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16/11/2014 - Vercelli - Pagine di Fede

IL VENERDI’ SANTO NON E’ L’ULTIMA PAROLA - La Caritas inaugura il dormitorio pubblico - Un locale accogliente per dare un tetto e una speranza - Quella "seconda opportunità" che è diritto di tutti

IL VENERDI’ SANTO NON E’ L’ULTIMA PAROLA - La Caritas inaugura il dormitorio pubblico - Un locale accogliente per dare un tetto e una speranza - Quella "seconda opportunità" che è diritto di tutti
Mons. Marco Arnolfo e Don Osvaldo Carlino inaugurano il nuovo dormitorio intitolato a Don Mauro Stragiotti

Per chi ha avuto il privilegio di conoscere Don Mauro Stragiotti ( Gattinara, 16 maggio 1946 – Vercelli, 10 gennaio 2001 ) non fa meraviglia il fatto che il dormitorio pubblico sia a lui intitolato.
E non solo perché fu Direttore della Caritas diocesana che ne è titolare, dal 1987 al 1996.
Un sacerdote capace con la sua testimonianza di suscitare la nostalgia di Dio.
Nella sua vita hanno avuto posto i diseredati, come anche la lezione di Antonio Rosmini. Conciliava le vette della spiritualità con una vita di frontiera, sempre accanto agli ultimi tra gli ultimi, seguendo questo semplice e profetico assunto:”Il modo per verificare se davvero vogliamo bene al Signore, cioè se davvero il desiderio di Lui sa prevalendo sulle nostre passioni c’è; basta confrontarci con la realtà delle nostre relazioni con gli altri. E in proposito Gesù di dà addirittura anche un criterio di misura, quando dice ‘amatevi come io vi ho amato’, cioè fino a questo grado, questa misura estrema”.
Quanti pensieri, quando assistiamo al taglio del nastro, sabato 15 novembre 2014, dei nuovi locali del “dormitorio” della Caritas.
Una ristrutturazione sapiente, certo anche costosa, un vero investimento.
Per preparare un luogo dove chi ha perso tutto possa sentirsi comunque “prezioso”. Unico e irripetibile. Una creatura che la misteriosa Provvidenza creatrice ha voluto fatta a propria immagine e somiglianza.
Ad immagine e somiglianza anche quando non sa dove andare a dormire la notte.
Perché quella “pietra” sulla quale – in mancanza d’altro - posare il capo, è una bella immagine, ma bisogna provare per credere.
Gli ospiti del dormitorio sono tanti, sempre di più.
Perché la crisi è impietosa e quello che si chiama “bump down” vuol dire essere a terra. Anche nel senso di “atterrati”, vinti nella lotta, nella competizione sociale:”Pensa a quanto la nostra società sottolinei l’importanza dell’autorealizzazione – sono ancora parole di Don Mauro – l’importante è realizzare se stessi, l’importante è il successo personale, non importa con quali mezzi ed a quali costi venga raggiunto. E’ un messaggio fuorviante, ‘patogeno’, cioè fonte di sofferenza (…) Tutte le volte che ci chiudiamo e seguiamo la tentazione di costruire il mondo come piace a noi, inevitabilmente, prima o poi, troviamo scacco e incontriamo la sofferenza, la menzogna, la solitudine”.
Ospite del dormitorio (che fino a poco tempo fa era situato nei locali della Comunità di Don Luigi dell’Aravecchia, “Sezione staccata” nelle vicinanze dell’Ospedale S.Andrea) potrebbe essere ciascuno di noi. Sono sempre di più – ad esempio – i padri separati che non hanno più niente. Non hanno più la famiglia. La casa la devono lasciare. Perdono anche il lavoro.

Per tanti di noi qualcuno, un giorno, pronuncia un "ecce homo" e incomincia il Venerdì Santo.

Ma la lezione di Don Mauro è proprio questa: il Venerdì Santo non è l'ultima parola. Così questo posto a lui dedicato diventa un luogo dove vivere la passione individuale, che spesso è morte civile, sapendo che dopo l'oltraggio della Croce c'è, ci può essere anche nella esperienza di ciascuno e non solo in senso escatologico, una "risurrezione" ad una vita nuova.
Vale la pena di guardare questa struttura. Il nostro servizio fotografico fa quello che può per raccontare una “buona notizia”, anche se sappiamo che il bene non fa notizia. E’ una verità, ma non (sempre) importa.
Il progetto.
Si pensava da tempo ad un centro di accoglienza che potesse dare una risposta a tanti che non sono più ascoltati da nessuno.
Ora la Caritas diocesana è guidata da Don Osvaldo Carlino, la cui bella testimonianza, insieme a quella dell’Arcivescovo Mons. Marco Arnolfo e del Sindaco Maura Forte è raccolta nel video in home page che documenta la giornata:
 http://www.vercellioggi.it/dett_video_notizie.asp?id=2342
Dal progetto all’incontro di diverse persone che lo hanno condiviso.
Il Comune ha messo a disposizione il fabbricato. L’ala nella quale – per intenderci – una volta vivevano i Francescani ai tempi dell’indimenticato Padre Diego. Tecnicamente, si tratta di un comodato “gratuito” della durata di 30 anni.
Gratuito fino ad un certo punto, se pensiamo che la Caritas si fa carico di una ristrutturazione dell’immobile pubblico costata centinaia di migliaia di euro.
Vicino a loro un’altra realtà di “quotidiana profezia”, quella della comunità marianista di Don Alberto Colombo.
E pensare che i doni lasciati alla nostra diocesi da Fratel Placido Vidale e Don Mauro Stragiotti ora siano uscio a uscio, non può non lasciare intuire qualche superiore disegno, anche per chi cerca di conservare la mente “fredda”.
La Caritas (il progetto, considerandone l’impegno anche finanziario, è stato assunto dalla Sede nazionale) ha pensato al resto. Ad una ristrutturazione rispettosa, tra l’altro dei vincoli giustamente posti dalla Soprintendenza regionale ai beni architettonici e storici.
All’opera due valenti professionisti vercellesi, l’Arch. Luigi Grignola e l’Ing. Paolo Terrone, che per il loro veramente notevole lavoro hanno ricevuto un bel grazie e – crediamo di non sbagliare – poco o niente sul piano economico. Anche questo è volontariato.
I locali sono perfetti.
I posti sono in tutto 23.
I pasti assicurati anche in questo caso da una intelligente modalità di evitare sprechi, andando a prendere ciò che rimane (reso in condizioni igieniche perfette) dalle mense scolastiche e dall’Ospedale S.Andrea, messo accuratamente da parte in appositi contentitori antibatterici dalla Ditta Alessio di Caresanablot.
Tutto è eseguito con cura di ogni particolare. Non manca la lavanderia, con tanto di asciugatrice. E poi c’è una stanzetta con il collegamento internet e due computer.
Perché anche quando abbiamo perso tutto, restiamo sempre con la nostra vocazione insopprimibile a metterci in contatto con l’ altro, con qualcuno. Cerchiamo di ricostruire reti, collegamenti, opportunità.
Quella seconda opportunità che riaffiora alla memoria dai tempi delle letture giovanili, come quella fascinosa di Gabriel Garcia Marques:”Le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra” con cui si conclude la grande allegoria di Macondo.
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