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18/09/2010 - Saluzzese - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 19 settembre 2010 - "Uno solo è Dio e uno solo anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 19 settembre 2010 - "Uno solo è Dio e uno solo anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù"
Gesù, unico mediatore

IL SIGNORE MI DISSE  - Dal libro del profeta Amos



Il Signore mi disse:
«Ascoltate questo,
voi che calpestate il povero
e sterminate gli umili del paese,
voi che dite: “Quando sarà passato il novilunio
e si potrà vendere il grano?
E il sabato, perché si possa smerciare il frumento,
diminuendo l’efa e aumentando il siclo
e usando bilance false,
per comprare con denaro gli indigenti
e il povero per un paio di sandali?
Venderemo anche lo scarto del grano”».
Il Signore lo giura per il vanto di Giacobbe:
«Certo, non dimenticherò mai tutte le loro opere».


LODATE IL SUO NOME – Dal Salmo 112


Lodate, servi del Signore,
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore,
da ora e per sempre.
Su tutte le genti eccelso è il Signore,
più alta dei cieli è la sua gloria.
Chi è come il Signore, nostro Dio,
che siede nell’alto
e si china a guardare
sui cieli e sulla terra?
Solleva dalla polvere il debole,
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i prìncipi,
tra i prìncipi del suo popolo.


UNO SOLO E’ DIO - Dalla prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo


Figlio mio, raccomando, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo condurre una vita calma e tranquilla, dignitosa e dedicata a Dio. Questa è cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità.
Uno solo, infatti, è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto messaggero e apostolo – dico la verità, non mentisco –, maestro dei pagani nella fede e nella verità.
Voglio dunque che in ogni luogo gli uomini preghino, alzando al cielo mani pure, senza collera e senza contese.


QUANTO DEVI AL MIO PADRONE - Dal vangelo secondo Luca


In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”.
L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”.
Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”. Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”.
Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce.
Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


La Parola di Dio che la Liturgia ci offre in questa domenica ci aiuta a riprendere il nostro pellegrinaggio giornalistico alla volta della Cova de Iria, la località portoghese presso Fatima nella quale la Madonna scelse di rivelarsi ai tre pastorelli Francesco, Giacinta e Lucia, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917.


I nostri Lettori ormai sanno che il  terzo giovedì del mese, nell’edizione cartacea settimanale del nostro giornale, VercelliOggi, ci dedichiamo in particolare alla spiritualità mariana secondo i carismi di Fatima.


Ed è la Lettera di San Paolo a Timoteo che ci presenta un brano che conviene leggere con molta attenzione. Ci illustra una verità chiara, che giustifica tutta la nostra fede:”Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù”. Un analogo pensiero espresse, molti anni dopo, il grande mistico San Giovanni della Croce, che visse nel XVI Secolo.


Anche l’autore della “Salita al Monte Carmelo” (da cui queste parole sono tratte), esprime questa verità con termini essenziali, per non dire addirittura radicali:” Dal momento in cui ci ha donato il Figlio suo, che è la Sua unica e definitiva Parola, Dio ci ha detto tutto in una sola volta in questa Sua Parola e non ha più nulla da dire ”. Una perentorietà che non è immediatamente facile da capire, da ammettere e che meglio possiamo comprendere se leggiamo il passo seguente – rispetto a quello qui ripreso – dell’Apostolo che parla di Gesù dicendo ancora:”che ha dato se stesso in riscatto per tutti”. In questo senso Dio non ha più nulla da dire, perchè il sacrificio del Figlio basta a compiere il mistero della salvezza. Ma certamente il Padre continua a parlare all’uomo di tutti i tempi con la potenza della Sua Parola, contenuta nell’Antico e nel Nuovo Testamento, che rappresenta l’unica rivelazione pubblica della Trinità. Al di fuori della Bibbia, dunque, non esiste rivelazione della Parola. E’ proprio questo tema che ci fa pensare sul senso e – si passi l’espressione – sulla “gerarchia” delle numerose rivelazioni che chiamiamo “private”, cioè riservate a uno o qualche “veggente”. Rivelazioni di cui, nella storia della fede, sono stati e sono ancora protagonisti la Madre di Dio, lo stesso Gesù, i Santi.


Il Santo Padre, quando ancora era Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, volle rendere pubblico un documento fondamentale proprio su questo argomento: come considerare le “apparizioni”, le rivelazioni private, in una dimensione di fede che, per essere feconda, deve necessariamente essere correttamente intesa, espressa, vissuta.


E questa istruzione così chiara ed anche così opportuna fu dettata proprio in occasione della rivelazione -  il 13 maggio 2000 - della terza parte del cosiddetto “segreto” di Fatima, nota ai più e per tanto tempo come il “Terzo segreto” di Fatima.


Ecco, allora, qualche brano di questo importante documento.


Lasciamo, quindi, il...computer all’Autore di questo ormai famoso “Commento teologico” al “Messaggio di fatima”:


Apparizioni e segni soprannaturali punteggiano la storia, entrano nel vivo delle vicende umane e accompagnano il cammino del mondo, sorprendendo credenti e non credenti. Queste manifestazioni, che non possono contraddire il contenuto della fede, devono convergere verso l'oggetto centrale dell'annuncio di Cristo: l'amore del Padre che suscita negli uomini la conversione e dona la grazia per abbandonarsi a Lui con devozione filiale. Tale è anche il messaggio di Fatima che, con l'accorato appello alla conversione e alla penitenza, sospinge in realtà al cuore del Vangelo (...)


Il Cardinale Ratzinger così continuava:” L'insegnamento della Chiesa distingue fra la « rivelazione pubblica » e le « rivelazioni private ». Fra le due realtà vi è una differenza non solo di grado ma di essenza. Il termine « rivelazione pubblica » designa l'azione rivelativa di Dio destinata a tutta quanta l'umanità, che ha trovato la sua espressione letteraria nelle due parti della Bibbia: l'Antico ed il Nuovo Testamento. Si chiama « rivelazione », perché in essa Dio si è dato a conoscere progressivamente agli uomini, fino al punto di divenire egli stesso uomo, per attirare a sé e a sé riunire tutto quanto il mondo per mezzo del Figlio incarnato Gesù Cristo. Non si tratta quindi di comunicazioni intellettuali, ma di un processo vitale, nel quale Dio si avvicina all'uomo; in questo processo poi naturalmente si manifestano anche contenuti che interessano l'intelletto e la comprensione del mistero di Dio. Il processo riguarda l'uomo tutto intero e così anche la ragione, ma non solo essa. Poiché Dio è uno solo, anche la storia, che egli vive con l'umanità, è unica, vale per tutti i tempi ed ha trovato il suo compimento con la vita, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. In Cristo Dio ha detto tutto, cioè se stesso, e pertanto la rivelazione si è conclusa con la realizzazione del mistero di Cristo, che ha trovato espressione nel Nuovo Testamento.


Ed è così che è possibile conciliare armonicamente nella fede i due momenti:


diviene ora possibile intendere correttamente il concetto di « rivelazione privata », che si riferisce a tutte le visioni e rivelazioni che si verificano dopo la conclusione del Nuovo Testamento; quindi è la categoria, all'interno della quale dobbiamo collocare il messaggio di Fatima. Ascoltiamo ancora al riguardo innanzitutto il Catechismo della Chiesa Cattolica: « Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”, alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa... Il loro ruolo non è quello... di “completare” la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica »”.


 


 

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