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18/06/2011 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 19 giugno 2011 - "Benedetto sei tu, che penetri con lo sguardo gli abissi"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 19 giugno 2011 - "Benedetto sei tu, che penetri con lo sguardo gli abissi"
I compagni di Daniele nella fornace ardente

Dal Libro dell’Esodo, Cap. 34 4-6.8-9



In quei giorni, Mosè si alzò di buon mattino e salì sul monte Sinai, come il Signore gli aveva comandato, con le due tavole di pietra in mano.
Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà».
Mosè si curvò in fretta fino a terra e si prostrò. Disse: «Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervìce, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità».


Dal Libro di Daniele, Cap. 3,52-56


A te la lode e la gloria nei secoli.


Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo.
Benedetto sei tu nel tuo tempio santo, glorioso.
Benedetto sei tu sul trono del tuo regno.
Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli abissi
e siedi sui cherubini.
Benedetto sei tu nel firmamento del cielo.


Dalla Seconda Lettera di San Paolo Apostolo ai Corinti, Cap. 13,11-13


Fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi.
Salutatevi a vicenda con il bacio santo. Tutti i santi vi salutano.
La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi.


Dal Vangelo secondo San Giovanni, Cap. 3,16-18


In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».


Un pensiero sulla Parola


Senza nulla togliere alla luminosità delle altre gemme della Parola di Dio che ci sono proposte dalla Liturgia di questa settimana, la nostra attenzione è rapita dalla lettura del Libro di Daniele. Che a prima vista potrebbe apparire giusto come un intermezzo tra passi più “corposi” e celebri della Scrittura: dal Libro dell’Esodo alla rivelazione fatta da Gesù a Nicodemo, passando per l’esortazione paolina alla perfezione.


Qui – in questo “abstract” dai versetti 52-56 del Testo alessandrino di Daniele – compare solo un susseguirsi di benedizioni. Quasi come una litania, che accompagni, “cucendo”, diversi momenti della Liturgia della Parola.


Ma se dal particolare allarghiamo lo sguardo al generale, ci troviamo al cospetto del monumentale capitolo che parla – appunto – di un monumento, la statua d’oro del Re Nabucodonosor.


Una cosa stupefacente. Alta 60 cubiti. Il “cubito” era l’unità di misura che prendeva nome dalla parte anatomica così chiamata, appunto l’avambraccio dell’uomo adulto, fino al gomito, per convenzione corrispondente a 50 centimetri. Quindi si trattava di una gigante d’oro alto 30 metri. Il simbolo di una potenza umana ineguagliabile. La grandezza del Re di Babilonia, dove stava il popolo di Israele in prigionia. Dove erano ridotti in cattività quattro giovani ebrei, Daniele, Anania, Misaele, Azaria: “giovani israeliti di stirpe reale o di famiglia nobile, senza difetti, di bell'aspetto, dotati di ogni scienza, educati, intelligenti e tali da poter stare nella reggia, per essere istruiti nella scrittura e nella lingua dei Caldei” (Daniele, 1, 3).


Sono i tre compagni di Daniele (Beltazar) ai quali il capo dei funzionari di corte aveva assegnato un nuovo nome (Sadràch, Mesàch e Abdènego) protagonisti di questo racconto.


Un racconto che ci è sempre parso affascinante quanto a suo modo “pericoloso”.


Ohibò! Diranno i Lettori. C’è forse qualcosa di “pericoloso” nella Sacra Scrittura?


Ebbene sì, se ci accostiamo alla Parola di Dio senza alcune “pre – condizioni”. Anzitutto, cercare di essere in Grazia di Dio. Perché è vero che si può leggere la Parola anche dalla condizione di peccatori. Anzi, se uno è peccatore, ma sente il bisogno di avvicinarsi alla Scrittura, è già sulla buona strada per salvarsi. Ma questo brano del Libro di Daniele è uno dei passi che di più dimostra come non si possa guardare alla Bibbia in modo né esclusivamente, né prevalentemente “tecnico”.


Bisogna leggerla pregando o, secondo lo schema psicologico e spirituale di Guilgo II il Certosino, lasciare che la lettura si apra alla meditazione, questa lasci il passo alla contemplazione e quindi naturalmente ritrovarsi a passare da questa dimensione a quella della preghiera.


Pensare che la Bibbia sia un testo per specialisti che ne studino esclusivamente i profili letterari, ne indaghino i presupposti storici e persino archeologici, la filtrino attraverso categorie filosofiche, non è sufficiente. Tutte queste cose sono necessarie e bastano anche al non credente. Ma per il credente è indispensabile pregare che lo Spirito di Dio illumini cuore e mente, che deve trovare aperti, disponibili a riceverne il soffio. Quindi possiamo leggere la Bibbia senza “pericolo” di interpretarne male il significato, di fare qualche “cortocircuito”, se siamo docili all’azione dello Spirito, se seguiamo l’insegnamento e l’esegesi della Chiesa, se cerchiamo di essere in Grazia di Dio e anche, ultimo, ma non per importanza, se perseguiamo le virtù. Tanto quelle teologali, quanto quelle cardinali. E tra queste la prudenza in particolare.


E vediamo perché.


La macchina simbolica che si offre a noi nel Terzo Capitolo del Libro di Daniele (in generale in tutto questo straordinario testo della apocalittica, ma questo è un discorso che se potremo affronteremo con maggiore compiutezza se e quando Dio vorrà, ce ne darà tempo e darà pazienza ai nostri Lettori. Altrimenti il Signore ci mandi pure a lavorare in miniera, che lì forse facciamo meno danni) è una vera e propria provocazione.


Proprio per questo pubblichiamo il testo di tutto il capitolo (al termine dell'articolo), così che il Lettore possa percorrerlo e capire meglio perché è alto il rischio di…bruciarsi le penne, se lo leggiamo con occhi profani.


Occhi, magari, un po’ frettolosi e persino vogliosi di trovare nella Parola qualcosa che immediatamente ci conforti, ci dia ragione, rispetto alla nostra vita quotidiana.


Insomma, per chi ha la tentazione di far dire alla Bibbia ciò che gli piacerebbe sentirsi dire, questa è…manna dal cielo!


All’apparenza. Perché a ben vedere ci sono sfumature che è consigliabile non trascurare.


Al centro dell’attenzione c’è il tema del potere, della sua manifestazione, dei suoi riti, della sua forza omologatrice, delle sue regole, talvolta spietate.


Il “sistema” si afferma anche mediante una rappresentazione di sé capace di dare sicurezze, ma esigente un elevato tributo: la rinuncia, per chi ne subisce il fascino, ad ogni margine di autonomia, all’esercizio del proprio senso critico, all’uso della ragione: portare il cervello all’ammasso, rinunciare alla propria autonomia di pensiero adeguandosi, per pigrizia o convenienza, alla moda, cultura o subcultura, autorità dominante del momento.


Il re – il potere – non è meno prigioniero di questo meccanismo di coloro che sottomette. Ha bisogno di dimostrare la propria grandezza. Deve dare manifestazioni sempre più mirabolanti di potenza. Fino ad erigere un colosso d’oro. Che diventa simbolo del potere, diventa un idolo.


La raffinata scelta letteraria dell’Autore Sacro attira la nostra attenzione su un punto: tutti sono esposti a questa deriva; tutti siamo chiamati, in un momento o nell’altro della nostra vita, a fare i conti con questa tentazione. Per dirci della universalità di questo problema sceglie di preparare un lungo elenco di personaggi in commedia: i satrapi, i giudici, i questori, insomma tutti gli attori di un “sistema” operante in tutte le “province”, cioè ovunque.


Il richiamo diffuso perché tutti vengano volentieri e “liberamente” ad adorare l’idolo si avvale di ogni strumento messo a disposizione della cultura del tempo. Di nuovo un lungo elenco: dalla zampogna, all’arpicordo, “ogni specie di strumenti musicali” è adoperato per raggiungere la sensibilità di ciascuno. Nel linguaggio “politicamente corretto” si direbbe “per ascoltare tutti”. E invece tutti si vogliono condizionare con la parola d’ordine del moderno.


Il racconto ci parla poi dei tre ragazzi ebrei, compagni di Daniele. Erano stati portati via dalle loro famiglie, educati al servizio, erano diventati funzionari dell’impero. Si erano sottomessi con umiltà a quel disegno della Provvidenza. Non si erano ribellati a quel destino. Avevano “scelto” ciò che era stato loro “imposto”. Erano – come più tardi avrebbe insegnato la Lettera a Diogneto – nel mondo, ma non “del” mondo. Questo essere “nel” mondo voleva per loro dire che accettavano l’idea di collaborare alla vita civile della comunità, servendo a corte. Aiutando, anzi, nella amministrazione del regno. Erano degli onesti funzionari, dei “tecnici”, diremmo oggi. E proprio il loro lavorare seriamente aveva suscitato le invidie dei satrapi e di tutti gli altri dignitari, forse meno capaci, meno onesti di loro.


Quale migliore occasione, dunque, di sbarazzarsi di ingombranti “concorrenti”, persino fastidiosi e scomodi per la onestà con la quale svolgevano il proprio compito, che quella di metterli in cattiva luce? Di infangarne l’immagine con l’infamante accusa di essere “ribelli” al sistema. Colpevoli nientemeno che di rifiutarsi di adorare la statua d’oro di Nabucodonosor.


Perché i tre giovani questo avevano semplicemente detto: non serviremo gli idoli. Loro adoravano e servivano l’unico vero Dio, al quale avevano donato il loro cuore e tutto di sé. Anche se per vivere dovevano agire e lavorare nella città dell’uomo, nel tempo che era loro dato, secondo gli ordinamenti che si erano ritrovati.


Docili e, ad un tempo, indomiti. Pacifici sudditi dei poteri civili, ma appartenenti ad una “società” che non traguarda solo l’orizzonte umano.


Tutto bene, dunque. Dove sta la “pericolosità” di questo brano della Scrittura?


Sta – secondo il nostro modesto avviso – proprio nel fatto che sia uno di quei passi della Parola che più ci fanno comodo, quando abbiamo a che fare con il mondo.


Siamo in dissenso con qualcuno o qualcosa che ci sovrasta? Allora ecco che ci auto commiseriamo attribuendoci i caratteri dei giovani israeliti. Siamo discriminati per le nostre idee? Altro motivo per protestare che noi, quella statua d’oro, proprio non la vogliamo adorare. E allora magari incominciamo a meledire, ad attaccare, a contestare. A fare – in casi estremi – i ribelli, se potessimo anche i kamikaze.


Ma ci sfugge – o, meglio, ci fa comodo ignorare – che quei ragazzi così integri e saldi nelle proprie convinzioni e nella fedeltà all’unico vero Dio, non erano dei contestatori. Testimoni, questo sì, fino al martirio, ma non provocatori.  Soprattutto se siamo credenti, se siamo cattolici: non possiamo essere una sorta di “Gruppi armati rivoluzionari del Bambin Gesù”, secondo la magistrale ironia di Luis Bunuel.


E proprio questa antinomia tra testimonianza e provocazione, costituisce un crinale stretto sul quale è difficile camminare in equilibrio, tra versanti opposti e scoscesi ed insidiosi del nostro itinerario in questo mondo.


E poi: è facile individuare il “nemico” in un idolo che si dichiara come tale. Siamo contro Nabucodonosor, naturalmente, siamo tutti d’un pezzo nel testimoniare le nostre convinzioni, non ci pieghiamo ad adorare la statua d’oro.


E se anche le nostre convinzioni, persino la nostra identità, diventassero per noi un idolo?


E, ancora: siamo sempre tutti d’un pezzo e saldi nelle nostre convinzioni, nei nostri principi; siamo persino credenti e cattolici. Ma quando dobbiamo rifiutarci di adorare l’idolo della cultura dominante, quando dobbiamo fare – ad esempio – i medici obiettori, dire che non può esservi adozione di bambini da parte di coppie omosessuali, che bisogna mantenere il Crocifisso nelle scuole… e così via: allora non ci succede di subire anche noi il fascino del flauto o del corno, della cetra o della zampogna o di quell’altro suadente strumento che gli specialisti del “politicamente corretto”, della “tolleranza” male intesa sanno scovare per trovare una sintonia con noi o con il nostro ambiente, il nostro partito, la corrente del nostro partito che vuole comunque tenere “aperti canali di dialogo”?


E, infine: cosa insegna ancora l’atteggiamento di quei giovani? Ci insegna che, nel momento della prova, della crisi più nera, della paura più cupa, del terrore, la loro bocca altro non pronunciava che benedizioni al Signore.


Non un insulto, non un segno di ribellione, non una parola arrogante, non una maledizione, nemmeno quelle che il comune sentire di oggi giustificherebbe con vagoni di sacrosante motivazioni.


Consegna di sé a Dio e remissione totale alla Sua volontà, alla Sua provvidenza, alla Sua misericordia, anche quando questa si manifesta o si cela in dimensioni misteriose: questo fanno i giovani. E questo atteggiamento noi dobbiamo essere capaci di imitare. Questo dobbiamo essere capaci di fare se leggiamo bene la Scrittura, la meditiamo, la contemliamo ed infine preghiamo. Altrimenti la  leggiamo un po’ in fretta, in modo un po’ interessato, come può succedere con l’apocalittica in genere ed in particolare Daniele e poi soprattutto questo episodio della fornace ardente, che ci ricorda così da vicino quella dove magari ci troviamo nella nostra esperienza quotidiana. Anche quando è difficile, se non difficilissimo benedire invece che maledire.


Daniele 3


1 Il re Nabucodònosor aveva fatto costruire una statua d'oro, alta sessanta cubiti e larga sei, e l'aveva fatta erigere nella pianura di Dura, nella provincia di Babilonia.
2 Quindi il re Nabucodònosor aveva convocato i sàtrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province, perché presenziassero all'inaugurazione della statua che il re Nabucodònosor aveva fatto erigere.
3 I sàtrapi, i prefetti, i governatori, i consiglieri, i tesorieri, i giudici, i questori e tutte le alte autorità delle province vennero all'inaugurazione della statua. Essi si disposero davanti alla statua fatta erigere dal re.
4 Un banditore gridò ad alta voce: «Popoli, nazioni e lingue, a voi è rivolto questo proclama:
5 Quando voi udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del salterio, della zampogna, e d'ogni specie di strumenti musicali, vi prostrerete e adorerete la statua d'oro, che il re Nabucodònosor ha fatto innalzare.
6 Chiunque non si prostrerà alla statua, in quel medesimo istante sarà gettato in mezzo ad una fornace di fuoco ardente».
7 Perciò tutti i popoli, nazioni e lingue, in quell'istante che ebbero udito il suono del corno, del flauto, dell'arpicordo, del salterio e di ogni specie di strumenti musicali, si prostrarono e adorarono la statua d'oro, che il re Nabucodònosor aveva fatto innalzare.
8 Però in quel momento alcuni Caldei si fecero avanti per accusare i Giudei 9 e andarono a dire al re Nabucodònosor: «Re, vivi per sempre! 10 Tu hai decretato, o re, che chiunque avrà udito il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del salterio, della zampogna e d'ogni specie di strumenti musicali, si deve prostrare e adorare la statua d'oro: 11 chiunque non si prostrerà per adorarla, sia gettato in mezzo ad una fornace con il fuoco acceso.
12 Ora, ci sono alcuni Giudei, ai quali hai affidato gli affari della provincia di Babilonia, cioè Sadràch, Mesàch e Abdènego, che non ti obbediscono, re: non servono i tuoi dèi e non adorano la statua d'oro che tu hai fatto innalzare».
13 Allora Nabucodònosor, sdegnato, comandò che gli si conducessero Sadràch, Mesàch e Abdènego, e questi comparvero alla presenza del re. 14 Nabucodònosor disse loro: «È vero, Sadràch, Mesàch e Abdènego, che voi non servite i miei dèi e non adorate la statua d'oro che io ho fatto innalzare? 15 Ora, se voi sarete pronti, quando udirete il suono del corno, del flauto, della cetra, dell'arpicordo, del salterio, della zampogna e d'ogni specie di strumenti musicali, a prostrarvi e adorare la statua che io ho fatta, bene; altrimenti in quel medesimo istante sarete gettati in mezzo ad una fornace dal fuoco ardente. Qual Dio vi potrà liberare dalla mia mano?».
16 Ma Sadràch, Mesàch e Abdènego risposero al re Nabucodònosor: «Re, noi non abbiamo bisogno di darti alcuna risposta in proposito; 17 sappi però che il nostro Dio, che serviamo, può liberarci dalla fornace con il fuoco acceso e dalla tua mano, o re. 18 Ma anche se non ci liberasse, sappi, o re, che noi non serviremo mai i tuoi dèi e non adoreremo la statua d'oro che tu hai eretto». 19 Allora Nabucodònosor, acceso d'ira e con aspetto minaccioso contro Sadràch, Mesàch e Abdènego, ordinò che si aumentasse il fuoco della fornace sette volte più del solito. 20 Poi, ad alcuni uomini fra i più forti del suo esercito, comandò di legare Sadràch, Mesàch e Abdènego e gettarli nella fornace con il fuoco acceso. 21 Furono infatti legati, vestiti come erano, con i mantelli, calzari, turbanti e tutti i loro abiti e gettati in mezzo alla fornace con il fuoco acceso.
22 Ma quegli uomini, che dietro il severo comando del re avevano acceso al massimo la fornace per gettarvi Sadràch, Mesàch e Abdènego, rimasero uccisi dalle fiamme, 23 nel momento stesso che i tre giovani Sadràch, Mesàch e Abdènego cadevano legati nella fornace con il fuoco acceso.
24 Essi passeggiavano in mezzo alle fiamme, lodavano Dio e benedicevano il Signore.
25 Azaria, alzatosi, fece questa preghiera in mezzo al fuoco e aprendo la bocca disse:
26 «Benedetto sei tu, Signore Dio dei nostri padri;
degno di lode e glorioso è il tuo nome per sempre.
27 Tu sei giusto in tutto ciò che hai fatto;
tutte le tue opere sono vere,
rette le tue vie e giusti tutti i tuoi giudizi.
28 Giusto è stato il tuo giudizio
per quanto hai fatto ricadere su di noi
e sulla città santa dei nostri padri, Gerusalemme.
Con verità e giustizia tu ci hai inflitto tutto
questo
a causa dei nostri peccati,
29 poiché noi abbiamo peccato, abbiamo agito da
iniqui,
allontanandoci da te, abbiamo mancato in ogni modo.
Non abbiamo obbedito ai tuoi comandamenti,
30 non li abbiamo osservati, non abbiamo fatto
quanto ci avevi ordinato per il nostro bene.
31 Ora quanto hai fatto ricadere su di noi,
tutto ciò che ci hai fatto, l'hai fatto con retto
giudizio:
32 ci hai dato in potere dei nostri nemici,
ingiusti, i peggiori fra gli empi,
e di un re iniquo, il più malvagio su tutta la terra.
33 Ora non osiamo aprire la bocca:
disonore e disprezzo sono toccati ai tuoi servi,
ai tuoi adoratori.
34 Non ci abbandonare fino in fondo,
per amore del tuo nome, non rompere la tua alleanza;
35 non ritirare da noi la tua misericordia,
per amore di Abramo tuo amico,
di Isacco tuo servo, d'Israele tuo santo,
36 ai quali hai parlato, promettendo di moltiplicare
la loro stirpe come le stelle del cielo,
come la sabbia sulla spiaggia del mare.
37 Ora invece, Signore,
noi siamo diventati più piccoli
di qualunque altra nazione,
ora siamo umiliati per tutta la terra
a causa dei nostri peccati.
38 Ora non abbiamo più né principe,
né capo, né profeta, né olocausto,
né sacrificio, né oblazione, né incenso,
né luogo per presentarti le primizie
e trovar misericordia.
39 Potessimo esser accolti con il cuore contrito
e con lo spirito umiliato,
come olocausti di montoni e di tori,
come migliaia di grassi agnelli.
40 Tale sia oggi il nostro sacrificio davanti a te
e ti sia gradito,
perché non c'è confusione per coloro che confidano
in te.
41 Ora ti seguiamo con tutto il cuore,
ti temiamo e cerchiamo il tuo volto.
42 Fa' con noi secondo la tua clemenza,
trattaci secondo la tua benevolenza,
secondo la grandezza della tua misericordia.
43 Salvaci con i tuoi prodigi,
da' gloria, Signore, al tuo nome.
44 Siano invece confusi quanti fanno il male ai tuoi
servi,
siano coperti di vergogna con tutta la loro potenza;
e sia infranta la loro forza!
45 Sappiano che tu sei il Signore,
il Dio unico e glorioso su tutta la terra».
46 I servi del re, che li avevano gettati dentro, non cessarono di aumentare il fuoco nella fornace, con bitume, stoppa, pece e sarmenti. 47 La fiamma si alzava quarantanove cubiti sopra la fornace 48 e uscendo bruciò quei Caldei che si trovavano vicino alla fornace. 49 Ma l'angelo del Signore, che era sceso con Azaria e con i suoi compagni nella fornace, allontanò da loro la fiamma del fuoco 50 e rese l'interno della fornace come un luogo dove soffiasse un vento pieno di rugiada. Così il fuoco non li toccò affatto, non fece loro alcun male, non diede loro alcuna molestia.
51 Allora quei tre giovani, a una sola voce, si misero a lodare, a glorificare, a benedire Dio nella fornace dicendo:
52 «Benedetto sei tu, Signore, Dio dei padri nostri,
degno di lode e di gloria nei secoli.
Benedetto il tuo nome glorioso e santo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
53 Benedetto sei tu nel tuo tempio santo glorioso,
degno di lode e di gloria nei secoli.
54 Benedetto sei tu nel trono del tuo regno,
degno di lode e di gloria nei secoli.
55 Benedetto sei tu che penetri con lo sguardo gli
abissi
e siedi sui cherubini,
degno di lode e di gloria nei secoli.
56 Benedetto sei tu nel firmamento del cielo,
degno di lode e di gloria nei secoli.
57 Benedite, opere tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
58 Benedite, angeli del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
59 Benedite, cieli, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
60 Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il
Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
61 Benedite, potenze tutte del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
62 Benedite, sole e luna, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
63 Benedite, stelle del cielo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
64 Benedite, piogge e rugiade, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
65 Benedite, o venti tutti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
66 Benedite, fuoco e calore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
67 Benedite, freddo e caldo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
68 Benedite, rugiada e brina, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
69 Benedite, gelo e freddo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
70 Benedite, ghiacci e nevi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
71 Benedite, notti e giorni, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
72 Benedite, luce e tenebre, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
73 Benedite, folgori e nubi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
74 Benedica la terra il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
75 Benedite, monti e colline, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
76 Benedite, creature tutte
che germinate sulla terra, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
77 Benedite, sorgenti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
78 Benedite, mari e fiumi, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
79 Benedite, mostri marini
e quanto si muove nell'acqua, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
80 Benedite, uccelli tutti dell'aria, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
81 Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il
Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
82 Benedite, figli dell'uomo, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
83 Benedica Israele il Signore,
lo lodi e lo esalti nei secoli.
84 Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
85 Benedite, o servi del Signore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
86 Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
87 Benedite, pii e umili di cuore, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
88 Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore,
lodatelo ed esaltatelo nei secoli,
perché ci ha liberati dagl'inferi,
e salvati dalla mano della morte,
ci ha scampati di mezzo alla fiamma ardente,
ci ha liberati dal fuoco.
89 Lodate il Signore, perché egli è buono,
perché la sua grazia dura sempre.
90 Benedite, fedeli tutti, il Dio degli dèi,
lodatelo e celebratelo, perché la sua grazia dura
sempre».
91 Allora il re Nabucodònosor rimase stupito e alzatosi in fretta si rivolse ai suoi ministri: «Non abbiamo noi gettato tre uomini legati in mezzo al fuoco?». «Certo, o re», risposero.
92 Egli soggiunse: «Ecco, io vedo quattro uomini sciolti, i quali camminano in mezzo al fuoco, senza subirne alcun danno; anzi il quarto è simile nell'aspetto a un figlio di dèi».
93 Allora Nabucodònosor si accostò alla bocca della fornace con il fuoco acceso e prese a dire: «Sadràch, Mesàch, Abdènego, servi del Dio altissimo, uscite, venite fuori». Allora Sadràch, Mesàch e Abdènego uscirono dal fuoco.
94 Quindi i satrapi, i prefetti, i governatori e i ministri del re si radunarono e, guardando quegli uomini, videro che sopra i loro corpi il fuoco non aveva avuto nessun potere; che neppure un capello del loro capo era stato bruciato e i loro mantelli non erano stati toccati e neppure l'odore del fuoco era penetrato in essi.
95 Nabucodònosor prese a dire: «Benedetto il Dio di Sadràch, Mesàch e Abdènego, il quale ha mandato il suo angelo e ha liberato i servi che hanno confidato in lui; hanno trasgredito il comando del re e hanno esposto i loro corpi per non servire e per non adorare alcun altro dio che il loro Dio.
96 Perciò io decreto che chiunque, a qualsiasi popolo, nazione o lingua appartenga, proferirà offesa contro il Dio di Sadràch, Mesàch e Abdènego, sia tagliato a pezzi e la sua casa sia ridotta a un mucchio di rovine, poiché nessun altro dio può in tal maniera liberare».
97 Da allora il re promosse Sadràch, Mesàch e Abdènego a cariche pubbliche nella provincia di Babilonia.
98
 Il re Nabucodònosor a tutti i popoli, nazioni e lingue, che abitano in tutta la terra: Pace e prosperità!
99
 M'è parso opportuno rendervi noti i prodigi e le meraviglie che il Dio altissimo ha fatto per me.
100
 Quanto sono grandi i suoi prodigi
e quanto straordinarie le sue meraviglie!
Il suo regno è un regno eterno
e il suo dominio di generazione in generazione.






 

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