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18/01/2018 - Vercelli Città - Cronaca

IL CAPO DELLA POLIZIA, FRANCO GABRIELLI A VERCELLI SU ETICA E ISTITUZIONI - Donne e uomini dello Stato si formano soprattutto con l'esempio - Memorabile giornata, il Questore Rosanna Lavezzaro e la sua vice Marina di Donato fanno centro

IL CAPO DELLA POLIZIA, FRANCO GABRIELLI A VERCELLI SU  ETICA E ISTITUZIONI - Donne e uomini dello Stato si formano soprattutto con l'esempio  - Memorabile giornata, il Questore Rosanna Lavezzaro e la sua vice Marina di Donato fanno centro

Il video con, integrali, l'indirizzo di saluto del Sindaco Maura Forte e la prolusione del Capo della Polizia, Prefetto Franco Gabrielli:


http://vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2724

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Il peccato originale di un certo modo di interpretare il ruolo di chi esercita un servizio pubblico è quello di dimenticare la dimensione del servizio per limitarsi invece ad esercitare un potere.

Il Prefetto Franco Gabrielli, Capo della Polizia e Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, già all’esordio del proprio intervento, esauriti i convenevoli, entra subito in media res senza giri di parole.

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Ma la cronaca di questa straordinaria mattina vercellese trascorsa a sentire un insegnamento cui non si può accedere tutti i giorni, deve necessariamente prendere le mosse dalla ragione per cui ci si trova qui, al Museo Borgogna.

Il Questore di Vercelli Rosanna Lavezzaro ha organizzato un ciclo di incontri seminariali rivolti al proprio Personale: si tratta di quattro momenti di alta formazione distribuiti nel corso dell’anno e che hanno un filo conduttore: pensare ad un’ “Etica per le Istituzioni”.

Fare formazione ricorrente e per di più di così alto profilo – in collaborazione con la Scuola Superiore S.Anna di Pisa – è un’idea che si deve al Questore Lavezzaro, sicura interprete della necessità di “fare crescere” con apporti di altissimo livello la propria “squadra”.

Ben coadiuvata in questo dal Vice Questore, Marina di Donato, cui molto si deve dell’organizzazione di questa giornata, perfettamente riuscita da tutti i punti di vista.

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Del resto, il Questore era da poco arrivata a Vercelli – siamo a maggio del 2016

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http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=67827

che subito stupì gli interlocutori dedicando, nel suo primo discorso ufficiale, una sapiente riflessione all’insegnamento di Don Lorenzo Milani.

E certo un Questore che citasse Don Milani, quando in molti coltivavano nostalgie per i tempi di Mario Scelba, non si era ancora sentito da queste parti.

Sicchè non fu difficile “prendere le misure” di una persona che subito seppe ingranare quella “marcia in più” che, del resto, il suo ambiente ha mostrato di capire ed apprezzare.

Insomma, qui a Vercelli abbiamo e sempre più avremo Poliziotti dal palato fine.

Non per questo meno Poliziotti.

Anzi: più c’è cultura, più c’è consapevolezza di ruoli, chiarezza di obbiettivi, capacità di indagine non solo in senso poliziesco, ma soprattutto dell’indagine forse più difficile, quella dell’animo umano.

Non che ci piaccia origliare, ma oggi, al termine dell’intervento di Gabrielli, non abbiamo potuto fare a meno di udire commenti ammirati da più d’una delle tante persone che lavorano in Questura a Vercelli e che incontriamo tutti i giorni nell’esercizio dei reciproci impegni professionali: bell’intervento – dice uno ad un collega che replica – certo, è un vero intellettuale.

Attribuendo alla qualifica di intellettuale che si penserebbe – superficialmente – di non associare facilmente all’immagine del Poliziotto, una sfumatura di compiacimento, come di soddisfazione nella conferma che il Capo sia una persona non banale, capace di pensieri alti.

Perché di pensieri alti – ed il Questore non manca di ritornare a proporre questa idea – nella società contemporanea c’è davvero bisogno.

Allora ecco l’idea che sicuramente sarà vincente: formazione ricorrente, di alto profilo.

Così si incoraggia anche il processo di identificazione di uomini e donne della Pubblica Amministrazione in una missione impegnativa ed affascinante insieme: appunto quella di essere “Servitori dello Stato”.

Si promuove l’idea, alta e persuasiva, per un senso di appartenenza capace di generare un’adesione motivata e feconda ad un compito esigente.

Che vuol dire  servizio del cittadino. Cittadino che deve sentirsi interlocutore, non suddito, dei pubblici poteri.

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Il tema dell’incontro di oggi – nell’ambito della più generale riflessione su Etica e Istituzioni – affronta la provocazione forse più impegnativa:”Favoritismi, infedeltà e abusi nell’esercizio delle funzioni della Polizia di Stato tra Etica e Codice Penale”.

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Insomma, non ci sono tabù, si parla di tutto, con serietà e volontà di affrontare i problemi.

Al microfono due relatori “tecnici”, prima di Gabrielli.

Il Prof. Alberto Pirni, che va subito al nocciolo: il problema è il potere. Il suo esercizio e le sue distorsioni.

Rassegna al pubblico l’idea che sia insuperata la lezione di John Kennet Galbraith, capace della sintesi forse più convincente.

Tre sono le fonti del potere: la personalità, la proprietà e l’organizzazione.

Ed ancora tre sono le modalità di rappresentarsi di questa categoria fondamentale delle e nelle relazioni interpersonali: potere punitivo, potere remunerativo e potere condizionatorio.

Ci si trova ben presto, nel corso dell’esposizione, alle prese con il corto circuito possibile tra potere e consenso: il potere genera consenso e la democrazia si radica nel consenso.

Sicchè, attenti al vizio d’origine possibile, al rischio sempre dietro l’angolo nella società complessa, di un consenso prodotto con l’arbitrio: un arbitrio che genera consenso; un consenso che si fonda sull’arbitrio.

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Declinare fonti e modalità di espressione nell’ambito della Pubblica Amministrazione è cosa che può talvolta abbandonare la strada diritta per assecondare derive ben poco commendevoli.

Ed è compito della Prof. Gaetana Morgante, che alla Scuola S.Anna di Pisa è Associato di Diritto Penale, mettere a fuoco soprattutto la figura di cui si occupa l’art. 323 del Codice Penale, il reato di abuso d’ufficio.

Anche per mettere in guardia da certe improprie interpretazioni secondo cui l’azione penale debba farsi supplente delle lacune nell’esercizio di quella amministrativa e disciplinare. “Abusando” – è l’iperbole cui affida la rappresentazione del paradosso – dell’Abuso d’Ufficio.

Occorre invece che ciascuna delle componenti della Pubblica Amministrazione sappia, nell’ambito delle rispettive competenze, assumersi le proprie responsabilità, anche per quanto dimostri di sapere sorvegliare le basi etiche dei comportamenti.

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E quindi – sulla scorta di interventi così a loro modo “preparatori” - non ha difficoltà ad affrontare il compito di concludere le riflessioni della giornata il Prefetto Franco Gabrielli.

Che spazia con disinvoltura rivelatrice di meditazioni non improvvisate, da una citazione di San Gregorio Magno a proposito della missione del servire: se il Pontefice dice di sé di essere “Servus servo rum Dei”, il servo dei servi di Dio, figuriamoci noi.

E la parabola giunge fino ad Aldo Moro, sul finire di un discorso che integralmente riportiamo nel nostro video ora in repertorio, unitamente all’indirizzo di saluto del Sindaco di Vercelli, Maura Forte.

Aldo Moro che nel 1976, due anni prima di essere ucciso dalle Brigate Rosse, ammoniva: questo Paese non si salverà e la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere.

Davvero il discorso del Prefetto Gabrielli merita di essere ascoltato, ma soprattutto meditato: un’altra giornata – questo 18 gennaio 2018 – di “Vercelli Pride”, che ci ha reso tutti più ricchi.

Siamo quindi lieti che questi apporti possano ora diventare patrimonio di tutti i Lettori e non solo del ristretto, pur folto ed autorevole pubblico presente al Museo Borgogna, grazie al nostro Giornale, che offre il video in repertorio.

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