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11/02/2013 - Cuneo - La Posta

CUNEO - Scaricato dall’Azienda e dal Sindacato: Luciano Lovera, 53 anni racconta la sua storia e lancia un appello

CUNEO - Scaricato dall’Azienda e dal Sindacato: Luciano Lovera, 53 anni racconta la sua storia e lancia un appello
Luciano Lovera


Disoccupato a 53 anni, scaricato dall’Azienda e dal Sindacato.


La mia potrebbe sembrare una storia come tante, quella di un lavoratore che a causa della crisi economica, dopo venticinque anni di lavoro ininterrotto in un’azienda, si è trovato da un giorno all’altro disoccupato. In questo caso c’è un’aggravante in più: da vent’anni io svolgevo il ruolo di sindacalista in qualità di RSU (Rappresentante Sindacale Unitario) UILCEM e RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza) nell’azienda in cui lavoravo, la Saint Gobain Sekurit di Savigliano, pertanto votato e rinnovato dai colleghi nei diversi mandati per il lavoro svolto con serietà e correttezza. Negli anni ho rifiutato a più riprese il distacco sindacale esterno all’azienda perché ho sempre creduto nel lavoro che svolgevo e perché volevo rimanere sul posto di lavoro per incontrare i colleghi e condividere con loro l’attività fianco a fianco. Nel 2009, però, con il sopraggiungere della crisi aziendale, sono stato posto in cassa integrazione e per tutto il periodo, durato circa due anni, sono stato escluso dall’azienda senza poter beneficiare della rotazione. Un periodo all’interno dello stabilimento caratterizzato da profonde sacche di lavoro straordinario e dalla presenza di lavoratori in appalto e interinali, mentre dei dipendenti erano a casa in cassa integrazione. In quel momento ho richiesto innumerevoli volte degli incontri congiunti fra l’Azienda e le Organizzazioni Sindacali per una verifica degli accordi sottoscritti, ma le mie richieste sono rimaste prive di riscontro. Nonostante la mia forzata assenza dal lavoro, nel giugno del 2011, durante il rinnovo delle cariche RSU, sono stato nuovamente rieletto dai lavoratori come il più votato della mia Organizzazione Sindacale e secondo in assoluto, risultato doppiamente importante che mi ha molto rincuorato perché mi ha dimostrato la fiducia che i lavoratori avevano ancora nella mia figura nonostante non mi vedessero in azienda da ormai due anni. Pochi giorni dopo questo risultato, però, sono stato licenziato e da allora mi trovo in mobilità. A quel punto ho intrapreso una vertenza di primo e secondo grado, che purtroppo ho perso, non perché sia stato dichiarato giusto il licenziamento ma perché i giudici hanno reputato che i controlli sui criteri di licenziamento dovessero essere fatti ex ante da altri organi (in primis il sindacato, che invece non ha fatto nulla e gli altri enti istituzionali preposti). I giudici pertanto hanno basato il proprio giudizio su una verifica complessiva dell’applicazione corretta  dei criteri concordati fra le Parti, senza entrare più di tanto nel merito dei requisiti previsti per mantenere il posto di lavoro. Per decidere chi licenziare, l’Azienda ha stilato una graduatoria che non tutelava affatto l’anzianità di lavoro e che, al contrario, dava grande importanza alle mansioni svolte negli ultimi anni. Ogni lavoratore otteneva un punteggio in base ai reparti in cui aveva lavorato nell’ultimo periodo, comprendendo anche gli ultimi due anni di cassa integrazione: in tal modo, facendo rientrare sul lavoro le persone a sua discrezione, l’Azienda ha potuto creare un “curriculum ad hoc” alle persone che dovevano restare, mentre chi doveva essere licenziato è stato lasciato a casa per tutto il periodo di cassa come nel mio caso. Una graduatoria mai discussa tra le Parti nel periodo di cassa integrazione e messa a disposizione dei lavoratori solo alcuni giorni prima del licenziamento.


Nonostante un lavoro sindacale portato avanti negli anni nel pieno rispetto delle regole e con la massima disponibilità alla collaborazione e al dialogo,  l’azienda in questo modo è riuscita nell’intento di eliminare il sindacalista scomodo e troppo attento a tutelare gli interessi dei lavoratori. Sicuramente la disinformazione non è stata la causa di questo triste epilogo: durante tutto il periodo della cassa integrazione, vista la natura collettiva del licenziamento, nel mio ruolo di RSU ho monitorato le varie fasi della ristrutturazione e ho denunciato le disfunzioni e le incongruenze che via via rilevavo alle Segreterie Sindacali UILCEM a tutti i livelli (provinciali, regionali e nazionali) e ho interessato anche molti esponenti politici presenti sul nostro territorio. Purtroppo nessuno ha preso in mano la situazione con un intervento incisivo volto a far chiarezza sulle numerose incongruenze che venivano denunciate, così alla fine delle persone hanno perso il posto di lavoro senza che la notizia abbia destato particolare interesse. Inoltre, quando una ristrutturazione aziendale si conclude in buona fede, prima di licenziare piccoli numeri si cerca di applicare un contratto di solidarietà, mentre in questo caso non lo si è voluto fare.


In questi anni di assenza dal lavoro e di profonda solitudine, ho patito moltissimo, ma non ho mai smesso di lottare e di difendere i valori in cui credo fermamente. Il mio stato di salute è divenuto precario, ma ho una grande fortuna, la mia famiglia, che in questi anni mi è sempre stata vicina e ha vissuto con me questo terribile momento. Per 25 anni ho lavorato con serietà e dedizione per la Sekurit e al contempo ho lottato per difendere la dignità del lavoro di ogni singolo collega. Purtroppo ho pagato a carissimo prezzo questa mia serietà e mi sono trovato contro qualche carnefice in una cornice di assenteismo; così a 53 anni mi ritrovo disoccupato solo per aver cercato di aiutare il prossimo. Purtroppo la Segreteria Provinciale Uilcem di Cuneo, del quale ero membro, in questa vicenda mi ha lasciato completamente solo, ormai per loro non sono più un tesserato né tantomeno un componente della Segreteria.


Faccio un appello a chiunque si senta colpito da questa vicenda e a chi ha il potere di fare qualcosa: io sono disponibilissimo a fornire chiarimenti e a dialogare con le persone interessate ad approfondire la mia storia.


Luciano Lovera


 


 


 


 


 


 


 

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