VercelliOggi.it
Il primo portale quotidiano della provincia di Cuneo
Meteo.it
Borsa Italiana
venerdì 7 agosto 2020 | Vai alla Prima Pagina
Il Santo del giorno
Cerco/Offro lavoro
PiemonteOggi.it
CasaleOggi.it
BiellaOggi.it
CuneoOggi.it
Dettaglio News
06/11/2010 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 7 novembre 2010 - "Tieni saldi i miei passi sulle tue vie e i miei piedi non vacilleranno"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia di domenica 7 novembre 2010 - "Tieni saldi i miei passi sulle tue vie e i miei piedi non vacilleranno"
In quel tempo si avvicinarono a Gesù alcuni sadducei...

Dal Secondo Libro dei Maccabei, Cap. 7,1-2.9-14



In quei giorni, ci fu il caso di sette fratelli che, presi insieme alla loro madre, furono costretti dal re, a forza di flagelli e nerbate, a cibarsi di carni suine proibite.
Uno di loro, facendosi interprete di tutti, disse: «Che cosa cerchi o vuoi sapere da noi? Siamo pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi dei padri».
[E il secondo,] giunto all’ultimo respiro, disse: «Tu, o scellerato, ci elimini dalla vita presente, ma il re dell’universo, dopo che saremo morti per le sue leggi, ci risusciterà a vita nuova ed eterna».
Dopo costui fu torturato il terzo, che alla loro richiesta mise fuori prontamente la lingua e stese con coraggio le mani, dicendo dignitosamente: «Dal Cielo ho queste membra e per le sue leggi le disprezzo, perché da lui spero di riaverle di nuovo». Lo stesso re e i suoi dignitari rimasero colpiti dalla fierezza di questo giovane, che non teneva in nessun conto le torture.
Fatto morire anche questo, si misero a straziare il quarto con gli stessi tormenti. Ridotto in fin di vita, egli diceva: «È preferibile morire per mano degli uomini, quando da Dio si ha la speranza di essere da lui di nuovo risuscitati; ma per te non ci sarà davvero risurrezione per la vita».


Dal Salmo 16


Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.
Tieni saldi i miei passi sulle tue vie
e i miei piedi non vacilleranno.
Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole.
Custodiscimi come pupilla degli occhi,
all’ombra delle tue ali nascondimi,
io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.


Dalla Seconda Lettera di San Paolo Apostolo ai Tessalonicesi, Cap. 2,16-3,5


Fratelli, lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.
Per il resto, fratelli, pregate per noi, perché la parola del Signore corra e sia glorificata, come lo è anche tra voi, e veniamo liberati dagli uomini corrotti e malvagi. La fede infatti non è di tutti. Ma il Signore è fedele: egli vi confermerà e vi custodirà dal Maligno.
Riguardo a voi, abbiamo questa fiducia nel Signore: che quanto noi vi ordiniamo già lo facciate e continuerete a farlo. Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo.


Dal Vangelo secondo San Luca, Cap. 20,27-38







In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se muore il fratello di qualcuno che ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».


 


UN PENSIERO SULLA PAROLA


Ci dirigiamo, in questa prima settimana del mese, alla volta di Valmala, in Alta Valle Varaita, dove la Vergine apparve – dall’agosto all’ottobre 1834 – a quattro giovani del luogo. Rivelandosi, in un modo originale e misterioso, come la Madre della Misericordia. Ed è proprio la Misericordia di Dio Padre, che pare aleggiare sui brani della Scrittura offerti alla nostra meditazione ed alla nostra preghiera dalla Liturgia di questa settimana.


Non che avesse una grande opinione dei farisei, ma Gesù non risparmia nulla nemmeno ai sadducei. Li chiama entrambi “razza di vipere” e aveva le sue buone ragioni per farlo. Erano sempre lì a cercare di coglierlo in fallo, di mettere in rilievo come – secondo loro – il suo insegnamento contrastasse con la Legge, che in effetti conoscevano a menadito. Erano, gli uni e gli altri, i rappresentanti di due “mondi” dell’ebraismo che conviveva necessariamente con il conquistatore romano. Il quale li lasciava fare, nelle cose di chiesa. Purchè si allineassero su quelle politiche e nel controllo del popolo. Una alleanza fra trono e altare – si direbbe – nè nuova, nè originale, nè di breve durata nella storia e nel succedersi delle civiltà, epoche, costumi politici. Non andavano, tra loro, d’accordo. Anzi, nel Primo Secolo dopo Cristo gli uni, i farisei, sterminarono gli altri. Ma quando c’era da dare addosso a Gesù ritrovavano subito l’unità, facevano quadrato. Erano, del resto, sociologicamente complementari. I Sadducei rappresentavano i ceti più elevati, nobili, detenevano il potere economico e religioso. In sinagoga occupavano tutti i posti. Con i Romani, che li rispettavano, avevano un rapporto quasi tra pari, più che di sottomissione al conquistatore. Esprimevano per tradizione il Sommo Sacerdote. Conoscevano e interpretavano la Scrittura e pareva loro che non valesse la pena di occuparsi d’altro di più che non fosse il Pentateuco, i primi cinque Libri della Bibbia: Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio. Esclusivamente nella versione scritta. Al contrario dei farisei, che attribuivano valore dottrinale anche alla tradizione trasmessa dalle fonti orali. I farisei erano gli emergenti: il popolo che si fa borghesia, il cui ruolo cresce anche perchè studia, conquista conoscenze, si apre al mondo. I Romani avrebbero poi imparato che – tra le due fazioni – erano proprio loro i più pericolosi, a gioco lungo. Qualcuno bravo l’avevano anche loro, in entrambe le fazioni. Giairo, il padre della ragazza che - nell’episodio di cui si narra all’ottavo capitolo del Vangelo di San Luca - viene resuscitata da Gesù è un sadduceo, uno dei capi della sinagoga. Eppure la disperazione lo porta a cercare Gesù. L’amore per la propria figlia è più forte di qualsiasi convenienza politica, conformismo, esigenze di facciata.


Così anche il fariseo Gamaliele, che conosciamo dal Capitolo quinto degli Atti degli Apostoli, difende la Chiesa allo stato nascente da un processo sommario e da una condanna ingiusta.


Ma, a parte questi pochi e lodevoli casi, non c’è dubbio che di regola fossero ostili. Talvolta sottilmente, altre volte in modo plateale; in qualche caso ricorrendo alle astuzie, in altri alla forza – propria o delle “forze dell’ordine” romane – una ne facevano e cento ne pensavano per tendere trabocchetti a Gesù.


Qui – in questo brano del Vangelo – di San Luca, conquista la scena un sadduceo, perchè la materia è tutta loro. Loro che non credono alla resurrezione dei morti. E la domanda che pone a Gesù ricalca un po’ quella – ad esempio – sulla liceità di conferire le decime a Cesare, di pagare le tasse: è un trabocchetto. Un trabocchetto fondato proprio su di una interpretazione letterale della Legge. Espresso con un sillogismo che di logico ha ben poco, tranne appunto l'apparenza dell'argomentare. Vigeva, infatti, all’epoca una norma consuetudinaria detta legge del “levirato” che imponeva alle mogli rimaste vedove di andare in sposa ad un cognato, un fratello del marito. Ciò per consentire la perpetuazione, nei figli che fossero nati, del casato. Una norma dall’evidente contenuto e giustificazione “naturalistica” e di tipo tribale. Così si spiega la domanda insidiosa: quando risuscitassero tutti i setti fratelli avvicendatisi in quella singolare successione nuziale, quale sarebbe il marito vero, legittimo?


Gesù risponde spostando il piano dell’attenzione dalla lettera allo spirito della Legge di Dio, ricongiungendosi peraltro in modo pieno e compiuto alla dottrina veterotestamentaria, le cui iridescenze possiamo contemplare in questo Secondo Libro dei Maccabei.


Il sacrificio di quei ragazzi è giustificato – può essere giustificato – solo in una prospettiva escatologica di unione dei salvati nell’abbraccio con l’ Eterno Padre. Quante cose possono insegnarci quei ragazzi eroici, quella madre straziata dal dolore eppure ferma nella propria fede. Pensiamo a come ci comporteremmo noi in un simile frangente: rischiare le vita per testimoniare la nostra fede, la nostra religione? Ma siamo matti? Ma siamo forse integralisti? Talebani? La vita, poi?! Non solo non rischieremmo la vita, ma nemmeno un posto al sole. Nemmeno rinunceremmo al conforto di sentirci parte di un gruppo politicamente corretto. Di essere protagonisti nella società integrata. Senza avvederci che questa “integrazione” sta “dis-integrandosi” da sè, anche perchè al cospetto e confronto di tanti che vivono la propria diversa fede con coerenza maggiore di quanto noi viviamo la nostra. Come siamo, così spesso, chiesa di Laodicea. Nè caldi, nè freddi.


Già che abbiamo l’opportunità - invero piuttosto rara – di intrattenerci sui Libri dei fratelli Maccabei, approfittiamone per ricordare come in essi si rinvengano (al Capitolo 12 in particolare, versetti 42-45) le basi dottrinali per sostenere l’esistenza del Purgatorio.


Proprio per questo – perchè tali basi sono esposte in un libro compreso tra quelli “deuterocanonici” – i fratelli ebrei e protestanti non credono nel Purgatorio. Loro, infatti, considerano i libri deuterocanonici sono quelli del cosiddetto “secondo canone”; si tratta di: Tobia, Giuditta ed Ester (versione greca), Sapienza, Siracide, alcune parti del Libro di Daniele, Baruch, Lettera di Geremia e, appunto, i due Libri dei Fratelli Maccabei.


 


 

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI
CuneoOggi.it - Network © - Blog
Vercelli Oggi.it Sas Di G.Gabotto & C. - P.I. 02685460020- Direttore: Guido Gabotto
Numero telefonico unico, anche Whatsapp: 335 8457447
Mail: info@cuneooggi.it - Note Legali - Privacy
Supporto tecnologico: Etinet s.r.l - 12038 Savigliano (CN) - www.etinet.it