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30/10/2010 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 31 ottobre 2010 e della Solennità di Tutti i Santi, 1 novembre 2010 - "E’ entrato in casa di un peccatore!"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 31 ottobre 2010 e della Solennità di Tutti i Santi, 1 novembre 2010 - "E’ entrato in casa di un peccatore!"
Zaccheo sul Sicomoro

LETTURE DI DOMENICA 31 OTTOBRE 2010



Dal libro della Sapienza


Signore, tutto il mondo davanti a te è come polvere sulla bilancia,


come una stilla di rugiada mattutina caduta sulla terra.


Hai compassione di tutti, perché tutto puoi,


chiudi gli occhi sui peccati degli uomini,


aspettando il loro pentimento.


Tu infatti ami tutte le cose che esistono


e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato;


se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata.


Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?


Potrebbe conservarsi ciò che da te non fu chiamato all’esistenza?


Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue,


Signore, amante della vita.


Poiché il tuo spirito incorruttibile è in tutte le cose.


Per questo tu correggi a poco a poco quelli che sbagliano


e li ammonisci ricordando loro in che cosa hanno peccato,


perché, messa da parte ogni malizia, credano in te, Signore.


Salmo 144


O Dio, mio re, voglio esaltarti


e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.


Ti voglio benedire ogni giorno,


lodare il tuo nome in eterno e per sempre.


Misericordioso e pietoso è il Signore,


lento all’ira e grande nell’amore.


Buono è il Signore verso tutti,


la sua tenerezza si espande su tutte le creature.


Ti lodino, Signore, tutte le tue opere


e ti benedicano i tuoi fedeli.


Dicano la gloria del tuo regno


e parlino della tua potenza.


Fedele è il Signore in tutte le sue parole


e buono in tutte le sue opere.


Il Signore sostiene quelli che vacillano


e rialza chiunque è caduto.


Dalla Seconda lettera di San Paolo Apostolo ai Tessalonicesi


Fratelli, preghiamo continuamente per voi, perché il nostro Dio vi renda degni della sua chiamata e, con la sua potenza, porti a compimento ogni proposito di bene e l’opera della vostra fede, perché sia glorificato il nome del Signore nostro Gesù in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo.


Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente.


Dal Vangelo secondo San Luca


In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là.


Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!».


Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».


Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento” dice il Libro della Sapienza, parlandoci di un Dio che non è “buonista”. E’ misteriosamente, ma razionalmente, ragionevolmente, si potrebbe persino dire ( tanto il Signore ci perdona… ) “galileianamente” buono:”Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppure formata. Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non l’avessi voluta?”.


Questo Dio è descritto in modo alto e ad un tempo commovente:”Signore, amante della vita”. Cos’altro dire!? Quali altre parole si possono trovare per descrivere un cuore che “bada al sodo”, bada alla propria creatura che ama oltre ogni ragione. “Sei la Verità che non ragiona” avrebbe molti secoli più tardi, pregato Davide Maria Turoldo, restando ammaliato dal mistero di Dio che ama nonostante tutto.


Resta sorpreso della ventura che gli capita anche Zaccheo, come racconta il Vangelo di San Luca. Un uomo potente, arrivato, che sapeva “stare al mondo” nel proprio tempo e, probabilmente, in ogni tempo in cui fosse vissuto. Proprio uno di noi, insomma. Eppure la Parola di Dio si preoccupa di informarci che era un uomo “piccolo”. E proprio perché era intelligente, aveva finito per rendersene conto. Non era uno dei tanti “Neroncini briachi” che non se ne accorgono nemmeno. Sono alti come tappi e si credono chissà chi. Lui aveva capito che per “crescere”, doveva magari affidarsi a qualche stratagemma, come quello di salire di un albero. Ma aveva soprattutto capito che solo aumentando la propria “statura” – morale, spirituale, sapienziale, intellettuale – aumentando la “grandezza” del nostro cuore, si può conoscere Gesù.


LETTURE DALLA LITURGIA


DELLA SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI, LUNEDI’ 1 NOVEMBRE 2010


Dal Libro della Apocalisse di San Giovanni, Cap. 7,2-4.9-14


Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo:
centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».


Dal Salmo 23


Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.
Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.


Dalla Prima Lettera di San Giovanni, Cap. 3, 13


Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro


Dal Vangelo secondo San Matteo, Cap. 5,1-12a


In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Le Letture di questo giorno in cui ricordiamo i Santi di Dio paiono proprio condurci per mano a contemplare il Signore misericordioso. Quel Dio che “asciugherà ogni lacrima dai loro occhi” (Apocalisse di San Giovanni, Cap. 7, 17 – Il testo integrale di questo Capitolo dell’Apocalisse, al termine dell’articolo).


Ogni” lacrima, come si legge e non  – genericamente, ad esempio – “le lacrime”. Non c’è sofferenza, tormento, inquietudine, dolore, ma anche non c’è nostra umana passione, sentimento, travaglio che il Padre non conosca.


Nessuno ci conosce come il Signore. Anzi, potremmo dire che solo il Signore ci conosce. E, quindi, è solo rivolgendoci a lui che possiamo sperare di trovare aiuto, consiglio,  per affrontare e superare i momenti difficili della vita. Come? Qual è il luogo “teologico” in cui questo dialogo si può svolgere? La risposta è semplice: nella preghiera. Nella lettura della Parola. Nella meditazione del “messaggio” che la Provvidenza rivolge a noi, contenuto nell’ Antico e nel Nuovo Testamento.


Dio ha concepito ciascuno di noi: ognuno è un “originale”, nessuno di noi è fatto “in serie”, non possiamo essere clonati. Ogni uomo, ogni donna, è una creatura voluta, cercata, amata dall’eternità e per l’eternità. Dire, perciò, che il Padre ci conosce dalle dita dei piedi sino alla punta dei capelli non è fuori luogo. Anzi, la Parola di Dio va anche più “in profondità” (utile la lettura di qualche brano del Salmo 138):”Sei tu che hai creato le mie viscere – dice il Salmista – e mi hai tessuto nel seno di mia madre”. Naturalmente, il  nostro incontro con il Padre deve essere sincero. Forse riusciamo a barare con gli altri, spesso anche con noi stessi, ma con Lui è diverso:”Tu sai quando seggo e quando mi alzo. Penetri da lontano i miei pensieri (...) la mia parola non è ancora sulla lingua e tu, Signore, già la conosci tutta” (Salmo 138, 3-4).


Seguire Gesù: un impegno e un programma di vita. Un programma breve ed essenziale e certo non facile, ma:”Non lasciate che nulla, mai, vi separi da Gesù Cristo”, insegna Benedetto XVI ai giovani.


Sappiamo però che il mondo, spesso, non la pensa allo stesso modo. Il mondo assume le sembianze e presenta le seduzioni e talvolta i comandi, insinuanti o imperiosi, dell’anticristo. Restare con Gesù può essere difficile ed al mondo può persino apparire inutile, eccentrico, pericoloso, a seconda delle circostanze storiche e della direzione in cui, in ogni tempo, prende a soffiare lo “spirito del mondo”.


E’ ancora il brano tratto dall’Apocalisse che ci suggerisce, in una suggestiva e toccante immagine, l’idea di quanto sia però numerosa la schiera degli “amici di Gesù”.


Leggiamo:”Vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua”.
E’ il popolo di Dio che ha lavato le proprie vesti nel sangue dell’
Agnello. Che ha subito persecuzioni e il martirio per non allontanarsi da Gesù.


Un popolo che, tuttavia, può percepirsi come tale anche in una dimensione “feriale”, quotidiana, quella in cui danno testimonianza tanti “santi minori”. Tante figure straordinarie che magari abbiamo anche conosciuto; non assurgeranno forse mai agli onori degli altari, ma come è stato luminoso il loro esempio.


Quante sono, in ogni momento della nostra vita, quelle tentazioni che rischiano di farci cambiare strada, di abbandonare la Via. Allora, forse, possiamo con qualche ragione concludere che quella “grande tribolazione” di cui ci racconta questo ineguagliabile brano dell’Apocalisse, si possa presentare a noi anche come metafora della vita di ogni uomo e di ogni donna, quotidianamente chiamata a scegliere, a decidere per Dio.


Apocalisse di San Giovanni – Capitolo 7 – Testo integrale


1 Dopo ciò, vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della terra, e trattenevano i quattro venti, perché non soffiassero sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta.
2 Vidi poi un altro angelo che saliva dall'oriente e aveva il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli ai quali era stato concesso il potere di devastare la terra e il mare:
3 «Non devastate né la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servi».
4 Poi udii il numero di coloro che furon segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila, segnati da ogni tribù dei figli d'Israele:
5 dalla tribù di Giuda dodicimila;
dalla tribù di Ruben dodicimila;
dalla tribù di Gad dodicimila;
6 dalla tribù di Aser dodicimila;
dalla tribù di Nèftali dodicimila;
dalla tribù di Manàsse dodicimila;
7 dalla tribù di Simeone dodicimila;
dalla tribù di Levi dodicimila;
dalla tribù di Issacar dodicimila;
8 dalla tribù di Zàbulon dodicimila;
dalla tribù di Giuseppe dodicimila;
dalla tribù di Beniamino dodicimila.
9 Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, avvolti in vesti candide, e portavano palme nelle mani. 10 E gridavano a gran voce:
«La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all'Agnello».
11 Allora tutti gli angeli che stavano intorno al trono e i vegliardi e i quattro esseri viventi, si inchinarono profondamente con la faccia davanti al trono e adorarono Dio dicendo:
12 «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
13 Uno dei vegliardi allora si rivolse a me e disse: «Quelli che sono vestiti di bianco, chi sono e donde vengono?». 14 Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Essi sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello. 15 Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo santuario; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.
16 Non avranno più fame,
né avranno più sete,
né li colpirà il sole,
né arsura di sorta
,
17 perché l'Agnello che sta in mezzo al trono
sarà il loro pastore
e li guiderà alle fonti delle acque della vita.
E Dio tergerà ogni lacrima
dai loro occhi».

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