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24/12/2010 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia del giorno di Natale, 25 dicembre 2010 - "Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia del giorno di Natale, 25 dicembre 2010 - "Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce"
Filippo Lippi, Natività

Dal Libro del Profeta Isaia, Cap. 9,1-6



Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.
Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Màdian.
Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.
Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.
Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.


 Dal Salmo 95


Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome.
Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie.
Gioiscano i cieli, esulti la terra,
risuoni il mare e quanto racchiude;
sia in festa la campagna e quanto contiene,
acclamino tutti gli alberi della foresta.
Davanti al Signore che viene:
sì, egli viene a giudicare la terra;
giudicherà il mondo con giustizia
e nella sua fedeltà i popoli.


Dalla Lettera di San Paolo Apostolo a Tito, Cap.2,11-14


Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo.
Egli ha dato se stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone.


 Dal Vangelo secondo San Luca, Cap. 2,1-14


In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria. Tutti andavano a farsi censire, ciascuno nella propria città.
Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nàzaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta.
Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio.
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, ma l’angelo disse loro: «Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia».
E subito apparve con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e sulla terra pace agli uomini, che egli ama».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Ad indagare questo contrasto profondo e radicale, definitivo, drammatico, tra la luce e le tenebre, nella simbologia offerta dalla Parola di Dio in oltre 100 diverse citazioni e “ambientazioni” lungo tutto il testo biblico, si potrebbe passare una vita. E sarebbe certamente una vita ben spesa.


Così, si è quasi trattenuti dal pudore per la propria minorità, nell’accostarsi ad uno dei temi rivelativi per eccellenza, che nella Liturgia di questo giorno in cui facciamo memoria del Natale di Gesù è proposto da due brani della Sacra Scrittura: in Isaia (il testo integrale del Capitolo IX al termine dell’articolo) e Luca.


Ma, come abbiamo detto, sono più di cento le occasioni in cui incontriamo l’immagine di un contrasto che non lascia spazio a zone grigie e, appunto, d’ombra, a compromessi.


Una, straordinariamente efficace, è nella Prima Lettera di San Pietro (2,9):”Ma voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce”.


Un’altra, grondante di un dolore ancora ignaro della speranza, in Giobbe (10,22):”Terra di caligine e di disordine, dove la luce è come le tenebre”.


Davvero un luogo disperato, se pervaso da una luce incapace di illuminare; così come inefficace è quel sale che non rende sapido l’alimento (Vangelo di S.Luca 14,34): “Il sale è buono, ma se anche il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si salerà?”.


E, ancora, nel Libro di Daniele (2,,22) il giovane principe ebreo, pure ridotto schiavo in prigionia, è tuttavia ascoltato dal terribile sovrano babilonese Nabucodonosor.


Il re, nonostante gli sforzi di tutti i suoi indovini e maghi, incantatori, astrologi, non può dormire. Lo tormentano visioni e sogni tremendi anche perchè il loro significato è oscuro. Impenetrabili, fanno toccare con mano che qualunque potere umano non può raggiungere la conoscenza e la comprensione delle cose ultime. Non può indagare un orizzonte di senso e futuro che resta lì proprio per dire la minorità della dimensione finita, umana, al cospetto di quella infinita, divina. Anche il potere dei sapienti di allora, dei Caldei (conoscitori delle stelle), la espressione massima del sapere umano.


Così Daniele esordisce proprio parlando del Dio di Israele che, solo:”Svela cose profonde e occulte e sa quel che è celato nelle tenebre e presso di lui è la luce”.


Ora, in questa veglia santa, la nostra vita è illuminata da questa luce che rischiara la notte, sconfiggendo le tenebre.


Anche la notte del nostro spirito che, come quella celeste, cala con regolarità sulla nostra giornata terrena.


Così, talvolta, la nostra vita può ridursi come quella  “terra di caligine e di disordine” di cui ci parla Giobbe. Allora magari pensiamo di poter fare da soli, ricorrendo agli illusori e flebili lumi di una “luce” fai da te, che però è un bluff, è “come le tenebre”. Non rischiara e non riscalda. E quando ce ne rendiamo conto stiamo peggio di prima.


La vera luce, invece, moltiplica la gioia e aumenta la letizia. Illumina la strada sulla quale possiamo calcare passi sicuri.


Ringraziamo Dio per il dono di questa luce; ringraziamo il Signore Gesù anche per questo Natale, perchè si ricorda della sua creatura.


Perchè ci viene a cercare nelle tenebre dove andiamo a cacciarci. Così lo preghiamo con tutto il cuore, perduti nella contemplazione del Mistero e possiamo dire:”Vieni Signore Gesù” (Ap.22,20).


Il Nono Capitolo del Libro del Profeta Isaia, testo completo


Isaia 9


1 Il popolo che camminava nelle tenebre
vide una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.
2 Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si gioisce quando si spartisce la preda.
3 Poiché il giogo che gli pesava
e la sbarra sulle sue spalle,
il bastone del suo aguzzino
tu hai spezzato come al tempo di Madian.
4 Poiché ogni calzatura di soldato nella mischia
e ogni mantello macchiato di sangue
sarà bruciato,
sarà esca del fuoco.
5 Poiché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il segno della sovranità
ed è chiamato:
Consigliere ammirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace;
6 grande sarà il suo dominio
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e sempre;
questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.
7 Una parola mandò il Signore contro Giacobbe,
essa cadde su Israele.
8 La conoscerà tutto il popolo,
gli Efraimiti e gli abitanti di Samaria,
che dicevano nel loro orgoglio
e nell'arroganza del loro cuore:
9 «I mattoni sono caduti,
ricostruiremo in pietra;
i sicomori sono stati abbattuti,
li sostituiremo con cedri».
10 Il Signore suscitò contro questo popolo i suoi nemici,
stimolò i suoi avversari:
11 gli Aramei dall'oriente, da occidente i Filistei
che divorano Israele a grandi morsi.
Con tutto ciò non si calma la sua ira
e ancora la sua mano rimane stesa.
12 Il popolo non è tornato a chi lo percuoteva;
non ha ricercato il Signore degli eserciti.
13 Pertanto il Signore ha amputato a Israele capo e coda,
palma e giunco in un giorno.
14 L'anziano e i notabili sono il capo,
il profeta, maestro di menzogna, è la coda.
15 Le guide di questo popolo lo hanno fuorviato
e i guidati si sono perduti.
16 Perciò il Signore non avrà pietà dei suoi giovani,
non si impietosirà degli orfani e delle vedove,
perché tutti sono empi e perversi;
ogni bocca proferisce parole stolte.
Con tutto ciò non si calma la sua ira
e ancora la sua mano rimane stesa.
17 Brucia l'iniquità come fuoco
che divora rovi e pruni,
divampa nel folto della selva,
da dove si sollevano colonne di fumo.
18 Per l'ira del Signore brucia la terra
e il popolo è come un'esca per il fuoco;
nessuno ha pietà del proprio fratello.
19 Dilania a destra, ma è ancora affamato,
mangia a sinistra, ma senza saziarsi;
ognuno mangia la carne del suo vicino.
20 Manàsse contro Efraim
ed Efraim contro Manàsse,
tutti e due insieme contro Giuda.
Con tutto ciò non si calma la sua ira
e ancora la sua mano rimane stesa.






 


 

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