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10/04/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 11 aprile 2010 - "Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 11 aprile 2010 - "Io sono il Primo e l’Ultimo e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi"
Caravaggio - Incredulità di Tommaso - Particolare - 1601-1602 circa

Dagli Atti degli Apostoli, Cap. 5,12-16



Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.
Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.


 Dal Salmo 117


Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!
Ti preghiamo, Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina.


Dal Libro dell’ Apocalisse di San Giovanni, Cap. 1,9-11.12-13.17-19


Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.
Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese».
Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito».


Dal Vangelo secondo San Giovanni 20,19-31


La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.


UN PENSIERO SULLA PAROLA


1.     Questo brano del Vangelo sembra fuori del tempo, o meglio ci colloca nella dimensione dell’eternità. Accadde senza dubbio allora, ma, per la sorpresa ed i dubbi degli interlocutori del Signore, potrebbe essere scritto o riscritto in ogni momento. La paura dei discepoli nei confronti dei Giudei li porta a chiudersi timorosi di testimoniare. Eppure, il Cristo ricorda che questo è il senso della loro missione “Come il Padre ha mandato me, così io mando voi”. Anzi, anticipa il valore di quella promessa che vedrà i dodici giudicare le tribù di Israele dicendo: “Ricevete lo Spirito Santo. A chi rimettete i peccati, sono loro rimessi; a chi li ritenete, sono ritenuti”.


2.     Solo Dio poteva dare un dono così grande investendo alcuni uomini dell’aspetto più saliente della Sua Divinità: concedere il perdono e rimettere i peccati. Lo fa introducendosi con un saluto nuovo: “Pace a voi”. Quella stessa pace che aveva promesso poche ore prima nell’ultima Cena, quando ricordò che la sua pace non è come quella che dà il mondo. Una pace carica di forza e di responsabilità, capace di rimettere o di ritenere le colpe. Pace che può concedere solo chi ha vinto la morte e perdono che può concedere solo chi, con la morte, ha vinto il peccato. Da qui la capacità di rimettere o ritenere, che, ogni discepolo, può fare in persona Christi.


3.     Tommaso era assente! Verrebbe quasi da dire per nostra fortuna, perché, da questa sua assenza, scaturisce una delle più significative e consolanti beatitudini evangeliche, quella che chiama in causa ciascuno di noi. Il Signore ritorna annunciando ancora “Pace a voi!”. Tommaso ora c’è ed è colto da rimorso per la sua incredulità quando si sente dire: “… non essere più incredulo, ma credente”. Era un’assenza che prefigurava altre incredulità, per questo sentirà quella straordinaria beatitudine rivolta a tutti noi: “Perché mi hai visto hai creduto? Beati coloro che hanno creduto senza vedere!”. Cioè beati noi e tutti quelli che verranno fino alla fine dei tempi.


4.     Si possono dare tante letture dell’incredulità di Tommaso, ce n’è una sottile: crede quando è con gli altri, con Pietro, vale a dire nella Chiesa. Quando è fuori, è solo, non crede, nonostante l’altrui testimonianza. Ma quale è il segno visibile della Chiesa? Lo dice la prima lettura: “Tutti stavano insieme uniti e concordi”. La folla, quando passava Pietro, si accontentava che “almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro”. Non era esaltazione se la Scrittura ci dice che “tutti venivano guariti”.


5.     Donde questo coraggio incarnato da quanti prima erano chiusi e timorosi? La certezza della Resurrezione dà forza alle loro anime, come si legge, oggi, nell’Apocalisse. Ecco la rassicurazione del Signore: “Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, il Vivente”. Colui che ha nelle “mani le chiavi della Morte”. Al vederlo, dice Giovanni, caddi come morto, ma l’incoraggiamento del Cristo avrebbe generato una nuova vita.


Omelie.org


Nell’illustrazione: Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (particolare), 1601-1602 circa.

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