VercelliOggi.it
Il primo portale quotidiano della provincia di Cuneo
Meteo.it
Borsa Italiana
giovedì 1 ottobre 2020 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it
Dettaglio News
01/01/2011 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 2 gennaio 2011 - "La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 2 gennaio 2011 - "La Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù"
Mosè di Michelangelo

Dal Libro del Siracide, Cap. 24,1-4.12-16



La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti è benedetta, mentre dice:
«Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda
e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe
e prendi eredità in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio, egli mi ha creato,
per tutta l’eternità non verrò meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e così mi sono stabilita in Sion.
Nella città che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme è il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore è la mia eredità,
nell’assemblea dei santi ho preso dimora».


 Dal Salmo 147


Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli.
Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce.
Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così
non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi


 Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini, Cap. 1,3-6.15-18


Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
Perciò anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi.


Dal Vangelo secondo San Giovanni, Cap. 1,1-18


In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.
Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».
Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.
Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.


Un pensiero sulla Parola


Origene, un grande santo confessore della fede, studioso ed esegeta della Sacra Scrittura vissuto tra il II ed il III Secolo, usava dire che: «Il fiore di tutta la Sacra Scrittura è il Vangelo e il fiore del Vangelo è quello trasmesso a noi da Giovanni, il cui senso profondo e riposto nessuno mai potrà pienamente cogliere».


E se Origene doveva concludere consegnando al mistero la parte più profonda e riposta del pensiero giovanneo, cosa potremmo dire di più noi,  che al suo confronto ci limitiamo a balbettare, sottraendo per di più questo tempo dedicato ai balbettii alla preghiera: l’unica cosa veramente capace di farci assaporare pienamente le parole di questo brano, il prologo, del Vangelo di San Giovanni.


Seguendo però la metafora floreale di Origene, potremmo senz’altro dire che il “fiore” nel “fiore” è proprio il prologo che leggiamo in questa domenica, l’inizio, dell’opera dell’Apostolo Giovanni.


Allora conviene avvicinarsi a questa parte delle Letture con rispetto tutto particolare, se è vero che sin dalla prima parola, il prologo di San Giovanni ci fa pensare a quello della creazione, che leggiamo nel Libro della Genesi (1,1):”In principio Dio creò”.


Così ne parlava Giovanni Paolo II, cui cediamo idealmente e volentieri il computer:


In principio era il Verbo" (Gv 1,1). Con queste parole Giovanni comincia il suo Vangelo facendoci risalire al di là dell'inizio del nostro tempo, fino all'eternità divina. A differenza di Matteo e di Luca che si soffermano soprattutto sulle circostanze della nascita umana del Figlio di Dio, Giovanni punta lo sguardo sul mistero della sua preesistenza divina.


In questa frase, "in principio" significa l'inizio assoluto, inizio senza inizio, l'eternità appunto. L'espressione fa eco a quella presente nel racconto della creazione: "In principio Dio creò il cielo e la terra" (Gn 1,1). Ma nella creazione si trattava dell'inizio del tempo, mentre qui, ove si parla del Verbo, si tratta dell'eternità.


Tra i due princìpi, la distanza è infinita. E' la distanza tra il tempo e l'eternità, tra le creature e Dio.


Possedendo, come Verbo, un'esistenza eterna, Cristo ha un'origine che risale ben al di là della sua nascita nel tempo.


Questa affermazione di Giovanni si fonda su di una precisa parola di Gesù stesso. Ai giudei che gli rimproverano la pretesa di aver visto Abramo pur non avendo ancora cinquanta anni, Gesù replica: "In verità, in verità vi dico: prima che Abramo venisse all'esistenza, Io Sono" (Gv 8,58).


L'affermazione sottolinea il contrasto fra il divenire di Abramo e l'essere di Gesù. Il verbo "genésthai" usato nel testo greco per Abramo significa infatti "divenire" o "venire all'esistenza": è il verbo adatto a designare il modo di esistere proprio delle creature.


Al contrario solo Gesù può dire: "Io Sono", indicando con tale espressione la pienezza dell'essere che rimane al di sopra di ogni divenire. Egli esprime così la coscienza di possedere un essere personale eterno.


Applicando a sé l'espressione "Io Sono", Gesù fa suo il nome di Dio, rivelato a Mosè nell'Esodo. Dopo avergli dato la missione di liberare il suo popolo dalla schiavitù in Egitto, Jahvè, il Signore gli assicura assistenza e vicinanza, e quasi come pegno della sua fedeltà gli svela il mistero del suo nome: "Io sono colui che sono" (Es 3,14). Mosè potrà dunque dire agli Israeliti: "Io-Sono mi ha mandato a voi" (ibid.). Questo nome esprime la presenza salvifica di Dio a favore del suo popolo, ma anche il suo mistero inaccessibile.


Gesù fa suo questo nome divino. Nel Vangelo di Giovanni questa espressione appare più volte sulle sue labbra (cfr 8,24.28.58; 13,19). Con essa Gesù mostra efficacemente che l'eternità, nella sua persona, non solo precede il tempo, ma entra nel tempo.


Pur condividendo la condizione umana, Gesù ha coscienza del suo essere eterno che conferisce un valore superiore a tutta la sua attività. Egli stesso ha sottolineato questo valore eterno: "Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno" (Mc 13,31; par.). Le sue parole, come anche le sue azioni, hanno un valore unico, definitivo, e continueranno ad interpellare l'umanità sino alla fine dei tempi.


L'opera di Gesù comporta due aspetti strettamente uniti: è un'azione salvatrice, che libera l'umanità dal potere del male, ed è una nuova creazione, che procura agli uomini la partecipazione alla vita divina.


La liberazione dal male era stata prefigurata nell'Antica Alleanza, ma solo Cristo la può pienamente realizzare. Solo Lui, come Figlio, dispone di un potere eterno sulla storia umana: "Se il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero" (Gv 8,36). La Lettera agli Ebrei sottolinea fortemente questa verità, mostrando come l'unico sacrificio del Figlio ci abbia ottenuto una "redenzione eterna" (9,12), superando di gran lunga il valore dei sacrifici dell'Antica Alleanza.


La nuova creazione può essere realizzata soltanto da Colui che è onnipotente, poiché implica la comunicazione della vita divina all'esistenza umana.


La prospettiva dell'origine eterna del Verbo, particolarmente sottolineata dal Vangelo di Giovanni, ci stimola a penetrare nella profondità del mistero di Cristo. Professiamo, dunque, sempre più fortemente la nostra fede in Cristo, "Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero". Queste espressioni del Credo ci aprono la via al mistero, sono un invito ad accostarlo. Gesù continua a testimoniare alla nostra generazione, come duemila anni fa ai suoi discepoli ed ascoltatori, la consapevolezza della sua identità divina: il mistero dell'Io Sono.


Per questo mistero la storia umana non è più abbandonata alla caducità, ma ha un senso ed una direzione: è stata come fecondata dall'eternità. Per tutti risuona consolante la promessa che Cristo ha fatto ai suoi discepoli: "Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,20)”.


 

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI
CuneoOggi.it - Network © - Blog
Vercelli Oggi.it Sas Di G.Gabotto & C. - P.I. 02685460020- Direttore: Guido Gabotto
Numero telefonico unico, anche Whatsapp: 335 8457447
Mail: info@cuneooggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it