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15/04/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

IL CUORE CI GUIDA ALLA VERITÁ – Per raggiungerci la fede non si avvale dei sensi, ma talvolta la Provvidenza si è manifestata in modo sensibile

IL CUORE CI GUIDA ALLA VERITÁ – Per raggiungerci la fede non si avvale dei sensi, ma talvolta la Provvidenza si è manifestata in modo sensibile
Fatima

 



I nostri Lettori ormai sanno che il secondo giovedì del mese il pellegrinaggio giornalistico di Vercelli Oggi dirige verso Lourdes, verso la Grotta di Massabielle, l’incavo nella roccia sulla sponda del torrente Gave dove, tra l’11 febbraio e il 16 luglio 1858 la Vergine apparve a Bernadette Soubirous.


Il mese di aprile è un mese di grande significato nella pedagogia mariana di Lourdes. Non va, infatti, dimenticato che proprio il giorno 7 aprile 1858 si verificò quello che è conosciuto come il “miracolo della candela”. Di cosa si tratta?


Siamo al diciassettesimo, il penultimo, degli incontri della Madre di Dio con la giovane pastorella dei Pirenei. La realtà delle apparizioni ha già suscitato movimenti contrastanti: c’è fiducia, ma anche scetticismo ed avversione nei confronti di Bernadette. La gente incomincia a recarsi a Lourdes per pregare, a raggiungere la Grotta nella speranza di incontrarvi la veggente. Ed è proprio in questa occasione che la giovane è sottoposta dalla Provvidenza ad una prova che convince anche i più riottosi. Sentiamo in presa diretta quanto si rinviene negli archivi di Lourdes.


Quel giorno Bernadette tiene appoggiato a terra un lungo cero che le ha dato Blazy. Per proteggere la fiamma dalla forte corrente d’aria, la ragazza porta in alto le sue mani e con le dita fa da paravento. Avvolge la fiamma con i due palmi di mano. Il Dottor Dozous non crede ai suoi occhi. Bernadette è in estasi, contempla la Vergine e pare che la fiamma non la tocchi nemmeno, non dà il minimo segno di dolore.


Dopo l’estasi, il medico esamina le mani della santa:”Non c’è niente! Non c’è niente” esclama. Proprio il medico che fino a quel momento aveva rappresentato lo scetticismo più coriaceo, è come conquistato da quel prodigio:”E’ un fatto per me soprannaturale vedere Bernadette in estasi che tiene in mano un cero acceso e ne copre la fiamma con le due mani, senza risentire il più piccolo effetto dal contatto con il fuoco. Ho esaminato le sue mani: non presentano nessun segno di scottatura”.


Da quell’aprile 1858 al 14 aprile 1879. Dopo il tempo delle apparizioni la giovane sceglie di assecondare fino in fondo la propria vocazione, prendendo i voti nella Congregazione della Suore della Carità e dell’Istruzione Cristiana, con Casa Madre a Nevers. Proprio in quell’accogliente convento ella dà prova di sapere  testimoniare, “facendo le cose ordinarie in modo straordinario” quella via mariana alla santità fatta di preghiera, lavoro, nascondimento, rinuncia a sè, ma anche di letizia e di disponibilità all’ascolto ed all’aiuto di tutti. Fa tutti i lavori che le assegnano, dall’inserviente all’infermiera, fino a che la malattia non la costringe alla piena sequela del Crocifisso, rendendole possibile solo “il mestiere di ammalata”, come lei stessa racconta. Ed è proprio in quel lunedì di Pasqua, appunto il 14 aprile, che si prepara al beato transito (sarebbe avvenuto di lì a pochi giorni, il successivo 16) che, consumata dal dolore, crocifissa in quel letto che la accoglie, martoriata dalle piaghe e dalla metastasi dice di sè:”Sono macinata come un granello di frumento”. Questa immagine così evocativa dell’evangelico chicco di grano che muore per dare frutto, le darà, quella stessa notte, ormai entrata in agonia spirituale, la forza di superare l’ultima prova. E’ tentata nella fede e nella speranza. La si sente dire:”Vattene, satana”. E poi confiderà al Cappellano:”Il demonio ha cercato di spaventarmi, ma io ho invocato il nome di Gesù e tutto è scomparso”.


Quello stesso giorno si confessa e si comunica ancora una volta. Il Cappellano la benedice e la esorta a rinnovare con amore il sacrificio della sua vita. Risponde con una vivacità sorprendente:”Quale sacrificio? Non è un sacrificio lasciare questa vita in cui si trovano tante difficoltà per appartenere interamente a Dio”.


E dice ancora:”Come ha ragione l’autore della Imitazione di Cristo (Tommaso da Kempis, ndr) quando insegna che non bisogna attendere l’ultimo momento per servire Dio. Si può fare così poco”.


Alle 19 confida a Suor Natalia:”Cara sorella, ho paura. Ho ricevuto tante grazie e ne ho approfittato così poco. Aiutami, perchè sappia ringraziare la Santa Vergine fino alla fine”.


 

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