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19/12/2010 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 19 dicembre 2010 - "Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 19 dicembre 2010 - "Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto"
Il sogno di Giuseppe

Dal libro del profeta Isaia, Cap. 7,10-1



In quei giorni, il Signore parlò ad Acaz: «Chiedi per te un segno dal Signore, tuo Dio, dal profondo degli inferi oppure dall’alto».


Ma Àcaz rispose: «Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore».


Allora Isaìa disse: «Ascoltate, casa di Davide! Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la vergine concepi rà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele».


Dal Salmo 123


Del Signore è la terra e quanto


contiene:


il mondo, con i suoi abitanti.


È lui che l’ha fondato sui mari


e sui fiumi l’ha stabilito.


Chi potrà salire il monte del Signore?


Chi potrà stare nel suo luogo santo?


Chi ha mani innocenti e cuore puro,


chi non si rivolge agli idoli.


Egli otterrà benedizione dal Signore,


giustizia da Dio sua salvezza.


Ecco la generazione che lo cerca,


che cerca il tuo volto, Dio di


Giacobbe.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani , Cap.1,1-7


Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo


di Dio – che egli aveva promesso per mezzo dei suoi profeti nelle sacre Scritture


e che riguarda il Figlio suo, nato dal seme di Davide secondo la carne, costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione


dei morti, Gesù Cristo nostro Signore; per mezzo di lui abbiamo ricevuto la grazia di essere apostoli, per suscitare l’obbedienza della fede in tutte le genti, a gloria del suo nome, e tra queste siete anche voi, chiamati da Gesù Cristo –, a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo!


Dal Vangelo secondo San Matteo, Cap. 1,18-24


Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce


un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.


Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del


Signore e prese con sé la sua sposa.


UN PENSIERO SULLA PAROLA


I nostri Lettori ormai sanno che la terza settimana del mese il nostro pellegrinaggio giornalistico dirige verso la Cova de Iria, la località presso Fatima, in Portogallo, ovela Vergine apparve a tre pastorelli: Giacinta, Francesco e Lucia.


Le apparizioni si manifestarono dal 13 maggio allo stesso giorno di ottobre dell’anno 1917, una al mese. Furono precedute, nella Primavera di quell’anno, da visioni di


un angelo che in qualche modo le annunciava; la devozione popolare


ha conferito alla celeste figura il titolo di Angelo del Portogallo.


Il Magistero della Chiesa ha insegnato a distinguere tre le “rivelazioni private” e l’unica Rivelazione pubblica della Parola di Dio, che è contenuta nell’Antico e


nel nuovo Testamento. Dopo l’ultimo capitolo dell’Apocalisse (che è il Libro con il quale si conclude la Bibbia), non esiste altra verità rivelata.


Allora, che importanza, significato e, infine, senso attribuire alle molte occasioni in cui lo stesso Gesù, oppure la Madonna o i Santi si rivelano a veggenti mediante i quali parlano al Mondo? Limitiamoci, nell’ambito di una casistica piuttosto ricca che è sedimentata nel corso dei secoli, ai fatti cui la Chiesa attribuisce elementi di autenticità e verità.


Anche circoscrivendo il novero delle apparizioni a quelle suffragate da questo fondamentale avallo, domandiamoci cosa esse abbiano da dire all’uomo moderno.


E’ una domanda che pare particolarmente attuale oggi, quando alla nostra meditazione ed alla nostra preghiera sono presentati brani della Sacra Scrittura che


in qualche modo ci fanno ricordare che ognuno di noi, almeno una volta, ha sperato nella percorribilità di quella scorciatoia sulla quale il pur tormentato e preoccupato Acaz non volle tuttavia avventurarsi:”Non lo chiederò, non voglio tentare il Signore”.


Acaz aveva mille ragioni per essere angosciato: la sua terra ed il suo popolo erano insidiati ed assediati dai nemici, guidati da “Rezìn re di Aram e Pekach figlio di


Romelia, re di Israele” . Più che logico che a lui fosse concesso il desiderio di chiedere un “segno” della benevolenza di Dio.


Quante volte è capitato anche a ciascuno di noi di pensarlo. Nei momenti delle scelte difficili, in quelli della prova e del dolore.


Quando non sapevamo che pesci pigliare e ci pareva di essere in balia e travolti da fatti ulteriori e maggiori rispetto alle nostre possibilità di dominarli.


Signore, dimmi cosa devo fare. Dimmi perchè. Dimmi cosa vuoi da me. Insomma: Signore aiutami. Aiutami e, anche, fammi in qualche modo sapere che mi stai


aiutando, perchè l’angoscia – che è una prova nella prova - non mi siacompagna.


Ecco, questi sono sentimenti certamente umani e, come tali, non dobbiamo illuderci di esserne immuni. Dobbiamo, anzi, o offrire a Dio anche queste nostre debolezze.


Certo senza farcene un titolo di merito, ma senza vergogna, con sincerità. Lui, del resto, ben le conosce. Ci ha fatti lui, come ogni cosa e persona in questo mondo:”Del


Signore è la terra e quanto contiene: il mondo, con i suoi abitanti”.


Così ci ricorda il Salmo che leggiamo


in questa domenica.


Diciamo questo perchè, quando ci accostiamo al tema, peraltro a noi così caro, delle apparizioni, delle rivelazioni private, è alto il rischio di credere che in qualche modo sia arrivato il tempo di vederci destinatari di “segni” idonei a dirci cose che non possiamo sapere dalla Parola di Dio. Che forse non ci basta. Anche perché non la conosciamo abbastanza, non la pratichiamo con assiduità. Non la meditiamo con


umiltà e fede e cercando chi ce la spieghi. Non la contempliamo e, infine, non preghiamocon essa.


L’itinerario di spiritualità che ci ha insegnato un antico maestro della fede, Guilgo II il Certosino, ci porta per mano a percorrere questo cammino: dapprima leggiamo la Parola; poi la meditiamo. La nostra mente ed il nostro cuore sono così rapiti nella sua contemplazione. Che è già preghiera. Dunque: lettura, meditazione, contemplazione preghiera. Ecco un modo insuperabile di passare il tempo. Creda l’illustre Lettore che questo è un consiglio che vale oro, soprattutto  quando non si sa – si passi l’espressione – a che Santo votarsi!


Ma non solo. Proprio perchè è preghiera autentica, è luogo privilegiato per l’incontro con il Padre. Ed è proprio il Padre che “guida i nostri passi”, ci aiuta ed illumina. Sulla strada della nostra salvezza, ma anche sulle strade del mondo che ancora ci aspettano. Allora, cosa attendersi dalle rivelazioni private, che già non sia accessibile mediante una assidua frequentazione della Parola, dai Sacramenti, dalla Messa, dalla Confessione?


Lo ha chiarito con particolari efficacia e chiarezza proprio l’attuale Pontefice quando, ancora Cardinale, era titolare dell’importante Ufficio di Prefetto della Sacra


Congregazione della Dottrina della Fede. Nell’anno 2000 firmò con l’allora Segretario di quella stessa Congregazione, il “nostro” Mons. Tarcisio Bertone, il documento che illustrava la terza parte del “Segreto di Fatima”(il testo integrale a questo link: http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000626_message-fatima_it.html ). Fu l’occasione per dettare anche un importante “Commento teologico” sul tema delle apparizioni, che aiuta a metterne a fuoco il valore: non integrazione e nemmeno completamento della Parola di Dio, della Rivelazione. Semplicemente, esse sono un aiuto a vivere meglio la nostra fede, anche per come, nel corso dei secoli, ne richiamano le immutabili verità.

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