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19/01/2016 - Lungosesia Est - Cultura e Spettacoli

GIUSEPPE ROSETTA E DON DANTE DE STEFANIS - Protagonisti della storia musicale di Vercelli nel XX Secolo - Maestri dei maggiori musicisti, la loro memoria non deve essere dissipata nella mediocrità dell’ora

GIUSEPPE ROSETTA E DON DANTE DE STEFANIS - Protagonisti della storia musicale di Vercelli nel XX Secolo - Maestri dei maggiori musicisti, la loro memoria non deve essere dissipata nella mediocrità dell’ora
Don Dante Destefanis, Barbara Rosetta, Giuseppe Rosetta, Vittorio Rosetta, Angelo Gialrdino, Arturo Sacchetti

A proposito di grandi musicisti e se il paragone, l’accostamento, non suona bizzarro, ci piace ammettere come sia venuto a farci visita il Paolo Conte di "Madeleine" quando siamo tornati a pensare a due miti della nostra infanzia, Giuseppe Rosetta e Don Dante De Stefanis:

"Qui, tutto il meglio è già qui

E non ci sono parole

Per spiegare ed intuire

E capire

E caso mai

Per ricordare".

***

Non servono, forse, altre parole.

Serve fare parlare loro e la loro musica.

Così incominciamo da questo appuntamento di Villata nato persino un po’in sordina e tra persone che l’hanno amato, come suo figlio Vittorio, sua nipote Barbara, il Maestro Franco Perone, villatino come loro, arrangiatore di alcuni suoi brani.

Perché la grandezza di questa terra, Vercelli e il Vercellese sta in tante persone straordinarie che, non suoni come paradosso, pur avendo calcato e con maestria le scene, non amano la ribalta.

Giuseppe Rosetta è stato il maestro dei più grandi musicisti vercellesi del XX Secolo e si continua nel XXI, pensando che Arturo Sacchetti ed  Angelo Gilardino sono ancora in attività.

Ma il suo allievo che pensiamo di poter chiamare prediletto – lo ricorda così anche il figlio di Giuseppe, Vittorio, nel nostro video –

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2515

fu proprio Don Dante De Stefanis.

Tra i due, un sodalizio spirituale ed artistico, oltre che umano.

Rosetta nacque a Villata il 3 marzo 1901, all’alba del nuovo Secolo, mentre Don Dante era praticamente della generazione successiva, nato nel 1923, il 22 novembre.

L’allievo però ( muore a Brusaschetto per un infarto cardiaco, il 4 febbraio 1991 ) sopravviverà di poco al Maestro, che ci lasciò nell’ottobre 1985.

Ricorderemo così, tra pochi giorni, il 4 febbraio, il 25.mo anniversario dalla scomparsa di Don Dante, dopo avere commemorato Rosetta nel trentennale della morte, ed ecco la ragione per cui il Coro Polifonico Giovan Battista Viotti ha offerto i concerti vercellese e villatino.

***

Ma la ragione di questa memoria non è la pur doverosa ed importante occasione celebrativa: occorre recuperare alla attualità la statura di due figure che hanno fatto grande Vercelli.

Non ha infatti futuro chi non sa fare memoria della propria storia: procede verso il domani come chi volesse seguire una strada, la direzione di marcia, occhieggiando ad ogni tornante insidioso del percorso lo specchietto retrovisore.

Il nostro lavoro di modesti operatori dell’informazione in pochi casi come questo ci pare utile per coltivare un germoglio, a beneficio soprattutto di chi verrà dopo.

E così desideriamo ringraziare doverosamente quanto sentitamente soprattutto chi ha permesso di realizzare una parte importante del servizio, il filmato di quasi un’ora realizzato a Villata domenica scorsa, nel quale parlano diffusamente dell’opera e dell’"uomo" Rosetta e dei suoi allievi De Stefanis, Sacchetti e Gilardino le persone che meglio l’hanno conosciuto e lo hanno amato: il figlio Vittorio e la nipote Barbara.

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2515

***

Da Rosetta a Don Dante, dunque, lungo un percorso storico ed artistico che vede Vercelli fare tesoro della pur drammatica esperienza dei "Ciudin", i bambini abbandonati, cui però la intelligente provvidenza pubblica offre un’occasione formativa preziosa, come l’insegnamento della musica.

Sono loro i primi compagni di avventura del giovane musicista Giuseppe, appena arrivato dalla natia Villata che si arrangia a sbarcare il lunario suonando nei cinematografi per animare gli intervalli nelle proiezioni.

Poi l’incontro con Dante, che sarà per lui l’allievo prediletto.

La straordinaria levatura artistica ed umana del Sacerdote "trinese" (dove svolse una parte importante del proprio ministero pastorale, essendo però lui nativo di Santhià) fa sì che quell’incontro sia una icona imprescindibile nella Storia della musica vercellese e non solo.

Quell’allievo che aveva la particolarità di "correre troppo", non appena si impossessava di un brano, quasi "divorandolo" in una esecuzione come segnata dal suo entusiasmo per essere riuscito a conquistarne l’essenza.

Don Dante avrebbe poi esteso il campo dei propri interessi artistici alla Storia della musica, contribuendo alla scoperta di brani inediti di Antonio Vivaldi, che grazie alla sua attività di studioso sono ora patrimonio dell’umanità.

Al tramonto della propria vita terrena si ritirò poi a Brusaschetto, preferendo la contemplazione del Mistero nel riserbo di una vita tenuta un po’ – sia permesso dirlo – rosminianamente fuori da un centro diocesano dove gli parve di scontare qualche incomprensione.

Come tocca talvolta ai grandi.

Ma lui fu soprattutto uomo di fede e così, come il Beato del Monte Calvario, al conflitto ed alla polemica preferì l’offerta, nella preghiera, di qualche piccolo dispiacere mondano e "clericale", più che ecclesiale, come fioretto alla Madonna ed a Gesù.

Di Gilardino e Sacchetti non diciamo: vogliamo augurarci che presto possano dire in prima persona, in una occasione che sappiamo sia allo studio, del loro rapporto con Rosetta e De Stefanis.

Resta la particolarità di un dato storico: Rosetta fu a sua volta – per dir così – "allievo" di Gilardino, che gli insegnò a conoscere la chitarra, strumento che non apparteneva al novero dei primi e fondanti interessi artistici del Maestro villatino.

Da qui alcune composizioni che potremo sentire nel video

http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2515

Quale lo stile del compositore Rosetta?

Ce ne parlano proprio Vittorio e Barbara: amava soprattutto i compositori francesi, dai quali mutuava, con originalissime screziature contrappuntistiche, lo stile pastorale, arioso, capace di suggerire atmosfere di pace.

Le opere preferite?

La Boehme e la Cavalleria Rusticana: di quegli spartiti – diceva – non andrebbe sostituita nemmeno una nota.

Infine, artista a tutto tondo: restano, come "passatempo" non banale, alcune sue opere di pittore autodidatta, che permettono di indagare ancora meglio questa inimitabile personalità.

***

Da Rosetta a De Stefanis, dunque, come crediamo potrebbe utilmente suggerire il tema di un incontro che vogliamo augurarci sarà messo a disposizione di una città, di una provincia che non debbono restare immemori di questa grande pagina della propria Storia, non solo artistica.

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