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04/03/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO – Letture dalla Liturgia di Domenica 7 marzo – “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO – Letture dalla Liturgia di Domenica 7 marzo – “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”
Mosè davanti al roveto ardente

Dal Libro dell’ Esodo, Cap. 3,1-8.13-15



In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele». Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?». Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io Sono mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione».


 


Dal Salmo 102


Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome.


Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici.


Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità,


salva dalla fossa la tua vita,


ti circonda di bontà e misericordia.


Il Signore compie cose giuste, difende i diritti di tutti gli oppressi.


Ha fatto conoscere a Mosè le sue vie, le sue opere ai figli d’Israele.


Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore.


Perché quanto il cielo è alto sulla terra,


così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono


Dalla Prima Lettera di San Paolo apostolo ai Corinti, Cap. 10,1-6.10-12


Non voglio che ignoriate, fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo. Ma la maggior parte di loro non fu gradita a Dio e perciò furono sterminati nel deserto. Ciò avvenne come esempio per noi, perché non desiderassimo cose cattive, come essi le desiderarono. Non mormorate, come mormorarono alcuni di loro, e caddero vittime dello sterminatore. Tutte queste cose però accaddero a loro come esempio, e sono state scritte per nostro ammonimento, di noi per i quali è arrivata la fine dei tempi. Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere.


 


Dal Vangelo secondo San Luca, Cap. 13,1-9  


In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?


No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


A noi, uomini e donne ultraconcreti, piace molto fare le associazioni di tipo causa-effetto. Da quando l’uomo è tale, gli è sempre piaciuto pensare, capire, esercitare la propria intelligenza (da intus-leggere = leggere dentro, leggere ciò che sta dentro o “dietro” le cose). Ci piace questo perché, in fondo, è una delle pochissime possibilità che abbiamo a disposizione per vedere come funziona il mondo… insomma, come è fatta la vita. Quel “cogito, ergo sum” di Cartesio, generalmente parlando, è significativo per quel che vuol dire “l’essere persona umana”.
Ora, questa capacità che la persona umana ha ricevuto da Dio deve poterlo aiutare non solo a capire le connessioni causa-effetto nel mondo materiale, bensì anche a intuire le dinamiche del “mondo spirituale” che è dentro il cuore “profondo come un abisso” della persona umana. Eh sì, si possono capire molte cose che “fremono” dentro il cuore attraverso le associazioni ( = per analogia: Sap 13,5) che, con l’aiuto dell’intelligenza, l’uomo può fare.
Qualcosa del genere ci invita a fare Gesù nel vangelo che questa domenica, la terza del periodo quaresimale, che viene donato alla nostra meditazione. Come sarebbe bello se riuscissimo a capire l’essenza di ciò che Gesù sta dicendo a noi attraverso gli esempi che adopera! Come sarebbe bello poter intus-leggere le cose che, sì, nei nostri tempi accadono! Non voglio guardare solo al quadro “nero” del nostro periodo… eppure quante disgrazie avvengono nel nostro mondo!
Certo, ci colpiscono molto tragedie come sono, per esempio, i terremoti: ricordate la straziante vicenda di L’Aquila; oppure, per venire più vicino nel tempo, il devastante terremoto di Haiti; O quello di qualche giorno fa del Cile! Quante persone sono state schiacciate dal crollo dei palazzi! Per Haiti si parla di più di duecentomila morti! Ci viene quasi da dire che i 18 galilei sopra i quali è crollata la torre di Siloe è niente rispetto alle disgrazie del nostro tempo! O quante persone “vengono” sacrificate dai potenti per motivi, si dice, di interesse nazionale che, in fondo, sono solo interessi politici o ancora più gravemente, interessi strettamente di potere personale!
Sì, disgrazie nel mondo ci sono a valanghe! Dice la seconda lettura “ciò avvenne come segno per noi”. Tra l’altro, anche Gesù sentenzia: “se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. È umano, è normalissimo, davanti alle tragedie del mondo, chiederti: “ma, caspita, devono proprio avvenire queste cose? Dio cosa fa in queste situazioni? O, meglio, dove è?”.
Guardate che Gesù, nonostante lasci intendere, tra le righe, il dispiacere per quelle persone colpite e dalla disgrazia commessa da Pilato, e da quella del crollo della torre, ebbene, Gesù non pone la domanda su Dio. Non perché non lo poteva fare (ricordate il grido sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, vale a dire: “Dio, ma tu ora dove sei? Perché mi hai lasciato solo a soffrire?”). Non pone Gesù questa domanda, bensì lancia un’altra provocazione: “se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”.
In un film chiamato “Shadowlands” (in italiano, “Viaggio in Inghilterra), ad un certo punto il personaggio principale, professore ad Oxford, facendo delle conferenze proprio sul tema della sofferenza nel mondo in connessione con l’esistenza di Dio, afferma: “il dolore è il megafono di Dio che risveglia un mondo sordo”. Non so quanto ci piaccia questa affermazione; non so quanto siamo d’accordo con questo modo di fare, ma, scusatemi il coraggio, di fatto, nel nostro mondo interiore avviene così. Se non siamo messi alla prova, difficilmente la nostra fede pulsa in maniera giusta! Se non siamo toccati dalla croce, difficilmente il sangue che scorre nelle vene del nostro cuore si purifica! Nello stesso film, alla fine, lo stesso personaggio, ormai trasformato dalla sofferenza, afferma: “L’esperienza è un insegnante crudo. Ma impari; Dio, quanto impari”.
A noi, uomini e donne “schiacciati” dalla logica, ossessi dalla necessità “causa-effetto”, piace che le cose funzionino come vogliamo noi. Eppure, per fortuna, Dio ragiona un po’ diversamente. Dio, certo, accetta la connessione “causa-effetto”, quando questa è in funzione della vita, di una vita autentica; ma Dio non fa di questa logica la legge per eccellenza. Se dovesse fare così, saremmo finiti. No, Dio “ragiona” attraverso, possiamo dire, un’altra logica, vale a dire “amo, ergo sum”. È la logica dell’amore che “spinge” Dio ad avere pazienza con noi; e la stessa logica che, non poche volte, ma sempre, annulla la connessione “peccato-punizione” che, secondo la logica umana, dovrebbe funzionare sempre e dovunque. No, addirittura Dio si lascia commuovere da “un vignaiolo” qualunque che lo implora: “lascialo anche quest’anno finché gli zappi attorno, gli metta del concime e (magari) porterà frutto”. Questo è Dio; questa è il suo modo di fare: dare sempre fiducia, dare sempre la possibilità di convertirci. Possiamo forse rimanere “sordi” all’appello pieno di amore di Dio di tornare da Lui? Le disgrazie che avvengono nel mondo ci dispiacciono; anzi, non le vorremmo! Ma, oltre questo normale atteggiamento, lasciamoci interpellare da esse. Se uno è colpito da questo tipo di disgrazie, non necessariamente è più peccatore di noi! Rimane però, per noi che siamo ancora in vita, la possibilità di cambiare mente, di convertire il nostro cuore e di rivolgerlo verso Dio. Anche perché Dio è rivolto sempre verso di noi; ha sempre le braccia tese (guardate il Crocifisso, se non credete) pronto ad abbracciarci. Tocca a noi lasciarci abbracciare da quelle braccia!


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