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25/09/2010 - Cuneo - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 26 settembre 2010 - "E cesserà l’orgia dei dissoluti"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 26 settembre 2010 - "E cesserà l’orgia dei dissoluti"
Il ricco Epulone

PRIMA LETTURA - Dal libro del profeta Amos



Guai agli spensierati di Sion
e a quelli che si considerano sicuri
sulla montagna di Samaria!
Distesi su letti d’avorio e sdraiati sui loro divani
mangiano gli agnelli del gregge
e i vitelli cresciuti nella stalla.
Canterellano al suono dell’arpa,
come Davide improvvisano su strumenti musicali;
bevono il vino in larghe coppe
e si ungono con gli unguenti più raffinati,
ma della rovina di Giuseppe non si preoccupano.
Perciò ora andranno in esilio in testa ai deportati
e cesserà l’orgia dei dissoluti.


DAL SALMO 145 - Loda il Signore, anima mia.


Il Signore rimane fedele per sempre
rende giustizia agli oppressi,
dà il pane agli affamati.
Il Signore libera i prigionieri.
Il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto,
il Signore ama i giusti,
il Signore protegge i forestieri.
Egli sostiene l’orfano e la vedova,
ma sconvolge le vie dei malvagi.
Il Signore regna per sempre,
il tuo Dio, o Sion, di generazione in generazione.


SECONDA LETTURA - Dalla prima lettera di San Paolo apostolo a Timoteo


Tu, uomo di Dio, evita queste cose; tendi invece alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni.
Davanti a Dio, che dà vita a tutte le cose, e a Gesù Cristo, che ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato, ti ordino di conservare senza macchia e in modo irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo,
che al tempo stabilito sarà a noi mostrata da Dio,
il beato e unico Sovrano,
il Re dei re e Signore dei signori,
il solo che possiede l’immortalità
e abita una luce inaccessibile:
nessuno fra gli uomini lo ha mai visto né può vederlo.
A lui onore e potenza per sempre. Amen.


ABBI PIETÀ DI ME - Dal vangelo secondo San Luca


In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.  Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Quante volte, quando pensiamo alla crisi delle economie occidentali, al tramonto dei nostri diffusi modelli  - ingenuamente edonistici – di vita, viene in mente questo vaticinio del Profeta Amos:”Cesserà l’orgia dei dissoluti”. Che in altre versioni del testo sono chiamati (con una indulgenza apparente che però altro non fa se non allargare la cerchia delle persone interessate ad una lettura attenta e pensosa di queste parole del Profeta Amos) “buontemponi.” Cesserà l’orgia dei buontemponi.


Una condizione epocale che l’autore de “La nave dei folli”, Sebastian Brant avrebbe poi, nel XV Secolo, tradotto in una insuperata allegoria satirica.


Che Katherine Anne Porter - nel proprio romanzo che porta lo stesso titolo, del 1962 - avrebbe ambientato in un transatlantico sui ponti del quale, nel 1933, si intrecciano i destini e le piccole vicende umane di una galleria di personaggi perduti nella solipsistica contemplazione del proprio angusto orizzonte, incapaci di intuire l’imminente tragedia che il mondo si stava preparando.


Verrà il momento della consapevolezza, del contatto con la realtà. Tutto, di quel momento, possiamo del resto già intuire e conoscere. Lo dice Abramo, nel passo di San Luca:”Hanno Mosè e i profeti, ascoltino loro”.


Una risposta dura nella sua espressione formale, tuttavia priva di qualsiasi ostilità nei riguardi di quel ricco Epulone che ha passato la vita:”Vestito di bisso e di porpora” e che ogni giorno:”Banchettava lautamente”.


Magari aveva anche un Suv. O gli pareva irrinunciabile fare un mese di ferie l’anno. E se lo chiamavano a lavorare il sabato e la domenica sfiorava l’esaurimento nervoso e protestava per la barbarie insita nella richiesta.


Non poteva – forse – fare a meno di un iPad costruito dalle mani di chi non avrebbe mai potuto permettersene uno. Quando andava all’Estero in viaggio di lavoro pensava sempre a portare, tornando, un regalo alla propria bambina, che a casa lo aspettava. Per sè, nei ritagli di tempo tra un meeting e l’altro, poteva accadere che si regalasse una bambina.


Insomma, sono tanti i modi per “banchettare lautamente”, vestiti “di bisso e porpora”, appagando il proprio “io” ed i propri sensi.


Sin dall’alba della creazione, del resto, il tentatore ha insidiato i nostri progenitori offrendo ciò che a loro si presentava – ed era – buono, gradito agli occhi, desiderabile.


Se però pensiamo che questa sorte – la triste sorte di quel ricco che soffre le pene d’inferno - tocchi a qualcuno in particolare, a qualcuno che ha un nome e cognome preciso:”Epulone”, che perciò non ci riguardi, ci sbagliamo di grosso.


La parola Epulone significa soltanto qualcosa di simile a “mangione”. Ingordo. Preda di una fame del mondo che si può soddisfare nei sensi e con i sensi.


Con questa parola la Scrittura vuole dirci che ciascuno di noi può essere “Epulone”.


Ma la Parola offerta a noi dalla Liturgia di questa domenica richiama anche un’altra realtà.


Quanti sono coloro che, magari straziati dal dolore per la perdita di una persona cara, cercano strade pericolose, scorciatoie illusorie e menzognere, impossibili occasioni di ritrovare un contatto con quell’anima al cui silenzio non sappiamo rassegnarci?


Non è forse capitato anche a ciascuno di noi di desiderare di rivedere, riascoltare anche per un minuto solo un viso, uno sguardo, una voce amati? Non abbiamo anche noi qualche volta implorato che venisse concesso a quell’anima di tornare a noi “dai morti”, come implora Epulone?


Ebbene, ciò è quanto promettono come possibile i seguaci – consapevoli o inconsapevoli – di satana, l’ingannatore.


Tocca ad Abramo, nel racconto di Amos, ricondurre la nostra tensione alla verità ed alla consolazione delle fede.


Davvero, ci basti la verità della fede. Sappiamoli nella grazia del Padre. Diciamo, con S.Agostino:”I morti non sono degli assenti, ma degli invisibili. E con i loro occhi guardano i nostri riempirsi di lacrime”.


 


 

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