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24/01/2011 - Vercelli Città - Cultura e Spettacoli

GRANDI OPERE IN UNA VETRINA MONDIALE, PERCHE’ VERCELLI E’ ARTE, CULTURA E BELLEZZA

GRANDI OPERE IN UNA VETRINA MONDIALE, PERCHE’ VERCELLI E’ ARTE, CULTURA E BELLEZZA
Il tavolo dei relatori (da sin. Zevi, Fossale, Pedrale, Tiramani, Corsaro, Barbero, Rylands)

(Sarah Trevisan) - Come ha ben espresso il primo cittadino Andrea Corsaro durante la conferenza stampa tenutasi lunedì 24 gennaio 2011 nella sede del Circolo Dei Lettori a Torino: «Vercelli è una città che vuole farsi conoscere, vuole crescere e sta creando un mosaico di opportunità per i suoi cittadini e per i turisti». Niente di più vero. Lo dimostra il fatto che, dopo la trilogia rivolta alla figura di Peggy Guggenheim - che ha donato alla nostra Provincia il titolo di città d'arte – riaffiora il sodalizio tra Regione Piemonte, Comune di Vercelli e Collezione Peggy Guggenheim di Venezia per permettere al pubblico di ammirare le più grandi opere artistiche che hanno dato lustro al periodo dal 1900 al 1961. A presentare l’evento, legato ai grandi capolavori della ricerca artistica d'avanguardia italiana, erano presenti: Paolo Tiramani e Luca Pedrale, Consiglieri Regionali; Andrea Corsaro, Sindaco di Vercelli; Pier Giorgio Fossale, Assessore alla Cultura del Comune di Vercelli e mediatore del meeting; Philip Rylands, Direttore della collezione Peggy Guggenheim, Filippo Zevi, Giunti Arte Mostre e Musei e Luca Massimo Barbero curatore della rassegna. Dal 26 febbraio al 5 giungo 2011 la mostra “1900 – 1961 Arte Italiana nelle collezioni Guggenheim” arricchirà lo scenario espositivo dell’Arca –ex Chiesa di San Marco- nota sede per le arti visive della città di Vercelli.



Prima di prospettare lo sguardo all’interessante evento, l’Assessore Fossale ha mostrato un video spiegando, con dovizia di particolari storici, che cosa è emerso dai restauri della Chiesa. I lavori di risanamento hanno portato alla luce la volta della Cappella della natività di Maria, visibile sulla prima campata della navata destra. L’ultimo tesoro “ritrovato” è il dipinto che raffigura l’albero di Jesse o Genealogia della Vergine. In uno luogo perfetto, dove l’arte regna su tutto, nell’anno del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, sboccerà questo percorso espositivo, «Costruito cronologicamente “à rebours”, ossia al contrario –dice Barbero-  poiché prende simbolicamente il via a partire dal 1961» anno appunto del primo centenario dell'Unità d'Italia. «Si tratta di una rassegna di ciò che l’occhio e il gusto americano hanno scelto dell’arte italiana del Novecento, attraverso una selezione di opere provenienti dalle collezioni Guggenheim di New York e Venezia, e da altre preziose collezioni, prima fra tutte la Collezione Gianni Mattioli, significativo prestito a lungo termine dal 1997 alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, che include capolavori assoluti del Futurismo italiano. La mostra prende il via da un’opera emblematica del rapporto tra James Johnson Sweeney, direttore del museo Solomon R. Guggenheim dal 1952 al 1960, e l’Italia: una grande tela di Giuseppe Capogrossi, Superficie 512, commissionata alla galleria di Carlo Cardazzo, che non arriverà mai a New York ma rimarrà all’autore per poi finire nelle collezioni pubbliche del nostro paese. Intorno a questo perno, simbolo del gusto italiano degli anni ‘60, si muove tutta una serie di opere di grandi artisti italiani riconosciuti internazionalmente quali maestri dell’arte del nostro secondo dopoguerra: lo straordinario sacco di Alberto Burri, Composizione, opera emblematica della produzione del maestro, accompagnata da un altro capolavoro del 1959, Grande Ferro M-4, e completato dal Grande Nero Plastica L.A. Nello stesso spazio, grazie all’omonima Fondazione, non mancherà un’opera di Lucio Fontana, un inchiostro del grande maestro dello spazialismo, che svela un aspetto meno noto al grande pubblico ma decisamente curioso della ricerca artistica di Fontana. Proseguendo nel percorso si scoprono gusti che il pubblico italiano forse non conosceva: la presenza massiccia nelle collezioni americane delle opere di Afro Basaldella, che insegnò nelle università d’oltreoceano, mentre è chiaro fin dall’inizio il gusto di Peggy Guggenheim con lavori di Mirko, la cui opera in mostra venne acquistata a Venezia alla Biennale, Consagra e Vedova, che, insieme ad altri artisti italiani e veneziani, vede la sua carriera mutare grazie proprio al mecenatismo internazionale della collezionista. Dopo questo primo passo, la seconda parte della mostra, procede a ritroso con la presenza dei dipinti di De Pisis creati con una pennellata veloce, quasi tellurica, di scrittura e materia stenografica. Completano questa sezione i magistrali Morandi della Collezione Mattioli, oggi emblematici dell’intera opera del maestro bolognese. Nel viaggio a ritroso non può non colpire lo straordinario ritratto di Modigliani, nella sala dedicata non solo agli autori italiani a Parigi, ma anche a tutta quella figurazione che muove intorno al primo ‘900, inteso come momento riccamente rappresentato nelle collezioni Guggenheim, e che, in questa parte della mostra, ha il suo più alto rappresentante in Mario Sironi, presente in mostra con otto lavori, e in assoluto tra gli artisti italiani più rappresentati nella collezione della Fondazione Americana. In questa sezione, la grande pittura sironiana presenta la sua originale ricerca di volumi metafisici come in Il cavallo bianco del 1919 o Paesaggio urbano del 1922, che anticipano nel percorso della mostra la visione delle opere del momento futurista i cui emblemi sono, in questa sezione, Inseguimento di Carlo Carrà (1915) e La ballerina di Sironi del 1916. L’ultima parte del percorso espositivo è un accendersi di capolavori, radici della nuova tradizione del XX secolo italiano, e capolavori del Futurismo». Belle parole quelle di Rynalds rivolte all’Assessorato alla Cultura: «è un onore per noi trovarci a collaborare nuovamente con Vercelli. Ringraziamo il Piemonte e Vercelli che ci hanno dato questa possibilità». Un’ulteriore incoronazione per la nostra provincia, insomma, che ha già  raggiunto importanti risultati nella serie di tre esposizioni dedicate dal 2007 al 2010 a Peggy Guggenheim. «Una mostra unica in Italia –assicura Fossale- con opere stratosferiche. Una vetrina mondiale che presenterà Vercelli con la sua arte, la sua cultura e la sua bellezza».


 A breve, in homepage, intervista al Sindaco Corsaro e all’Assessore Fossale, con un estratto della conferenza.

Il pubblico
Il pubblico
Fossale e Pedrale
Fossale e Pedrale
Fossale spiega i restauri in Arca
Fossale spiega i restauri in Arca
Fossale illustra il video
Fossale illustra il video
Fossale, Pedrale e Tiramani
Fossale, Pedrale e Tiramani
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