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03/04/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

E’ PASQUA E NOI OSIAMO DIRE - La storia della salvezza fa i conti con la presenza del male in tutte le sue forme - Ma la Pasqua è lì per assicurarci che Dio ci offre la forza per vincere ogni pessimismo

E’ PASQUA E NOI OSIAMO DIRE - La storia della salvezza fa i conti con la presenza del male in tutte le sue forme - Ma la Pasqua è lì per assicurarci che Dio ci offre la forza per vincere ogni pessimismo
Mons. Gianni Ambrosio

È Pasqua: come il sole di primavera fa rivivere la natura, così il sole di Cristo risorto trasformi il  nostro sguardo sulla realtà della vita. E da questo sguardo nuovo riviva la nostra vita. È ciò che i credenti in Cristo, morto e risorto, hanno saputo fare nella vicende della storia, cogliendo con responsabilità le opportunità per trasformarle in cose buone con un impegno creativo. Hanno saputo far valere la luce nell’oscurità, hanno espresso energie nuove là dove la situazione era stagnante, hanno persino immaginato e creato soluzioni nuove, ma realistiche, quando tutto sembrava bloccato o perduto. 



È Pasqua: ancora una volta siamo di fronte al mistero della vita che risorge, da riconoscere in primo luogo e poi da favorire e potenziare, cercando le vie della verità e dell’amore con realismo, con coraggio, con generosità. La Pasqua non ci fa evadere dalla storia, ma ci colloca dentro alla realtà storica e ai processi storici: e proprio dall’interno ci sospinge a scoprire un nuovo orientamento, un nuovo dinamismo, una nuova responsabilità.


È Pasqua: nella luce di Cristo risorto, siamo invitati a ricordare che la storia dell’umanità è storia di salvezza. È difficile, certo, da riconoscere: in questa nostra storia è grande, oscuro e potente il mistero del male. Ma la storia della salvezza fa i conti con la presenza del male in tutte le sue forme, da quello connesso con le catastrofi naturali a quello non meno drammatico della violenza scatenata dal cuore dell’uomo, dalla sua stupidità e anche dalla sua terribile malvagità.  Tutto questo sembra incompatibile con l’immagine di Dio che ama l’uomo e lo chiama ad affidarsi a lui e ad amare il prossimo. Tutto questo sembra lontano dalla gioia insita nell’annuncio della risurrezione.


Le nostre vicende - personali, familiari e sociali - possono mettere in questione la nostra speranza. Ma la Pasqua è lì per assicurarci che Dio ci offre la forza per vincere ogni pessimismo, per sconfiggere la rassegnazione: in Cristo crocifisso-risorto, la speranza illumina e sostiene il nostro cammino.   


È Pasqua: la risurrezione di Gesù dice la forza dell’amore di Dio che si rivelato nella potenza del male e nell’oscurità della morte. Perché la risurrezione svela così anche la nostra vocazione.


La vocazione di persone chiamate  a seguire Cristo anche sul tribolato cammino che porta al calvario, e dunque ad accettare – al di là dell’apparenza e nonostante tutto – che l’immagine di un Dio amore non è incompatibile con la sofferenza e con la morte. La vocazione di persone chiamate a  inserirsi sino in fondo nella vita sociale per rendere nuove le relazioni umane, per impegnarsi per il bene comune, per venire incontro a chi vive nella sofferenza, per sostenere il cammino di chi è zoppo, cieco, stanco.


È Pasqua: nell’amore di Cristo che offre la sua vita emerge il respiro necessario, il soffio per le dinamiche di vita, di amore, di solidarietà. È una prospettiva il cui significato è compreso sino in fondo solo se si coglie che alla sua radice sta, oggi più che mai, la questione intorno alla persona umana e alla sua dignità, che comincia con il rispetto della vita dal suo sorgere e attraversa ogni sua fase, sino a quella della morte. Nessun processo storico può assicurare automaticamente o per necessità la garanzia di quella dignità e il perseguimento di quel bene. Solo l’amore è credibile, solo l’amore aiuta vincere le più diverse forme di disistima e violazione della vita umana, soprattutto se debole ed emarginata, facendo crescere il valore e la realtà della vita umana, delle sue relazioni, persino delle sue fragilità.


È Pasqua: ai cristiani di Tessalonica, san Paolo, nella lettera scritta pochi anni dopo la morte e la risurrezione di Cristo, dice che  non devono “continuare ad affliggersi, come gli altri che non hanno speranza. Noi crediamo infatti che Gesù è morto e risuscitato” (Prima lettera ai Tessalonicesi 5,13-14). Paolo ha ben compreso che la morte crudele di Gesù sulla croce, la morte del Figlio sommamente amato dal Padre suo, è il ‘passaggio’ verso la consolante verità che vale per quel Figlio e per tutti noi: il mistero della sua Pasqua dice che quella morte non è l’ultima parola, il mistero della nostra Pasqua in Cristo risorto dice che il male, il peccato, la stessa morte non sono vittoriosi.


La passione e la morte culminano in una parola di vita e di vittoria sulle forze della distruzione e del male.


È Pasqua: “con dolcezza e rispetto, con retta coscienza” (1Pt 3,15), noi, credenti in Cristo, ‘osiamo dire’ – nel senso in cui la liturgia introduce la preghiera del Padre nostro – che la speranza orienta la nostra visione del mondo, caratterizza il nostro discernimento dell’agire umano, sostiene l’esercizio della nostra responsabilità per il bene. Siamo resi coscienti dalla fede nel Risorto che quell’economia di salvezza, di cui Gesù è compimento, è in atto nella storia.


Tutto comincia di nuovo e coloro che hanno seguito Cristo ricevono la missione di essere  gli artigiani e i testimoni grazie ai quali la Pasqua porta frutti nuovi nel presente. Quel mistero che celebriamo fa di noi persone che non accettano che la storia del mondo si svolga senza la nostra  parola da dire, la nostra esperienza da condividere, la nostra responsabilità da esercitare, la nostra  speranza da comunicare.


Quest’anno la data della Pasqua cattolica coincide con quella della Pasqua ortodossa. Rivolgo a tutti l’augurio di una Santa Pasqua con le parole dei nostri fratelli ortodossi: “Cristo è risorto”, esclamano e rispondono “Cristo è ve-ramente risorto”.


  + Gianni Ambrosio, vescovo

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