VercelliOggi.it
Il primo portale quotidiano della provincia di Cuneo
Meteo.it
Borsa Italiana
venerdì 7 agosto 2020 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it
Dettaglio News
21/08/2010 - Pinerolese - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO – Letture dalla Liturgia di domenica 22 agosto 2010 – "La fedeltà del Signore dura per sempre"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO – Letture dalla Liturgia di domenica 22 agosto 2010 – "La fedeltà del Signore dura per sempre"
La porta stretta

Dal Libro del Profeta Isaia, Cap. 66, 18-21



Così dice il Signore:
«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria.
Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle popolazioni di Tarsis, Put, Lud, Mesec, Ros, Tubal e Iavan, alle isole lontane che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunceranno la mia gloria alle genti.
Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutte le genti come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari, al mio santo monte di Gerusalemme – dice il Signore –, come i figli d’Israele portano l’offerta in vasi puri nel tempio del Signore.
Anche tra loro mi prenderò sacerdoti levìti, dice il Signore».
Dal Salmo 116


Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.
Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.


Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Ebrei, Cap. 12,5-7.11-13


Fratelli, avete già dimenticato l’esortazione a voi rivolta come a figli:
«Figlio mio, non disprezzare la correzione del Signore
e non ti perdere d’animo quando sei ripreso da lui;
perché il Signore corregge colui che egli ama
e percuote chiunque riconosce come figlio».
È per la vostra correzione che voi soffrite! Dio vi tratta come figli; e qual è il figlio che non viene corretto dal padre? Certo, sul momento, ogni correzione non sembra causa di gioia, ma di tristezza; dopo, però, arreca un frutto di pace e di giustizia a quelli che per suo mezzo sono stati addestrati.
Perciò, rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire.


Dal Vangelo secondo San Luca, Cap. 13,22-30


In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme.
Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?».
Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno.
Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”.
Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori.
Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Spesso, quando leggiamo (o sentiamo leggere) questo passo del Vangelo di San Luca – ma ritorna anche in San Marco e San Matteo - cadiamo  in un equivoco. Pensiamo che in Paradiso coloro che sono stati i “primi” quaggiù, saranno ultimi e viceversa. E tendiamo ad attribuire questa effimera primazia, destinata ad un “ribaltone” escatologico, a tutti quelli che qui contano: per i soldi, per il potere, per gli uni e l’altro.


Invero, questo destino rovesciato per l’eternità è riservato, secondo la penna e la sensibilità degli Autori, solo ad “alcuni” (S.Luca) oppure “molti” (S.Matteo e Marco) o, ancora, ci si esime da stime quantitative per avvertire che “vi sono” ultimi che saranno primi e viceversa. Non si quantifica. Ma il fenomeno è certo e ribadito – come si direbbe se invece dei Vangeli si esaminassero sentenze – da dottrina e giurisprudenza costanti.


Insomma, è stabilito che i “primi” di questo mondo non possano dormire sonni tranquilli. Tutta la pedagogia di queste domeniche lo ricorda: il primo posto non è dei beni terreni, dell’ansia di possesso, dei nostri desideri.


Perché? C’è forse qualcosa di male nei beni terreni? Nel benessere? Cosa c’è che non va in un “posto al sole” che dia tranquillità, potere, senso di sicurezza per il futuro, per la propria famiglia, per i propri figli ed amici.


Al limite, anche per il proprio popolo, se parliamo di chi è vocato all’esercizio di responsabilità pubbliche che danno potere, responsabilità economiche che danno prestigio e rendono influenti.


Non c’è niente di male. Così come non c’è niente che non vada nell’oro.


L’ha, del resto, creato Dio. Quindi non può essere una cosa cattiva. Il problema, come sempre, siamo noi. Come sempre, l’insidia viene dal nostro “io”, ingombrante e spesso cattivo consigliere, davvero sempre a rischio di volersi sostituire a Dio.


Di volere sostituire, quindi, le cose del mondo alle cose di Dio.


E’ sempre un problema di priorità. A che posto mettiamo il denaro, le ricchezze, il potere? Al secondo o, meglio, al terzo?


Siamo proprio sicuri che nella nostra vita al primo posto ci sia Dio, poi i nostri fratelli e, quindi, a scendere, tutto il resto e perciò anche i beni terreni con tutto quel che segue?


Oppure la cupidigia ci fa anteporre questi interessi alla vera primazia dell’amore di Dio, dell’amore per l’umana creatura? Obbediamo ai nostri sensi o al comandamento più importante, al comandamento nuovo?


Quando pensiamo a queste cose, però, non dobbiamo limitarci ad un confronto – per così dire – “comparativo”. Come se potessimo scegliere: preferisco i beni o preferisco il Signore? Preferisco decidere io cosa è bene e cosa è male, oppure seguo la via di Gesù?


Certo, queste domande sono tutt’altro che oziose ed è bene sorvegliare sempre come ad esse rispondiamo.


Ma le Letture di questa domenica spostano il piano dell’attenzione e ci parlano di un altro desiderio, di un’altra ansia di “possesso”.


Dio vuole noi, ciascuno di noi. Come rispondiamo a questa chiamata? Per comunicarci questo concetto le Letture hanno accenti diversi. Da quello pedagogico – magistrale di San Paolo e Isaia, fino alle struggenti espressioni di Gesù, riferite da San Luca.


Un concetto che comprendiamo meglio se leggiamo fino alla fine il Capitolo di San Luca, oltre il brano che la Liturgia di oggi ne propone:”Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che sono mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le ali e voi non avete voluto!” (Vangelo di San Luca, Cap. 13,34).


E’ un brano di Vangelo che ci viene incontro quasi all’improvviso. Non ce lo aspettiamo. E prima ancora di andare a capire se e come noi ci sentiamo coinvolti in questo sentimento (capiremo meglio leggendo l’Apocalisse di San Giovanni che le allusioni a Gerusalemme coinvolgono ogni uomo), non possiamo nascondere lo stupore proprio per la struggente umanità di queste parole. Quasi lo sfogo di uno che non ne può più.


Dio mio, quanto sei vero Dio e quanto sei anche vero uomo.


A Te che sei l’Onnipotente cadono le braccia di fronte alla nostra “dura cervice”, alla durezza del nostro cuore. Sai provare per noi un amore che non si risparmia neanche le delusioni d’amore.


 



Che altre parole deve trovare Gesù per raggiungere il nostro cuore? Sembra che non sappia proprio più come fare e cosa dire:”Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come una gallina la sua covata sotto le sue ali”.


Certo, rinunciare al Mondo e preferire Gesù comporta un atteggiamento interiore che non è difficile trasferire anche in una immagine esteriore di densità quasi plastica.


La porta stretta. Quanto se ne  è parlato.


Pensiamoci bene. Tutte le volte che dobbiamo scegliere tra le lusinghe del mondo e la sequela di Cristo; tutte le volte che dobbiamo decidere per Gesù, rinunciando a qualcosa o qualcuno. Come è difficile. Ci si stringe il cuore. Come si soffre. Come dobbiamo piegarci.


Talvolta il dolore è così forte che ci pieghiamo davvero, arrivando magari anche a somatizzare e, allora, il concetto è ancora più chiaro. Così piegati entriamo in quella benedetta porta stretta.


Non esiste rinuncia spensierata e gaia, giosa. Esiste il travaglio con i suoi tormenti, come ci insegnava Don Primo Mazzolari. Esiste, semmai, il senso di pace che accompagna l’esito di questo cammino, salvo ricadute sempre possibili.


Esiste – questo sì – la sensazione di maturità e per certi versi anche di appagamento interiore che accompagna la scelta di prendere la Croce. Una scelta che fa apparire tutto il resto su un piano secondario, secondo il principio dell’indifferentismo insegnato da Antonio Rosmini. Non è facile. E’ qualcosa che ricorda la dinamica tra morte e rinascita.


L’annullamento del proprio io in vista di una adesione totale alla chiamata di Gesù. Chi ricorda l’ineguagliabile film di e con Bob FosseAl that jazz” (1979). Il protagonista è alle prese con la morte corporale e ne racconta e riassume le fasi di avvicinamento, da un punto di vista psicologico: ira, rifiuto, mercato, depressione, accettazione. E così è anche per il nostro rapporto con il mondo, per il momento in cui sappiamo di dover scegliere tra lui e Dio. Dapprima ci coglie l’ira.


Non vogliamo saperne e quindi ecco il rifiuto.


Poi quella che Fosse chiama la fase di “mercato”. Si mercanteggia, si cerca di venire a patti. Si trovano escamotage. Si cerca una via per così dire sincretistica, si mettono insieme un po’ tutte le suggestioni prese qua e là dalle religioni per farci una nostra religione laica possibilista ed edulcorata. Quando tutto ciò mostra i suoi limiti è possibile una fase depressiva prima dell’accettazione consapevole della Croce.


Insomma, queste letture (il sessantaseiesimo ed ultimo capitolo della profezia di Isaia richiede una lettura completa: così ce la offre la liturgia di questi giorni e così a nostra volta la offriamo ai Lettori, al termine di queste righe) mettono ancora una volta noi stessi al centro della scena affinchè, come direbbe Soren Kierkegaard, ci rendiamo conto che la scelta è nostra: aut aut.


Isaia 66


1 Così dice il Signore:
«Il cielo è il mio trono,
la terra lo sgabello dei miei piedi.
Quale casa mi potreste costruire?
In quale luogo potrei fissare la dimora?
2 Tutte queste cose ha fatto la mia mano
ed esse sono mie - oracolo del Signore -.
Su chi volgerò lo sguardo?
Sull'umile e su chi ha lo spirito contrito
e su chi teme la mia parola.
3 Uno sacrifica un bue e poi uccide un uomo,
uno immola una pecora e poi strozza un cane,
uno presenta un'offerta e poi sangue di porco,
uno brucia incenso e poi venera l'iniquità.
Costoro hanno scelto le loro vie,
essi si dilettano dei loro abomini;
4 anch'io sceglierò la loro sventura
e farò piombare su di essi ciò che temono,
perché io avevo chiamato e nessuno ha risposto,
avevo parlato e nessuno ha ascoltato.
Hanno fatto ciò che è male ai miei occhi,
hanno preferito quello che a me dispiace».
5 Ascoltate la parola del Signore,
voi che venerate la sua parola.
Hanno detto i vostri fratelli che vi odiano,
che vi respingono a causa del mio nome:
«Mostri il Signore la sua gloria,
e voi fateci vedere la vostra gioia!».
Ma essi saranno confusi.
6 Giunge un rumore, un frastuono dalla città,
un rumore dal tempio:
è la voce del Signore che paga
il contraccambio ai suoi nemici.
7 Prima di provare i dolori, ha partorito;
prima che le venissero i dolori,
ha dato alla luce un maschio.
8 Chi ha mai udito una cosa simile,
chi ha visto cose come queste?
Nasce forse un paese in un giorno;
un popolo è generato forse in un istante?
Eppure Sion, appena sentiti i dolori,
ha partorito i figli.
9 «Io che apro il grembo materno,
non farò partorire?» dice il Signore.
«Io che faccio generare, chiuderei il seno?»
dice il tuo Dio.
10 Rallegratevi con Gerusalemme,
esultate per essa quanti la amate.
Sfavillate di gioia con essa
voi tutti che avete partecipato al suo lutto.
11 Così succhierete al suo petto
e vi sazierete delle sue consolazioni;
succhierete, deliziandovi,
all'abbondanza del suo seno.
12 Poiché così dice il Signore:
«Ecco io farò scorrere verso di essa,
come un fiume, la prosperità;
come un torrente in piena
la ricchezza dei popoli;
i suoi bimbi saranno portati in braccio,
sulle ginocchia saranno accarezzati.
13 Come una madre consola un figlio
così io vi consolerò;
in Gerusalemme sarete consolati.
14 Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore,
le vostre ossa saran rigogliose come erba fresca.
La mano del Signore si farà manifesta ai suoi servi,
ma si sdegnerà contro i suoi nemici.
15 Poiché, ecco, il Signore viene con il fuoco,
i suoi carri sono come un turbine,
per riversare con ardore l'ira,
la sua minaccia con fiamme di fuoco.
16 Con il fuoco infatti il Signore farà giustizia
su tutta la terra
e con la spada su ogni uomo;
molti saranno i colpiti dal Signore.
17 Coloro che si consacrano e purificano nei giardini,
seguendo uno che sta in mezzo,
che mangiano carne suina, cose abominevoli e topi,
insieme finiranno - oracolo del Signore -
18 con le loro opere e i loro propositi.
Io verrò a radunare tutti i popoli e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria.
19 Io porrò in essi un segno e manderò i loro superstiti alle genti di Tarsis, Put, Lud, Mesech, Ros, Tubal e di Grecia, ai lidi lontani che non hanno udito parlare di me e non hanno visto la mia gloria; essi annunzieranno la mia gloria alle nazioni. 20 Ricondurranno tutti i vostri fratelli da tutti i popoli come offerta al Signore, su cavalli, su carri, su portantine, su muli, su dromedari al mio santo monte di Gerusalemme, dice il Signore, come i figli di Israele portano l'offerta su vasi puri nel tempio del Signore. 21 Anche tra essi mi prenderò sacerdoti e leviti, dice il Signore.
22 Sì, come i nuovi cieli
e la nuova terra, che io farò,
dureranno per sempre davanti a me
- oracolo del Signore -
così dureranno la vostra discendenza e il vostro nome.
23
 In ogni mese al novilunio,
e al sabato di ogni settimana,
verrà ognuno a prostrarsi
davanti a me, dice il Signore.
24
 Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini
che si sono ribellati contro di me;
poiché il loro verme non morirà,
il loro fuoco non si spegnerà
e saranno un abominio per tutti».


 


 

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI
CuneoOggi.it - Network © - Blog
Vercelli Oggi.it Sas Di G.Gabotto & C. - P.I. 02685460020- Direttore: Guido Gabotto
Numero telefonico unico, anche Whatsapp: 335 8457447
Mail: info@cuneooggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it