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29/01/2016 - Vercelli Città - Cronaca

FESTA DI SAN GIOVANNI BOSCO - L’Arcivescovo parla con il cuore del Santo del Valdocco e i bambini del Sacro Cuore applaudono a scena aperta - Il miracolo di quei 15 pani che bastarono per 400 ragazzi diseredati - IL VIDEO

FESTA DI SAN GIOVANNI BOSCO - L’Arcivescovo parla con il cuore del Santo del Valdocco e i bambini del Sacro Cuore applaudono a scena aperta - Il miracolo di quei 15 pani che bastarono per 400 ragazzi diseredati -  IL VIDEO

Si può applaudire a scena aperta l’omelia di un Arcivescovo?

Sì, se gli applausi prorompono da bambini delle scuole elementari affascinati da quel modo di parlare  che per Mons. Marco Arnolfo è così naturale e spontaneo: come farebbe un papà (un nonno?) con i nipotini.

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2520

Ma andiamo con ordine.

 

***

Come avrebbero reagito gli uomini e le donne d’oggi di fronte a quella difficoltà?

C’erano migliaia di persone (cinquemila uomini, senza contare donne e bambini) che avevano seguito Gesù per ascoltare la sua parola.

Così ci raccontano gli Evangelisti San Marco e San Matteo.

Ma lungo il cammino la “materia”  si fa viva e pretende la propria parte ed il Salvatore sa che lo Spirito non può abitare il mondo senza una “casa” costruita nella materialità della nostra vita.

Che così è anch’essa vocata alla santità: Spirito e materia non sono in antitesi, ma l’una è funzionale all’altro.

Sicchè bisogna pensare a quelle bocche da sfamare, se no anche la diffusione del messaggio non funziona.

Ma ci sono solo cinque pani e due pesci.

E già non sarebbe un gran che se pure ce ne fosse in abbondanza, ma comunque per i tempi si vede che andava bene.

Come reagirebbe l’uomo, la donna di oggi?

Forse recriminando: chi ha organizzato questo meeting?!

Vogliamo cambiare il mondo e non sappiamo nemmeno trovare il catering giusto?!

Ai miei temi si andava con il pranzo al sacco e viaggiare…

Si potrebbe scrivere un trattato per ragionare sui diversi e possibili atteggiamenti psicologici di fronte a quel (prevedibile) imprevisto.

Tanto prevedibile che forse qualcuna tra quelle persone ci aveva pensato: vogliamo che una mamma si metta in cammino con i bambini senza pensare alla merenda?

Ma anche questo è un modo di vivere dalla prospettiva individuale la dimensione collettiva.

Un po’ come la formica e la cicala di Lafontaine.

E infatti qualche madre era stata previdente ed aveva dato cinque pani e due pesci a quel ragazzo.

Che si rende conto del momento di difficoltà e va da Gesù a portargli quello che ha.

E così Gesù può fare il miracolo.

Lui che è Dio non potrebbe “moltiplicare” proprio niente, non potrebbe attingere in modo inesauribile, tanto che ne avanzerà ancora dopo che tutta quella gente avrà mangiato, da quella cesta, senza quel gesto di generosità, disponibilità, affidamento di quel ragazzo.

E Dio ed ha bisogno di noi.

Anche questo è un miracolo del quale non riusciamo a venire a capo.

E mano male che qualcosa ci sfugge.

***

Cosa c’entra il miracolo dei pani e dei pesci con la Festa di San Giovanni Bosco?

C’entra perché nella vita del Santo del Valdocco c’è un episodio che vi si avvicina in modo quasi speculare.

Don Bosco – siamo al 22 ottobre 1860 – deve dare, dopo la S.Messa, insieme ad un saluto augurale, almeno un pane, una pagnotta, per la colazione di ciascuno di quei suoi 400 ragazzi che aveva raccolto.

I vinti della Torino paleoindustriale, della ruralità arcaica di un Piemonte dove lavorare la terra era condizione ingrata, soggiogati come spesso si era dalla vessazione di patti agrari predatori, veri patti leonini a favore di una proprietà nei riguardi della quale i mezzadri erano (forse) solo qualcosa di più di servi della gleba.

Ebbene, lui li raccoglieva lì, cercava di affrancarli da una soggezione sociale fondata anche e soprattutto sulla povertà culturale.

Insegnava loro un mestiere, non meno dei rudimenti di una scolarità che sarebbe stato il vero passaporto per passare la frontiera tra la società marginale e quella integrata.

Ma si doveva fare i conti con il mondo.

Occorreva il pane per 400 persone.

Ed il fornaio non faceva più credito.

Perché il contatto di quella realtà con il “moderno” è un contatto a tutto tondo: spirito e materia, nella nascente società industriale, fanno naturalmente i conti con il codice civile.

Tutto, secondo le categorie mondane, autorizzerebbe a credere che quel momento sia la fine di un’esperienza.

Senonchè le cose, anche in questo mondo, le decide ancora (almeno, ci prova) lo Spirito Santo, comanda ancora Gesù. Maria dice la sua.

San Giovanni Bosco lo sa.

Sa che nulla della sua opera ha senso e futuro senza di loro.

E così, ribaltando il concetto, sa che se loro vogliono che lui continui lo faranno continuare.

E allora incominci a benedire ed a distribuire ai 400 ragazzi quei quindici pani.

Poi sedici, poi cento, poi quattrocento. E nella cesta, dopo questa grazia, ne restano ancora quindici.

Questa splendida omelia di Don Marco Arnolfo e tutta integralmente offerta nel video realizzato questa mattina

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2520

 

all’ Istituto Sacro Cuore di Vercelli, dove le Figlie di Maria Ausiliatrice (la Congregazione femminile salesiana fondata da Santa Maria Domenica Mazzarello) da una nostra giovanissima Collaboratrice, Giada, che ringraziamo di cuore per l’aiuto.

***

Ma dicevamo che per Don Marco arriva l’applauso a scena aperta

quando racconta un episodio recente della propria vita.

Parla della grande chiesa che Don Bosco fede erigere a Roma, su richiesta espressa del Papa.

Il Pontefice voleva che vicino alla Stazione Termini fosse costruita una Chiesa, come luogo per accogliere le tante persone “in transito” nella Città Eterna.

Persone in viaggio, in cammino, ma non dimentiche della Madre di Gesù.

Don Bosco obbedì e la Chiesa (la Basilica del Sacro Cuore) fu realizzata.

E sarà proprio in quella chiesa che, “in viaggio” tra Roma e Torino, un prete, un giorno, poco prima di rientrare ad Orbassano, si fermò a pregare.

E decise di dire il suo “sì”.

Sì al proprio Arcivescovo; sì al Papa. Sì, soprattutto a Gesù ed a Maria ed a quei tanti bambini che ancora non conosceva, ma che avevano bisogno di crescere ascoltando la sua parola.

E quel prete era proprio Don Marco, al quale i Superiori avevano proposto di diventare Arcivescovo di Vercelli.

Decise di lasciare la sua tranquilla Orbassano per assumere il compito più gravoso.

Applausi a scena aperta.

Spontanei.

Dai bambini.

Senza che nessuno potesse prevederlo né tantomeno ordinarlo.

E non c’è molto altro da aggiungere.

***

Ecco integrale il racconto del miracolo dei 15 pani di Don Bosco.

 

IL MIRACOLO DELLE PAGNOTTELLE:
Il 22 ottobre 1860, sulla prima porta a sinistra della Chiesa di San Francesco di Sales (Torino), avvenne un fatto straordinario. Francesco Dalmazzo era arrivato a Valdocco a 15 anni. Aveva grande volontà, ma salute debole. Disse a Don Bosco:
"Io le voglio bene, ma se continuo a stare qui mi ammalerò. Se permette, scrivo a mia mamma di venire a riprendermi".
Così fece. Ma la mattina in cui doveva partire, volle ancora confessarsi da Don Bosco. Mentre attendeva per le confessioni dietro l'altare, mentre si confessava e durante il ringraziamento alla confessione, vide tornare tre volte i garzoni del pane che dissero a Don Bosco che pane per la colazione non ce n'era più.
Don Bosco prima li mandò dal panettiere, Magra; saputo poi che il panettiere non voleva più dare a credito, disse di raccogliere tutto il pane che c'era all'Oratorio, che sarebbe venuto a distribuirlo lui stesso alla porta.
Francesco capì che forse stava per capitare qualcosa di straordinario. Uscendo per primo, fece cenno a sua madre che l'aspettava con la valigia di avere pazienza ancora un po'.
"Quando arrivò Don Bosco - è la sua testimonianza giurata - presi una pagnotta per primo, guardai nel cesto e vidi che conteneva da una quindicina a una ventina di pagnottelle.
Quindi mi collocai inosservato proprio dietro Don Bosco, sopra il gradino, con tanto di occhi aperti. Don Bosco iniziò la distribuzione.
I giovani gli sfilavano davanti, contenti di ricevere il pane da lui, e gli baciavano la mano, mentre egli a ciascuno diceva una parola, dava un sorriso. Tutti gli alunni, circa 400, ricevettero il loro pane.
Finita la distribuzione, volli riesaminare la cesta del pane: nel canestro c'era la stessa quantità di pagnotte di prima. Restai sbalordito. Corsi difilato da mia mamma e le dissi:
"Non vengo più a casa. Qui si mangia poco, ma Don Bosco e' un santo".
Questa fu la sola causa che mi indusse a restare all'Oratorio e a farmi salesiano" (MB 6,777). Francesco Dalmazzo divenne sacerdote, fu per otto anni direttore nell'istituto salesiano di Torino-Valsalice, e fu il primo Procuratore generale della Congregazione Salesiana presso la Santa Sede.

 

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