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16/10/2010 - Regione Piemonte - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 17 ottobre 2010 - "Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 17 ottobre 2010 - "Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?"
Mosè prega sostenuto da Aronne e Cur

DAL LIBRO DELL’ESODO, CAP. 17, 8 - 13



In quei giorni,  Amalek venne a combattere contro Israele a Refidim.  Mosè disse a Giosuè: "Scegli per noi alcuni uomini ed esci in battaglia contro Amalek. Domani io starò ritto sulla cima del colle con in mano il bastone di Dio".


Giosuè eseguì quanto gli aveva ordinato Mosè per combattere contro Amalek, mentre Mosè, Aronne e Cur salirono sulla cima del colle.


Quando Mosè alzava le mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più forte Amalek.  Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza, presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette, mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l’altro dall’altra, sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al tramonto del sole.


 Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo.


DAL SALMO 120, 1-2; 3-4; 5-6; 7-8


Alzo gli occhi verso i monti:
da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore,
che ha fatto cielo e terra.


Non lascerà vacillare il tuo piede
non si addormenterà il tuo custode.
Non si addormenterà, non prenderà sonno
il custode d’Israele.


Il Signore è il tuo custode,
il Signore è come ombra che ti copre,
e sta alla tua destra.


 Di giorno non ti colpirà il sole,
né la luna di notte.


 Il Signore ti proteggerà da ogni male,
egli proteggerà la tua vita.
Il Signore veglierà su di te,
quando esci e quando entri,
da ora e per sempre.


DALLA SECONDA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO


A TIMOTEO, CAP. 3, 14 – 4, 2


Carissimo,  rimani saldo in quello che hai imparato e di cui sei convinto, sapendo da chi l’hai appreso e che fin dall’infanzia conosci le sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù.


Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.


Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno:  annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina.


DAL VANGELO SECONDO SAN LUCA, CAP. 18, 1- 8


In quel tempo,  Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi:  "C’era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta  le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi".


E il Signore soggiunse: "Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?".


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Ci sono brani del Vangelo che, quando li abbiamo letti,  ci lasciano più inquieti di prima che li leggessimo. Il Vangelo, in effetti, non è una lettura riposante. Si dice che lo si debba sfogliare prima di addormentarsi. Forse, limitandosi a sfogliarlo, funziona. Ma se uno, prima di addormentarsi, legge:”Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”, come fa poi a dormire?


Se non lo sai Tu, Signore, chi lo deve sapere? E se ce lo chiedi avendo per di più l’aria di rivolgere a Te stesso la domanda, introspettiva, lasciata lì, sospesa, come possiamo stare tranquilli? Non c’è neppure qualcosa in questo così “giovanneo” capitolo diciottesimo di San Luca, che ci dia una mano.


Ci sarà ancora la fede? E chi lo sa!? Hanno appena assegnato il premio Nobel per la medicina a uno scienziato che tratta la vita della Tua creatura come si tratterebbe un microchip. E dicono pure che lo faccia per la nostra salute! Il Mondo va così.


La medicina che Tu pratichi, Gesù, guarendo per esempio il cieco di Gerico (Luca, 18,41-43), salva perché ha il proprio presupposto nella fede:”Vai, la tua fede ti ha salvato” hai detto a quel poveretto, che nessuno era riuscito a trattenere dall’avvicinarsi a Te. Gli era bastato sapere che Tu stavi passando di lì, e subito si era messo a strepitare:”Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me”.


Come quell’altra derelitta, la emorroissa (Luca, 8, 43, 48). Per dodici anni i medici avevano cercato di contenere le perdite di sangue che subiva. Niente da fare. Anzi, San Marco racconta di più (5, 25-35):”Or una donna, che da dodici anni era affetta da emorragia e aveva molto sofferto per opera di molti medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio, anzi peggiorando, udito parlare di Gesù, venne tra la folla, alle sue spalle, e gli toccò il mantello. Diceva infatti: «Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita». E subito le si fermò il flusso di sangue, e sentì nel suo corpo che era stata guarita da quel male”. San Marco non era – come invece San Luca – medico e forse per questo non aveva tanti riguardi per la categoria:”Aveva molto sofferto per opera dei medici, spendendo tutti i suoi averi senza nessun vantaggio”.


Non è nemmeno che avesse – ad esempio -  sofferto “nonostante” tutti i pur lodevoli tentativi dei medici, che magari avrebbero potuto prodigarsi, e così via. No. Aveva sofferto “per opera” dei medici. I quali, tra l’altro, non avevano mancato di pensare al proprio tornaconto.


Perché San Marco è così preciso sui limiti – ed anche certi vizi – dei Sanitari? Se ripensiamo al premio Nobel per la medicina assegnato quest’anno ne abbiamo forse un esempio.


La “guarigione” di quella donna, come quella del cieco di Gerico, è la conseguenza di una illuminazione. Una intuizione così folgorante e profonda che suscita reazioni e speranze incontenibili ed apparentemente assurde:”Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello”.  E allora quella povera donna, nella sua martoriata carne, con il proprio esangue corpo, si trascina fino ai piedi di Gesù.


Le letture di questa settimana sono tutte orientate a farci capire meglio l’importanza della fede. Anche quelle delle domeniche precedenti, del resto: se ne avessimo quanta un granellino di senape…


Vinceremmo anche i tremendi amaleciti (Esodo, 17, 8-13). I sudditi di Amalek. Il male in persona. Giosuè ce la fa perché ha un alleato potente nel Signore. Che è invocato da Mosè abbandonato in una preghiera inesausta, che continua anche quando le forze lo abbandonano. Quante volte gli ultimi anni di Giovanni Paolo II ci hanno ricordato questa immagine biblica. Pareva che fosse necessario sostenere la Sua persona, sostenergli le braccia, protese ad invocare Dio per la salvezza di questa umanità insidiata dal male assoluto. Lui lo sapeva bene. Per questo ha resistito. Puntellato e sorretto in mille modi, fino all’ultimo. Qualche volta in modo che è parso persino irragionevole. Perché potesse essere lì, ad esercitare il suo ministero, ad essere punto di riferimento per i cristiani di tutto il mondo. A pregare per noi. Sospeso come in Croce, tra il dolore del mondo ed il Cielo che ancora non arriva.  Fosse stato per lui, chissà quante volte avrebbe chiesto al Signore di essere liberato, congedato dal servizio.


Ecco, la guarigione dalla malattia, la salvezza del popolo come quella dell’anima:”Il Signore ti proteggerà da ogni male” (Salmo 120). E’ tutto possibile se c’è la fede.


Ed è proprio per questo che la domanda di questo diciottesimo capitolo è angosciante:”Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.


Noi cosa possiamo fare? Innanzi tutto, se abbiamo fede almeno quanta un granellino di senape, non pensare troppo a noi stessi. Non ridurci come quel ricco infelice:”divenne assai triste, perché era molto ricco” (Luca, 18,23).


Cosa si era sentito dire quel giovane che, peraltro, viveva nel pieno rispetto della Legge di Dio? Si era sentito dire che per seguire Gesù avrebbe dovuto lasciare tutto. Caspita. Sono cose che fanno riflettere. Va bene prendere la Croce. Va bene prenderla anche “ogni giorno”. Ma vendere tutto quello che si ha è troppo. 


Cosa abbiamo noi cui rinunciare? Abbiamo i beni materiali, certamente. Ci possono rendere schiavi. Anche se questo, oggi, non è forse il problema maggiore: non c’è una lira in giro. Altro che schiavi dei beni materiali. Le famiglie non arrivano a fine mese. Crisi economica o no, tuttavia, ci restano sempre le passioni. Quanto è difficile rinunciare a quelle. Ci resta sempre il nostro “io”. Quanto è cattivo consigliere. Come è difficile farlo stare al proprio posto. Ecco, non è fuori luogo accomunare a quella categoria che sono i molti “beni” del giovane ricco, anche queste cose. Lasciarle è difficile. Proviamoci. Cerchiamo di conservare noi per primi un po’ di fede. Altrimenti, se non la conserviamo noi che pensiamo di essere amici di Gesù, chi la potrà mai conoscere e farne tesoro? Questo mondo non ha tanto bisogno di maestri. Ce ne sono forse troppi. Ha bisogno di testimoni, che scarseggiano. Perché era credibile Madre Teresa di Calcutta? Perché tutti potevano vedere quanto fosse sempre in prima linea in prima persona. Quanto lavorasse. Quanto pregasse. Con quanta serenità donasse a Dio tutte le fatiche, sofferenze, incomprensioni, amarezze, delusioni, che il mondo le riservava.


La seconda cosa che possiamo fare ce la dice San Paolo in questo brano della Seconda Lettera a Timoteo:”Annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna”.


E’ una cosa grande. Possiamo osare annunziare la Parola solo se preghiamo molto. Altrimenti è meglio lasciare stare. Rischieremmo di balbettare e dire cose forse anche fuorvianti. Non si può pensare di capire qualcosa della Parola di Dio se non si prega. Figuriamoci come si può credere di illustrarla ed annunciarla come si deve, se non si chiede – nella preghiera – allo Spirito Santo di aiutarci.


E poi, continua l’Apostolo:”Ammonisci, rimprovera, esorta”.


Dobbiamo, allora, fare i sapientoni, i moralisti, i censori degli altrui costumi, i talebani da talk show, battere il mea culpa sul petto degli altri? Niente affatto. San Paolo ci dice di svolgere questo servizio in modo – diremmo oggi – low profile e con amore:”Con ogni magnanimità e dottrina”. Testimoni, non maestri: “Fare, patire, tacere, pregare”. Così insegnava il Beato Antonio Rosmini.


Apparendo per l’ultima volta ai tre Pastorelli di Fatima, proprio il 13 ottobre 1917, la Madonna ha lasciato un messaggio assai eloquente: la nostra “missionarietà”, la nostra speranza di fare qualcosa affinchè Gesù possa “trovare” la fede sulla terra, al suo ritorno, si costruisce soprattutto con il Rosario.


TESTO INTEGRALE DEL CAPITOLO 18


DEL VANGELO SECONDO SAN LUCA


Luca 18


1 Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi: 2 «C'era in una città un giudice, che non temeva Dio e non aveva riguardo per nessuno. 3 In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. 4 Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, 5 poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi». 6 E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto. 7 E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare? 8 Vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
9 Disse ancora questa parabola per alcuni che presumevano di esser giusti e disprezzavano gli altri: 10 «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. 11 Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. 12 Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. 13 Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. 14 Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell'altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato».
15 Gli presentavano anche i bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. 16 Allora Gesù li fece venire avanti e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. 17 In verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non vi entrerà».
18 Un notabile lo interrogò: «Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna?». 19 Gesù gli rispose: «Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio. 20 Tu conosci i comandamenti: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre». 21 Costui disse: «Tutto questo l'ho osservato fin dalla mia giovinezza». 22 Udito ciò, Gesù gli disse: «Una cosa ancora ti manca: vendi tutto quello che hai, distribuiscilo ai poveri e avrai un tesoro nei cieli; poi vieni e seguimi». 23 Ma quegli, udite queste parole, divenne assai triste, perché era molto ricco.
24 Quando Gesù lo vide, disse: «Quant'è difficile, per coloro che possiedono ricchezze entrare nel regno di Dio. 25 È più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio!». 26 Quelli che ascoltavano dissero: «Allora chi potrà essere salvato?». 27 Rispose: «Ciò che è impossibile agli uomini, è possibile a Dio».
28 Pietro allora disse: «Noi abbiamo lasciato tutte le nostre cose e ti abbiamo seguito». 29 Ed egli rispose: «In verità vi dico, non c'è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, 30 che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».
31 Poi prese con sé i Dodici e disse loro: «Ecco, noi andiamo a Gerusalemme, e tutto ciò che fu scritto dai profeti riguardo al Figlio dell'uomo si compirà. 32 Sarà consegnato ai pagani, schernito, oltraggiato, coperto di sputi 33 e, dopo averlo flagellato, lo uccideranno e il terzo giorno risorgerà». 34 Ma non compresero nulla di tutto questo; quel parlare restava oscuro per loro e non capivano ciò che egli aveva detto.
35 Mentre si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto a mendicare lungo la strada. 36 Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. 37 Gli risposero: «Passa Gesù il Nazareno!». 38 Allora incominciò a gridare: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». 39 Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 40 Gesù allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò: 41 «Che vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io riabbia la vista». 42
 E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». 43 Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo lodando Dio. E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Dio.


 


 

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