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15/04/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO – Letture della Liturgia di domenica 18 aprile 2010 - "Simone di Giovanni, mi ami?"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO – Letture della Liturgia di domenica 18 aprile 2010 - "Simone di Giovanni, mi ami?"
Diego Velázquez, San Giovanni apostolo a Pàtmos

Dagli Atti degli Apostoli Cap 5,27-32.40-41



In quei giorni, il sommo sacerdote interrogò gli apostoli dicendo: «Non vi avevamo espressamente proibito di insegnare in questo nome? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme del vostro insegnamento e volete far ricadere su di noi il sangue di quest’uomo».
Rispose allora Pietro insieme agli apostoli: «Bisogna obbedire a Dio invece che agli uomini. Il Dio dei nostri padri ha risuscitato Gesù, che voi avete ucciso appendendolo a una croce. Dio lo ha innalzato alla sua destra come capo e salvatore, per dare a Israele conversione e perdono dei peccati. E di questi fatti siamo testimoni noi e lo Spirito Santo, che Dio ha dato a quelli che gli obbediscono».
Fecero flagellare [gli apostoli] e ordinarono loro di non parlare nel nome di Gesù. Quindi li rimisero in libertà. Essi allora se ne andarono via dal Sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù.


Dal Sal 29


Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato.


Ti esalterò, Signore, perché mi hai risollevato,
non hai permesso ai miei nemici di gioire su di me.
Signore, hai fatto risalire la mia vita dagli inferi,
mi hai fatto rivivere perché non scendessi nella fossa.
Cantate inni al Signore, o suoi fedeli,
della sua santità celebrate il ricordo,
perché la sua collera dura un istante,
la sua bontà per tutta la vita.
Alla sera ospite è il pianto
e al mattino la gioia.
Ascolta, Signore, abbi pietà di me,
Signore, vieni in mio aiuto!
Hai mutato il mio lamento in danza,
Signore, mio Dio, ti renderò grazie per sempre.


Dall'Apocalisse di san Giovanni apostolo Cap 5,11-14


Io, Giovanni, vidi, e udii voci di molti angeli attorno al trono e agli esseri viventi e agli anziani. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:


«L’Agnello, che è stato immolato,
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature nel cielo e sulla terra, sotto terra e nel mare, e tutti gli esseri che vi si trovavano, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E gli anziani si prostrarono in adorazione.


Dal vangelo secondo Giovanni Gv 21,1-19


In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.


Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


La prima considerazione è questa: è difficile credere. L’abbiamo visto domenica scorsa. Eppure Gesù si manifesta! Di nuovo! E questa è la terza volta. Anzi la quarta. Prima alle donne, poi due volte nel cenacolo… [e consideriamo degno di nota il fatto che, pur non elogiandolo, Gesù non si sia rifiutato di manifestarsi, di nuovo, anche a Tommaso che era assente e non voleva credere alla testimonianza dei suoi amici!]… Il Signore non respinge mai una richiesta che viene da una difficoltà a credere, se tale impedimento è unito o proviene da un desiderio sincero e non da una superba sfida alla sua Divinità! Ora si manifesta sul lago di Tiberiade, e ancora si manifesterà a Emmaus. Il Signore è risorto. Vuol dire che è vivo. E ancora oggi si manifesta. E si manifesterà sempre, di nuovo, a chiunque desideri con cuore sincero di credere in Lui... Il Signore, infatti, non gioca a nascondino con noi! Perché dovrebbe nascondersi un Dio che fin dall’inizio dei tempi vuole relazionarsi con l’uomo? Un Dio che nella pienezza dei tempi si è manifestato nella concretezza e nella debolezza della nostra carne umana (Natale)? Perché dovrebbe nascondersi un Dio che ci ha salvato e manifestato il suo amore assumendo tutta la sofferenza possibile a un corpo umano (cfr. sindone) e mostrandosi con i segni della passione nel suo vero corpo nel giorno di Pasqua? Ora che Gesù è risorto… perché Dio dovrebbe negare di farsi vedere a chi cerca di imitare la sua vita e desidera seguirlo veramente nella via dell’amore?


André Frossard, era un intellettuale ateo, nato nel 1915 a Belford, nella Francia Orientale. Suo padre, Ludovico, fu tra i fondatori del Partito Comunista Francese di cui divenne il primo segretario nel 1920. Tutta la famiglia, guadagnata al marxismo, era completamente atea. Nella sua educazione, il problema di Dio non venne mai sfiorato. André studiava arte, perché sapeva dipingere. Poi suo padre lo sistemò presso un giornale: «Temps present». A 20 anni lavorava a Parigi. «È l’8 luglio 1935 – racconta – una magnifica estate. Per la sera ho un appuntamento con una tedeschina bionda... Non credo a niente. A ogni modo, se credessi all’esistenza di una verità, i preti sarebbero gli ultimi ai quali andrei a chiederla. Non provo infine alcuna curiosità per le cose di religione che ritengo di un’altra epoca». Verso sera André, con un amico, si reca in via d’Ulm. L’amico entra in una chiesetta. André, ateo tranquillo, preferisce aspettarlo fuori. Quello non torna più. Sono le 17,10. Spinto dalla curiosità, André entra nella cappella, ma non trova l’amico. Si trova però di fronte a “cose” mai viste: un altare, il Santissimo Sacramento esposto in alto tra fiori e candele accese. Dinanzi all’altare, alcune suore in preghiera. Per caso fissa una candela: la seconda a sinistra della croce. Continua a raccontare: «Dapprima mi vengono suggerite queste parole: “Vita spirituale”. Le ho sentite come se fossero state pronunciate accanto a me sottovoce da una Persona che io non vedo ancora. Non dico che il Cielo si apre. Non si apre, ma si slancia, s’innalza silenziosa folgorazione, da quella insospettabile cappella nella quale si trovava misteriosamente rinchiuso... Un mondo, un altro mondo d’uno splendore e di una densità che rimandano di molto il nostro mondo fra le ombre fragili dei sogni irrealizzati. Questo mondo è la Realtà, la Verità: la vedo dalla sponda oscura su cui sono ancora trattenuto. C’è un ordine nell’universo e alla sommità c’è Dio, l’evidenza di Dio, l’evidenza fatta presenza, fatta Persona di Colui che un istante prima avrei negato. Colui che i cristiani chiamano “Padre nostro” e nel quale sento tutta la dolcezza, una dolcezza attiva, sconvolgente, al di là di ogni violenza, capace di infrangere la pietra più dura e, più duro della pietra, il cuore umano». André Frossard ha scritto tutto questo e molto altro nel suo libro “Dio esiste: io l’ho incontrato”(ed. SEI, Torino). Si è spento il 2 febbraio 1995. A chi lo incontrava era solito ripetere: «Non ho fede in Dio: io l’ho veduto. Tutta la Verità si trova nella Chiesa Cattolica. La Verità è qualcuno, è Gesù Cristo. Che ci posso fare se il Cattolicesimo è vero, se questa Verità è Cristo che vuole essere incontrato? Siamo noi che abbiamo perso la passione di convincere, di testimoniare, di convertire!». (Autore: Paolo Risso, in “santiebeati.it”).


Noi esistiamo mediante un corpo, e il nostro corpo è fatto in modo da interagire con la realtà attraverso i sensi! Noi vogliamo vedere, sentire, toccare… L’abbiamo costatato domenica scorsa con la frustrazione e la pretesa di Tommaso. Lo costatiamo continuamente in noi. “Scendi giù dalla croce e ti crederemo”! Altro che Agnello immolato (cfr. II lettura)! Per questo noi non vediamo Dio! Perché noi vorremmo vedere un Dio che afferma la sua presenza e la sua onnipotenza con effetti speciali…


 Omelie.org


 

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