VercelliOggi.it
Il primo portale quotidiano della provincia di Cuneo
Meteo.it
Borsa Italiana
venerdì 7 agosto 2020 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it
Dettaglio News
20/11/2010 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 21 novembre 2010 - "Ed essi unsero Davide re d’Israele"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 21 novembre 2010 - "Ed essi unsero Davide re d’Israele"
Crocifissione, Andrea Mantegna

Dal Secondo Libro di Samuele, Cap. 5,1-3



In quei giorni, vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne. Già prima, quando regnava Saul su di noi, tu conducevi e riconducevi Israele. Il Signore ti ha detto: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele”».
Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re a Ebron, il re Davide concluse con loro un’alleanza a Ebron davanti al Signore ed essi unsero Davide re d’Israele.


 Dal Salmo 121


Quale gioia, quando mi dissero:
«Andremo alla casa del Signore!».
Già sono fermi i nostri piedi
alle tue porte, Gerusalemme!
È là che salgono le tribù,
le tribù del Signore,
secondo la legge d’Israele,
per lodare il nome del Signore.
Là sono posti i troni del giudizio,
i troni della casa di Davide.


Dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Colossesi, Cap. 1,12-20


Fratelli, ringraziate con gioia il Padre che vi ha resi capaci di partecipare alla sorte dei santi nella luce.
È lui che ci ha liberati dal potere delle tenebre  e ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.
Egli è immagine del Dio invisibile, primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potenze.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono. Egli è anche il capo del corpo, della Chiesa. Egli è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti, perché sia lui ad avere il primato su tutte le cose. È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli.


Dal Vangelo Secondo San Luca, Cap. 23,35-43


In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Attorno alla Croce si confrontano due atteggiamenti.


“Il popolo stava a vedere”. Erano molte persone:”Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui” si legge poche righe prima, al versetto 27 di questo stesso capitolo. Nulla lascia intendere che fosse un popolo ostile a Gesù. Anzi, le donne che erano evidentemente parte di quel popolo, già lo piangono e comunque lo compiangono. Al contrario dei capi:”I capi, invece…”. Una umanità divisa, separata da una cesura che serpeggia fin sulle croci poste ai lati di quella del Salvatore. Anche i ladroni sono, infatti, divisi. Le parole di quello cattivo sono quasi uguali a quelle dei “capi”. Ma non si erano messi d’accordo, il ladrone e i capi. E’ normale che, tra loro, siano in sintonia. Sono entrambi figli di un male che non fa il bene anche perché non lo crede possibile. Ed hanno finalmente la prova che tutte quelle storie su Gesù fanno l’unica fine che “logicamente” possono fare. Gesù per i tre anni del suo ministero pubblico, è veramente stato “segno di contraddizione”.


Di questa contraddizione capace di sovvertire convinzioni e convenzioni, non ne potevano più. A nessuno piace pensare di avere sbagliato tutto nella vita.


Così non si limitano – i capi – a gustarsi la vittoria. Vogliono anche togliersi qualche sassolino dalla scarpa e fare in modo che quella fine sia “esemplare” anche più di quanto già non lo sia il supplizio della croce, evidentemente concepito proprio perché facesse passare la voglia di imitare – da parte di chiunque altro – ciò che i condannati avevano fatto. Già in quella pena crudele vi è un elevato contenuto di “pedagogia” giudiziaria. Ma se qualcuno, in quel popolo che “stava a vedere” non avesse capito bene come si sta al mondo, ecco che “i capi” e i “soldati” lo spiegano meglio. E’ questo il senso delle espressioni rivolte a Gesù. Che solo apparentemente sono solo espressioni di pur riprovevole scherno: che razza di re pretendi di essere, che non sei neanche capace di tirare te stesso fuori dai guai?!


Quello tra re e popolo è, del resto, un rapporto che può essere “mediato” solo fino ad un certo punto. Poi, ci vuole il contatto diretto e, comunque, devono vedersi i risultati. A questa realtà ci richiama la figura di Re Davide, che nella prima Lettura troviamo appunto in un momento favorevole della propria parabola, umana e “istituzionale”.


Non è fuori luogo domandarci perché tanta parte della Sacra Scrittura sia dedicata ad illustrarci il tema del governo, con i suoi problemi. In particolare – ma se ne parla anche in tante altre parti della Bibbia -  sono quattro Libro (il Primo e Secondo di Samuele ed i due Libri dei Re). Se il modo di organizzare la convivenza umana, di dirigere uomini e comunità, di amministrare la giustizia, di “gestire” il potere fosse un argomento poco importante, certo la Parola di Dio non se ne curerebbe più di tanto. Perché, dunque, il modo di comportarsi di monarchi, dignitari, ministri, è descritto così bene lungo tutto l’itinerario rivelativo?


Per almeno due motivi. Il primo è che la Parola di Dio parla all’uomo che si trova alle prese con la vita, la storia concreta di popoli e persone. Il “Dio con noi” sa e vuole farci sapere che è con noi nella nostra società, nella nostra casa, poiché vuole abitare il nostro cuore.


Il secondo motivo è che le figure regali, gli uomini che esercitano il potere, sono visti nel loro vissuto, traguardati in un orizzonte che li supera.


Perché la Scrittura dovrebbe intrattenerci su certi vizi di Re Davide, che pure è davvero l’Unto di Dio, il prescelto? Forse per dirci di una qualche possibilità assolutoria legata al ruolo, una sorta di “immunità parlamentare” ante litteram? No di certo. Non si mettono in rilievo i limiti di questa pur maestosa figura di Re per giustificarli.


Davide aveva cominciato a “mettersi in proprio” fuggendo dalla corte di Saul, raccogliendo con sé non già un board di bocconiani, di teste d’uovo. Non il prodotto di elites o i protagonisti di una selezione meritocratica dei migliori. Niente a che vedere, nemmeno, con le teorie che rappresentano la società ideale come capace di offrire a tutti uguali opportunità, che poi ciascuno potrà sviluppare in ragione delle proprie capacita.


Il giovane figlio di Iesse, costretto a riparare lontano da una Corte dove ormai rischiava la pelle, per motivi del tutto estranei tanto alla propria responsabilità, quanto alla propria possibilità di cambiare le cose, si rifugia alle Grotte di Odallam, dove deve restare a cambiare aria per un po’ di tempo. Qui trova un manipolo di disgraziati:”Si radunarono allora con lui quanti erano in strettezze, quelli che avevano debiti e tutti gli scontenti, ed egli diventò loro capo” (Primo Libro di Samuele, 22,2).


Come è diverso, dunque, il reale dall’ideale.


Si racconta di tutte queste cose per fare sapere a noi che – ovunque l’uomo sia chiamato a vivere la propria avventura – non esiste essere umano immune da vizi e passioni. Il potere non è, dunque, categoria o luogo avulso dal mondo. Non è cosa per santi e nemmeno per peccatori. Né ha una funzione di per sé corruttrice o, all’opposto, redentiva. E’ cosa per noi, uomini e donne di tutti i tempi, con i nostri meriti ed i nostri limiti. Anche per questo non possiamo vantarci degli uni, se vogliamo sperare di vedere compresi e perdonati gli altri, cui pure non dobbiamo riservare indulgenze di maniera e velare di pretesti. 

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI
CuneoOggi.it - Network © - Blog
Vercelli Oggi.it Sas Di G.Gabotto & C. - P.I. 02685460020- Direttore: Guido Gabotto
Numero telefonico unico, anche Whatsapp: 335 8457447
Mail: info@cuneooggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it