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21/05/2011 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 22 maggio 2011 - "Io sono la via, la verità e la vita"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 22 maggio 2011 - "Io sono la via, la verità e la vita"
Gesù appare ai discepoli

Dagli Atti degli Apostoli, Cap.  6, 1 - 7



In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.


Dal Salmo 32


Esultate, o giusti, nel Signore;
per gli uomini retti è bella la lode.
Lodate il Signore con la cetra,
con l’arpa a dieci corde a lui cantate.


Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto;
dell’amore del Signore è piena la terra.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame


Dalla Prima Lettera di San Pietro, Cap. 2, 4 - 9


Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d’angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo e sasso d’inciampo, pietra di scandalo.
Essi v’inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.


Dal Vangelo secondo San Giovanni, Cap. 14, 1 - 12


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».


Un pensiero sulla Parola


Verità tra filosofia e fede


(di Gianfranco Ravasi)


«L a verità è come il diamante: è una sola ma ha molte facce». Questa definizione di Gandhi ben illustra il «mistero» della verità che è al tempo stesso disponibile e inaccessibile all’uomo. Essa si presenta con un volto autentico ma mai esaustivo per cui la ricerca rimane il percorso sempre aperto per raggiungerla e per andare costantemente oltre.
Con una certa semplificazione distingueremo due tipologie nella descrizione della verità. La prima è quella proposta dalla cultura greca. La formuleremo attraverso una citazione emblematica del XIII epinicio del poeta
Bacchilide (VI-V secolo a.C.) nato nell’isola di Ceo, nipote del poeta Simonide, contemporaneo di Pindaro e vissuto, come quest’ultimo, alla corte di Gerone a Siracusa.
Afferma, dunque, il poeta greco: «
Memoria ( Mnème ) sottrae l’eroe all’Oblio


(Lèthe) e lo consegna alla Verità ( Alètheia) che trionfa sulle tenebre notturne».


In questa concezione la verità viene raggiunta attraverso Mnème , il «ricordo».


In realtà sappiamo che questo vocabolo è alla base di due altri termini capitali
Da un lato, c’è
Mnemosyne, che è la madre delle Muse l’ispiratrice dell’arte, in particolare dei poeti.
La verità è, quindi, appannaggio dell’esperienza simbolica, estetica, intuitiva. È un percorso nobile e affascinante che svela il volto segreto della realtà e si manifesta nella creatività. D’altro lato, però c’è anche la reminiscenza che, come è noto, è per
Platone la via della conoscenza e del pensiero. Ecco, dunque, due itinerari verso la verità: l’arte e la filosofia che cancellano la tenebra della «smemoratezza», dell’oblio cioè dell’ignoranza. L’altra e ben diversa tipologia della verità è quella cristiana che offre, invece, una concezione «personale».
Infatti
Gesù dichiara nel quarto vangelo: «Io sono la via, la verità, la vita» ( Giovanni
14 ,6 ) e nello stesso vangelo l’ingresso di Cristo nel mondo è così descritto: «Veniva nel mondo la luce vera» (1,9). La celebre domanda di Pilato: «Che cos’è la verità?» – durante il dialogo nel pretorio con Gesù ( Giovanni 18 ,37 -38 ) – ha come risposta da parte di Cristo: «Colui che è dalla verità ascolta la mia voce».


La verità, allora, è per eccellenza un’esperienza di intimità, di ascolto, di adesione. Non per nulla già nel linguaggio anticotestamentario il termine ’emet che la Vulgata rende con veritas in realtà significa «fedeltà, adesione». In questa luce la conoscenza della verità proviene da un’esperienza d’amore e non solo mentale. Essa è alla sorgente della vera fede che è «adorare in spirito e verità» (Giovanni 4,23) e alla radice della libertà piena della salvezza, come dichiara Gesù, sempre nel quarto Vangelo, lo scritto neotestamentario più attento a esaltare questa categoria: «Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi» (8,32).
Un’esegeta, Gertrud Herrgott, ha scritto che per la Bibbia «la verità non interessa prima di tutto l’intelletto che riflette, bensì soprattutto il cuore che crede e ama».


 

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