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31/01/2012 - Cuneo - Cronaca

CUNEO - L’addio di Giorgio Groppo al Maestro Giuseppe Rocca, volto amato dell’ Avis Provinciale

CUNEO - L’addio di Giorgio Groppo al Maestro Giuseppe Rocca, volto amato dell’ Avis Provinciale
Maestro Giuseppe Rocca

Normalmente quando una persona ci lascia da questa vita terrena per la nuova vita piena di luce e speranza, i nostri ricordi vanno alle situazioni più belle, ai momenti più lieti, ma è molto difficile descrivere una vita il  frammento di tempo, di una persona che al contrario dei  giorni nostri, non disprezzava il tempo e donava invece il proprio tempo per tutti. Francis Scott Fitzgerald  affermava che “la felicità si può spiegare in due parole” così come la vita del Maestro Rocca che era legata alla sua famiglia e all’Avis. I ricordi della sua famiglia vanno custoditi gelosamente nel cuore dei famigliari e non è lecito entrarVi, ma vorrei ricordare invece qualche episodio dell’Avis.E’ sempre stato legato alle piccole cose ed anche l’arrivo della cosiddetta “globalizzazione” non ha scalfito il suo modo di pensare e di essere. Ha svolto la professione di Maestro in tempi nei quali quando si finiva con l’insegnamento, si iniziava con l’educazione degli alunni,    in una piccola scuola di una piccola frazione “Madonna del Pilone” nella quale ha fondato una piccola Sezione Avis che ha presieduto con tanto amore, fino a lasciarla al suo successore Torino Ghigo.Piccolo per lui era bello, e lo era ancora di più ogni cosa che gli ricordava le tradizioni, la cultura dei luoghi, il calore di uno sguardo, di un sorriso.Rifuggiva dal caos e dai rumori ed anche il periodo delle vacanze, le passava nelle sue langhe, nelle piccole realtà come San Benedetto, dove ancora oggi le persone si ritrovano nelle tradizioni di un tempo:  la domenica sul sagrato della Chiesa a parlare ed a discutere ed all’unico bar del Paese a prendere il caffè.  E’ stato Presidente Provinciale dell’Avis in tempi difficili che ha superato portando l’Avis a crescere sul territorio.Anche in pensione, la sua professione che era una “missione” se l’è portata sempre nella pelle, non giudicava Mai prima di conoscere e dava sempre una possibilità a tutti. Ricordiamo spesso ancora oggi le interminabili discussioni, le nottate a discutere di tutto, della società, della politica, e quando eravamo stanchi e stavamo per accomiatarci, lui tirava fuori un’altra delle sue adorate sigarette , una MS blu e… si ripartiva . E’ stata una persona espansiva come pochi e solo i dolori della sua vita se li teneva per sé, chiusi nel proprio cuore e solo una volta, tanti anni fa, quando la moglie di Piero era malata di leucemia, mi disse con gli occhi lucidi che dovevo credere in qualcosa di importante nella vita e che era importante credere per lasciare un segno. Non so se ci sono riuscito, ma almeno ci ho provato. Carlo Maria Martini nel suo messaggio d’ingresso nell’arcidiocesi di Milano ricorda un passaggio di San Gregorio Magno “per la verità amare le avversità ed essere cauti e guardinghi di fronte al successo”“E’ vero che ciascuno di noi è piuttosto portato a fare il contrario di ciò che qui San Gregorio Magno ci dice. Noi amiamo il successo, desideriamo l’approvazione di tutti, la critica e la contestazione ci disturbano. Portiamo dentro di noi piuttosto la paure di Don Abbondio che non il coraggio del cardinale Federigo. Soltanto la grazia del Vangelo, quella che trionfa dalla paura della morte, è capace di farci superare  ogni riguardo umano; facendoci contemplare la verità di Dio manifestata  in Gesù Cristo, fatta nostra nello Spirito Santo. Lo Spirito trasforma la nostra vita e ci rende capaci di amare talmente la verità del Vangelo da mettere da parte, per amore di essa, anche la paura di non riuscire. “E soltanto a partire da un cuore così liberato che è possibile praticare la giustizia fino in fondo, amare anche coloro che non ci amano, salutare coloro che non ci salutano, perdonare le offese e pregare per quelli che non ci capiscono o ci avversano. E’ questa verità del Vangelo che ci libera dall’inquinamento della ossessività, dell’ambizione e dell’orgoglio, e che ci rende capaci di servire i fratelli con prontezza e disinteresse.  Così è stato il Maestro Rocca in una vita non inutile di un uomo perbene.Ha sempre rifiutato le sirene di ogni tipo, declinato l’impegno politico pur apprezzando quei pochi politici che si dimostravano veramente vicini alla gente, ed era diffidente verso quanti lo volevano “insaponare” come diceva lui, con i vezzeggiamenti finalizzati ad un risultato utile solo a se stesso.Gli ultimi anni della sua vita li ha passati serenamente ed anche quando l’età, solo quella, gli ha fatto abbandonare tutti gli impegni, ha sempre seguito l’Avis e si è sempre interessato di tutto e quelle volte che lo andavo a trovare, ascoltava in silenzio e si illuminavano gli occhi quando gli ricordavo qualche persona cara.Raoul Follereau al termine della propria vita ebbe a dire  “ Ed eccomi al crepuscolo di un’esistenza che ho condotto al mio meglio, ma che rimane incompiuta. Il tesoro che vi lascio è il bene che non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me. Possa solo questa testimonianza aiutarvi ad amare. Questa è l’ultima ambizione della mia vita”.E’ questa un’ambizione che dobbiamo raccogliere per un senso di restituzione ad un uomo che ci ha dato tanto, ma che continuerà ad amarci ancora molto. 



Giorgio Groppo


Presidente Provinciale Avis Cuneo

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