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10/12/2013 - Cuneo - La Posta

CUNEO - Forconi buoni - Un Lettore ci parla della sua esperienza con i ragazzi protagonisti della manifestazione di ieri, 9 dicembre

CUNEO - Forconi buoni - Un Lettore ci parla della sua esperienza con i ragazzi protagonisti della manifestazione di ieri, 9 dicembre

In merito alla manifestazione del 9 dicembre 2013 a Cuneo

 “Venga con noi.”

Non ho compreso immediatamente, lo confesso, la ragione di quell’ invito.

Nove dicembre, ore 12, Cuneo.

Le auto in fila davanti a me rallentano, si fermano; sul corso, alcune centinaia di persone, perlopiu’ ragazzi e ragazze giovanissimi, propongono agli automobilisti la lettura di volantini bianchi  e  verdi che spiegano i motivi della manifestazione a cui essi stanno partecipando.

Ne ricevo uno anch’ io; disinteressato lo poso sul sedile a fianco.

Penso, colpevolmente infastidito, ad una delle solite proteste organizzate da partiti e partitini che di queste cose vivono e in queste cose sguazzano per la gloria del furbo  di turno che dirige l’ orchestra; cerco di cogliere, su qualche striscione ai margini della strada, di quale targa si tratti oggi.

Nulla.

Curioso di comprendere meglio, l’ auto ormai ferma, abbasso il finestrino, cerco di cogliere i dialoghi tra i giovani e gli altri automobilisti, osservo i volti.

Una ragazza minuta, diciott’ anni si’ e no, giacca a vento, guanti di lana e berretto per proteggersi dal gelo che oggi si fa sentire, si avvicina con il suo pacco di fogli bianchi e verdi.

Mi saluta: “Buongiorno”; e già questa inaspettata educazione mi disorienta.

Mi propone, non scorgendo quello che ho, un secondo volantino.

Ringrazio e rispondo che già uno ce l’ ho, credendo cosi’ di aver chiuso, definitivamente e con educazione, la pratica.

Cogliendo la superficialità della mia risposta, ma probabilmente colpita - anch’ essa - dai miei modi non scortesi, aggiunge: “Lo legga”, mentre mi illustra, in dieci parole ma soprattutto con magica, giovanile freschezza, il senso di cio’ che sta avvenendo.

Ascolto, per la prima volta – forse - in una simile circostanza, la sua voce carica di entusiasmo; gli occhi vanno sul foglio a cercare il riscontro di coerenza tra cio’ che accade e cio’ che dice.

Lo trovo; lo trovo nei caratteri di stampa che si rincorrono mutando, da una frase all’ altra, corpo e dimensione, manifestando una meravigliosa, freschissima e disordinata urgenza di dare cosi’ piu’ forza al testo.

Lo trovo non tanto nella razionalita’ dei concetti, che si rincorrono - anch’ essi - con la stessa giovanile irruenza di tutto il resto, ma in quattro o cinque termini che compaiono e si ripetono piu’ volte in quella pagina: “etico”;“civile”; “dignita”; “princìpi”;”rispetto”.

Lo trovo e mi vergogno di non averlo cercato prima d’ ora.

Silenzio, irreale, in quella moltitudine.

Alzo gli occhi; la osservo.

Pulita, fuori e dentro.

Due occhi intelligenti  e pieni di speranza, di quella  voglia di cambiare il mondo, bella e perfetta, che a diciott’ anni può compiere qualsiasi magia.

“Venga con noi” , l’ invito ad unirmi al suo, al loro sogno di un paese migliore.

Lascio l’ auto e vado con loro, io che navigo verso i 60, in mezzo a ragazzi che hanno, in media, un terzo dei miei anni.

Vado con loro per una mezz’ ora che valeva la pena di vivere in quel modo.

 In quella mezz’ ora le mie certezze sul modo di attraversare la vita, di interpretare le cose,  sono di colpo andate in crisi per “colpa” (merito) di questi giovani meravigliosi.

Ragazzi che riescono a sognare anche di fronte a cose che i “grandi” ritengono impossibili, che sono convinti di poter cambiare ciò che io ho accettato passivamente; ragazzi che ereditano un mondo sporcato da noi  e, con meravigliosa forza d’ animo, rimboccandosi le mani ripuliscono le macerie che noi abbiamo prodotto.

E trovano la serenità che consente loro  di non odiarci, anzi, ci “arruolano” con una  leggerezza di cuore che non meritiamo.

A questi meravigliosi ragazzi voglio dire soltanto di continuare a credere nel loro sogno, e che i sogni, se uno ci crede, si possono avverare; posso soltanto ringraziarli chiedendo loro di non giudicarmi se, nella strada che d’ ora in poi desidero, quando ne avrò l’ occasione, compiere al loro fianco, vedranno alle mie spalle la inevitabile ruggine dell’ età; vorrei rassicurarli sul fatto che sarà ruggine, e non fango, né ora, né mai.

Grazie.

massimo avagnina

 

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