare e adamantino

COPERCHIO AL CENTRO NUOTO: SI PUO' STARE TRANQUILLI, NON SONO PIU' I TEMPI DELLE PERIZIE DI VARIANTE, DELLE RISERVE - A parte le idee di ciascuno sul tipo di impianto, sarà tutto regolare e adamantino


PREMESSA CHE SI PUO’ 


TRANQUILLAMENTE SALTARE

 

Diciamo subito che criticare tecnicamente la scelta di coprire la vasca esterna del Centro Nuoto di Via Baratto a Vercelli con una struttura telescopica (lasciamo pure stare che ciò avvenga a meno di cinque mesi dalle elezioni, non è questo il  punto) è un esercizio simile a quello di chi si mette a picchiare un bambino che fa la cacca.

Stiamo pure solo sul piano tecnico: a quello politico penseranno, se vorranno, gli esponenti politici.

***

Si sacrifica, tra l’altro, una delle poche vasche da otto corsie rimaste, per avere una vasca

da sei corsie: i tubi da qualche parte bisogna farli passare.


Si fa questo sacrificio avendo a tre metri e ottanta di distanza dalla vasca “ricoperta” un immobile in condizioni ancora buone da ristrutturare, con dentro un’altra vasca da 25 metri.

***

A ben vedere, una scelta che non ha mai suggerito – tecnicamente e come opzione primaria – la Coni Servizi, così spesso a sproposito chiamata in causa.

Perché il “carrozzone” romano con cui il Comune adesso – tra l’altro – è in pre contenzioso (cioè sta litigando con la Coni Servizi), ha sempre premesso, “onestamente” qualcosa che suona così: la soluzione di una copertura mobile è quella idonea ad assicurare la rapidità dell’intervento.


Loro dicono “restituire” al più presto una “piscina coperta a Vercelli”.


Loro forse – e diciamo forse – hanno, invece, qualche voce in capitolo nell’avere messo in giro locuzioni bizzarre che dicevano di una “vocazione” delle vasche.


Per confutare l’idea che a Vercelli potesse “starci” una piscina olimpionica.


Dicevano (pare, relata refero): se la “vocazione” è agonistica, allora vada per la vasca da 

50, altrimenti da 25 metri.


Ma qui davvero ci fermiamo perché i conati sopravvengono.


Ci farebbe pena chi – eventualmente – si fosse abbeverato a tali pensieri.


Ci farebbe veramente pena.

***

 

Poi abbiamo visto che la soluzione non è stata nemmeno rapida.


Anche l’Archystar ad Pujrin, cui hanno fatto persino girare pietosi filmini per dire che non è cosa fare una vasca olimpionica, in fondo ha sempre detto qualcosa che suona così: ien dami da fe ‘sa roba e mi l’u fag (trad.: mi hanno dato questo da fare e lo faccio).


Perché nemmeno l’improvvisato e canuto youtubber deve essersi sentito di dire di più e di

diverso.


Ma non andiamo tecnicamente oltre, nemmeno dal punto di vista dell’impatto futuro 

sull’economia della risposta, dell’offerta pubblica alla domanda sportiva e natatoria in

particolare.


Abbiamo già in più occasioni evidenziato come il vero danno che si infligge alla Comunità vercellese sia questo: la vasca (bella, brutta, razionale, non razionale, non importa) sarà sempre fattore di disturbo anche quando un’ Amministrazione Comunale sensata dovesse realizzare qualsiasi tipo di ristrutturazione del “vecchio” stabile del Centro Nuoto.


Perché, comunque, la vasca coperta ora con copertura telescopica, sottrarrà Utenti a

qualunque altra realizzazione.


Cioè raddoppieranno i costi, senza che raddoppino i ricavi: due piscine uguali e pressoché

le stesse persone che le frequentano.


Ma senza l’opportunità di captazione di pubblico che assicurerebbe la vasca da 50 metri.


Insomma, 50 metri non è come 25 + 25.


Vaglielo a spiegare…


Sono più che probabili, quindi, diseconomie di gestione che potrebbero essere ripianate 

solo “aiutando” i Gestori con contributi comunali, prevedibilmente nell’ordine di 100 mila

euro l’anno.


Questo il lascito più che prevedibile dell’ Amministrazione di Maura Forte, semmai effettivamente il “coperchio” dovesse essere realizzato.


Con una somma di circa 100 mila euro l’anno quale concorso in conto gestione, si sarebbe

 contribuito (alla grande, ne sarebbero bastati molti meno o forse niente, con un po’ di

 attenzione a materiali ad alta efficienza energetica) alla gestione di una vasca olimpionica

 coperta da 50 metri, che avrebbe davvero proiettato Vercelli nel futuro del nuoto.


Ma – come detto – non andiamo, per ora oltre: questa premessa, in fondo, si può 


tranquillamente saltare, a proposito dei fatti di oggi.


Del resto, se sono stati capaci di dare un contributo di 40 mila euro ad un Gestore perché garantisse l’apertura per 60 giorni di una sola vasca all’Enal, nell’Estate 2018, è chiaro che questi problemi non se li pongono.

***


DE VIVO E NUOVO CIV: PRIMA NO E POI SI’

 

La novità di queste settimane (anche se bolliva in pentola da mesi) è, dunque, la seguente.

Sappiamo che la rinomata Impresa potentina “De Vivo”, ha costituito un raggruppamento tra Imprese per partecipare alla gara del “coperchio” con il Consorzio “Nuovo Civ” di Vercelli.

La De Vivo è capofila anche perché ha i requisiti richiesti dal bando.

***

Quindi il soggetto sottoscrittore del contratto con la Stazione Appaltante Comune di 

Vercelli dovrebbe (i condizionali, in questa vicenda, sono d’obbligo) essere proprio la De

Vivo.

***

Quando il Comune ha dovuto prendere atto della interrotta continuità aziendale del precedente aggiudicatario, la Asfalt di Torino, ha avuto davanti a sé due strade, alternative.

La prima, cogliere la palla al balzo e – con plauso più che probabile bipartisan – rinunciare a questa idea e ripartire con una seria ristrutturazione dell’attuale stabile “vecchio” del Centro Nuoto.


Tempi un po’ più lunghi, ma soluzione valida: e, inoltre, bisogna anche dire che in questo

momento il Comune è pieno di soldi, quindi ci si sarebbe anche potuti sbizzarrire un po’

con soluzioni tecnologiche ed estetiche d’avanguardia.


***

La seconda soluzione sarebbe stata quella che poi in effetti si è seguita.

Cioè scorrere la graduatoria tra le altre tre imprese offerenti e dire: Signori cari, chi di voi

accetta di subentrare nel lavoro?


Ma – si badi – chi subentra lo fa accettando il ribasso della Asfalt, cioè il 18 per cento sulla

base d’asta.


La prima dice no.


La seconda dice no.


Dice no anche la terza, cioè proprio il raggruppamento tra De Vivo e Nuovo Civ.

Perché tutte le offerenti avevano presentato proposte di ribasso meno “basso”, cioè

avrebbero realizzato l’opera chiedendo più soldi al Comune.


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E quindi amen, direbbe uno.


No: si vede che il “coperchio” s’ ha da fare comunque.


E qui – per gli addetti ai lavori – si incomincia, nel corso dell’Estate, a vedere qualche

movimento piacevole.


Bisogna sapere che tutto l’affare “Coperchio” era stato gestito fino a quel momento dai Lavori Pubblici, retti dall’ Astuto Assessore Michele Cressano, diretti dall’ineffabile Dirigente Liliana Patriarca.

Un bel giorno salta fuori una bella deliberazione della Giunta che dice qualcosa che suona così: ma sapete cosa ci è venuto in mente?


Ci è venuto in mente che, forse, tutto l’affare Coperchio lo possiamo dare alla competenza

di Pino Scaramozzino – Direttore del Settore Sviluppo Urbano, e altro (che sta piano piano

svuotando di lavori l’altra parte dell’Ufficio Tecnico, ndr).


E proprio per questi precedenti la Giunta dice: ma sì, in fondo gli abbiamo già dato da

ristrutturare gli altri impianti sportivi.


E poi, pare, ha anche fatto riparare il tetto del gattile Baffi & Code.


Sono anche dolci: abbiamo anche chiesto a Liliana cosa ne potrebbe pensare  e lei ha detto

che va bene, per carità.


Così il Coperchio diventa lavoro di Scaramozzino.


***

Poco dopo, evidentemente, si inizia una fase nuova.


Come un’evoluzione del pensiero, forse meditazioni più mature.


Che porta, il 27 dicembre scorso, la De Vivo e Nuovo Civ a dire: guardate, a noi sta bene subentrare.


Una evoluzione del pensiero del tutto legittima, da parte di Imprenditori seri.

A luglio non ne volevano sapere.


Da luglio ad oggi – almeno – alla vista del profano, non cambia null’altro che sia il Rup

 (Responsabile Unico del Progetto, appunto da Liliana a Pino) e poi a dicembre dicono sì.


Non cambia progetto, non cambia importo, la vecchia ditta (Asfalt) ha fatto quattro lavori

in croce prima di fallire e quindi, come si dice, né mangiano né bevono.


***

A luglio no.


Prima dell’Autunno via Liliana e arriva Pino.


Poi, a dicembre, sì.


Chi può dire che ci sia una relazione tra le due cose? 


Ma figuriamoci.


Perché dovrebbero rifiutarsi di subentrare con Liliana ed accettare, invece con Pino?


Non c’è il minimo motivo.


Si vede che nel frattempo hanno elaborato strategie d’impresa diverse e amen.


***


COM’ERA ANDATA 30 ANNI FA


Abbiamo già osservato che, per una singolare grazia, per quel garbo talvolta offerto

dell’aneddotica, proprio 30 anni fa, nel 1988, si completava la ristrutturazione di quello che

oggi chiamiamo “vecchio” Centro Nuoto, lo stabile in muratura di Via Baratto: la piscina

coperta chiusa da maggio 2013.


Allora come erano andate le cose?


Intanto: chi comandava?


Comandava la Giunta del Sindaco Fulvio Bodo ed era Ingegnere Capo del Comune, la buonanima di Emmanuele Pizzimbone.


Un nuotatore esperto.


Ma non è che la vocazione al nuoto lo avesse in qualche modo condizionato per la

 progettazione della piscina da ristrutturarsi.


Gli sarebbe stata utile qualche anno dopo, quando in ballo era prepotentemente entrato l’affare inceneritore.


Che aveva motivato interessi giudiziari un po’ su tutto l’ambiente comunale.


Ebbene, poteva accadere che il Pizzimbone, dovendo conferire con qualche imprenditore emergente, facesse una bella cosa.

Lo invitasse al mare nella sua Savona e poi, una bracciata dietro l’altra, guadagnassero il largo e lì, finalmente, parlare tranquilli, senza tema di essere auditi – mediante strumentazioni specifiche, in non rari casi inopportune – con il Personale in servizio presso certi Uffici.


Aneddoti.

***


La ristrutturazione del vecchio Centro Nuoto fu laboriosa e complessa.


Dal progetto originale si dipartirono varie perizie di variante.


Che erano esaminate dal Direttore dei Lavori, poi dai Collaudatori in corso d’opera.


Due figure di Tecnici locali, la buonanima dell’Ing. Franco Bertinetti e l’Arch. Aldo Ferraris: questi, per grazia di Dio, in ottima forma ancora oggi.

I due non esitarono a qualificare – nel loro collaudo – come “sistema di aggancio, antisfilamento anticorrosione, specifico per piscine” questa modalità, fatta con filetti di plastica da elettricista.


Sappiamo che un po’ di anni più tardi gli 800 metri quadri di controsoffittatura tenuti su da

questo sistema di aggancio antisfilamento e anticorrosione, specifico per piscine,

rovinarono sulla vasca dei bambini.