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07/12/2010 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria - "Piena di Grazia"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Solennità dell’Immacolata Concezione di Maria - "Piena di Grazia"
L’Annunciazione

Dal Libro della Genesi, Cap. 3,9-15.20



 [Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero,] il Signore Dio lo chiamò e gli disse: «Dove sei?». Rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto». Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che sei nudo? Hai forse mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?». Rispose l’uomo: «La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato». Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».
Allora il Signore Dio disse al serpente:
«Poiché hai fatto questo,
maledetto tu fra tutto il bestiame
e fra tutti gli animali selvatici!
Sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
Io porrò inimicizia fra te e la donna,
fra la tua stirpe e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno».
L’uomo chiamò sua moglie Eva, perché ella fu la madre di tutti i viventi


Dal Salmo 97


Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo.
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele.
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni!


Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini, Cap.  1,3-6.11-12


Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.


Dal Vangelo secondo San Luca, Cap. 1,26-38


In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.


Un pensiero sulla Parola


“Dove sei?”.


Bastano queste due parole che l’Eterno Padre rivolge ad Adamo per coinvolgerci. E’ una domanda che interpella il nostro lontano progenitore, ma è una domanda cui ognuno deve prepararsi a rispondere. Il Signore, quando lo incontriamo nella nostra coscienza, nella nostra preghiera, ci chiede dove siamo. A che punto siamo del nostro cammino. Come abbiamo passato questa giornata: “Dove sei?”. Proviamo a rispondere, qui e ora.


E’ meglio se rispondiamo sinceramente, senza ricorrere ad espedienti: quello trovato da Adamo, lo scaricabarile sulla donna “che mi hai posto accanto” fa poca strada.


E’ forse utile tracciare un parallelo tra questi due diversi modi che il Signore ha di interrogare i suoi figli. Domande retoriche, si direbbe, visto che il Padre conosce benissimo la realtà e la risposta giusta.


Allora, rileggiamole:”Dove sei?” (Genesi, 3,9) e poi, in Genesi 4,9:”Dov’è Abele, tuo fratello?”.


Lo stesso misero espediente verbale tenta di dare sostanza a risposte impossibili:”La donna che mi hai poso a fianco…” quasi a scaricare la colpa non solo su Eva, ma sul Padre stesso. In qualche modo, se sono caduto – pare voler argomentare Adamo -  la colpa è di altri.


Caino, invece, fa anche peggio, se possibile:”Sono forse io il custode di mio fratello?”. Così tenta di eludere una domanda cui non può rispondere.


Unite dal comun denominatore di queste risposte ingenuamente e disperatamente oblique, stanno le domande del Padre: Dove sei? Dove è Abele, tuo fratello?


Di tutt’altro segno, tono e pathos è un’altra domanda – anche letteralmente uguale – che il Padre rivolge ad Eva ed ancora a Caino:”Che hai fatto?” (Genesi, 3,9 e Genesi 4, 10).


Una domanda che è già una condanna.


Cosa unisce la colpa della donna a quella di Caino?


Apparentemente i fatti si svolgono su piani assai diversi. La disobbedienza di Adamo ed Eva è – per dir così – una risposta sbagliata ad una domanda di senso, che oggi potremmo chiamare ricerca epistemologica. Una ricerca che non vuole – secondo il fraudolento richiamo del serpente – condizionamenti di sorta, che apre le porte a frontiere della conoscenza diverse da quelle assicurate dalla compagnia del Padre.


Affatto diversa appare la situazione di Caino. Qui è apparentemente più facile capire la ragione di una colpa. Siamo al cospetto di un omicidio, di un fratricidio.


Cosa potrà mai unire i due profili, le due figure di “reato”, di peccato?


C’è tuttavia un evidente filo rosso che unisce i due momenti. Entrambi presentano l’uomo che “decide” al posto di Dio. Decide che il bene ed il male sono categorie relative, la cui valutazione è avocabile dall’uomo, invece che rimessa alla Parola del Signore. Decide, così, dal canto suo Caino, che quel fratello può e forse addirittura “deve” morire.


Così la Scrittura ci indica, sin dal Primo suo Libro, che il cattivo esercizio del libero arbitrio è già una scelta di morte. E' una scelta che porta la morte nel mondo.


Caino ci appare da subito come un uomo tormentato:”Il peccato è accovacciato alla tua porta. Verso di te è il suo istinto, ma tu dominalo” (Genesi, 4, 7) lo avverte, senza successo, il Signore. E così ha spazio la macchinazione, la predeterminazione del delitto.


E’ talmente avvincente questo quarto capitolo del Libro della Genesi, che lo presentiamo nel testo integrale, al termine di questa pagina.


Questo brano della Scrittura che la Liturgia offre alla nostra meditazione ed alla nostra preghiera in questo giorno della Immacolata Concezione di Maria, ci aiuta a capire di più di cosa parliamo, quando pensiamo al peccato originale.


Pensiamo a qualcosa che ha radice in un cuore incapace di rimettersi alla volontà di Dio.


E così meglio comprendiamo il senso di quel saluto che l’Angelo rivolge a Maria in questo Vangelo di San Luca. La chiama “Piena di grazia” e dice così a Lei, ma a noi tutti, che nel cuore di Maria non ha spazio il peccato originale, da cui infatti è stata preservata sin dall’alba della creazione, c’è solo grazia.


Dice che ogni creatura è emendata da quella ancestrale colpa per la grazia di Gesù Salvatore. Ma dice soprattutto che ognuno di noi può rispondere, se lo vuole, come fa Maria:”Ecco la serva del Signore, avvenga di me secondo la tua Parola”.


Si badi bene che questa conclusione, così piena di amore e di fiducia in Dio, non è la conclusione cui perviene una donna priva di personalità, di carattere, di capacità raziocinanti, di discernimento.


Anzi, la Parola di Dio si incarica di dirci chiaramente esattamente il contrario.


Maria è una donna che pensa. Che, di fronte a quella così misteriosa provocazione resta “molto turbata”. Allora non si esime dall’onore del pensiero. Si pone in atteggiamento interrogativo, riflessivo, affronta una domanda di senso assai lungimirante e radicale:”Si domandava che senso avesse un tale saluto”.


La Scrittura presenta il contrasto tra una fede che si alimenta nella ragione, quella di Maria, e l’illusione di una ragione finita nell’uomo, che rinuncia a Dio, quella di Adamo ed Eva.


In questo 8 dicembre celebriamo, così, la Solennità della Immacolata Concezione di Maria. E’, bene, mentre ci apprestiamo a meditare su questo grande e misterioso dono di Dio, dissipare innanzitutto un equivoco nel quale molti rischiano di cadere. Quando diciamo che la Madonna è stata concepita senza peccato originale, non alludiamo a nulla di simile al concepimento verginale di Gesù, che illustra il Mistero della Annunciazione. La Madonna, Maria di Nazareth, nacque in seguito ad un normale rapporto coniugale dei propri genitori, che la Tradizione identifica in S.Anna e S.Gioachino. Cosa significa, dunque, “Immacolata Concezione”?


Significa che, in vista dei meriti straordinari pensati per Lei dall’Eterno Padre, quella creatura nacque priva del peccato originale, condizione che invece è propria di ogni altro uomo o donna sulla terra, dopo i nostri progenitori Adamo ed Eva.


Detta così, questa verità di fede, vista con gli occhi di una fede semplice, è in fondo abbastanza intuitiva. E’ chiaro che se la Madonna doveva essere la Madre di Dio che si fa uomo, la Madre del Salvatore, non poteva essere proprio del tutto come le altre creature, almeno da questo punto di vista. Il popolo, infatti, ha sempre – nei secoli, nella Tradizione, nella storia delle Fede – ritenuto come un fatto in fondo naturale che la Madre di Dio non potesse che essere tenuta immune dal peccato originale.


Il popolo, appunto; non così i dotti:”Hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli” (Vangelo di S.Matteo, 11, 25-27). O almeno molti tra questi. Anche se Santi. L’Immacolata Concezione di Maria è una verità di fede che non sempre ha avuto vita facile, nemmeno all’interno della Chiesa. I dotti pensavano più o meno così: se Gesù è venuto per togliere i peccati di “tutti” gli uomini e donne, qualora anche uno solo o una sola tra gli uomini e le donne non fosse stata salvata da Gesù, vorrebbe dire che il Salvatore è un po’ meno “salvatore”. Sarebbe come sminuito. E, invero, non si sarebbe trattato di una “diminutio” di poco conto. Avrebbe portato con sé la conseguenza “logica” che Gesù, in fondo, poteva essere venuto “per molti, ma non per tutti”: un forellino in una diga dogmatica capace di farla infine franare.


Questo secondo la logica umana. Non così ha pensato e agito, evidentemente, l’Eterno Padre, che fece le cose più in grande: Gesù è venuto per salvare tutti gli uomini e donne, Maria compresa. Ma la Madonna è stata salvata – sempre da Gesù – in via preventiva, proprio in vista dei suoi meriti.


Una verità sottile che arrivò a sintetizzare un Dottore della Chiesa ricordato appunto come il “Dottor Sottile”, Giovanni Duns, detto Scoto (perché di origini scozzesi), un francescano che visse attorno a cavallo tra il 1200 e 1300:”Potuit, decuit, ergo fecit”. L’Eterno Padre “poteva” (potuit) agire così; ciò era “conveniente” (decuit) nell’economia della salvezza, quindi (ergo) lo fece. Così sostenne il Beato Giovanni Duns, proprio nel 1300, in una disputa teologica alla Sorbona di Parigi.


Ci vorranno però ancora più di 5 Secoli prima che il Papa Pio IX, l’8 dicembre 1854, proclami solennemente in S. Pietro, con la Bolla “Ineffabilis Deus” come verità di fede l’Immacolata Concezione di Maria.


Il testo integrale del Capitolo IV del Libro della Genesi


Genesi, Capitolo 4


1 Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e disse: «Ho acquistato un uomo dal Signore». 2 Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo.
3 Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; 4 anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il Signore gradì Abele e la sua offerta, 5 ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e il suo volto era abbattuto. 6 Il Signore disse allora a Caino: «Perché sei irritato e perché è abbattuto il tuo volto? 7 Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto, ma tu dòminalo». 8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. 9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». 10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». 13 Disse Caino al Signore: «Troppo grande è la mia colpa per ottenere perdono! 14 Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi incontrerà mi potrà uccidere». 15 Ma il Signore gli disse: «Però chiunque ucciderà Caino subirà la vendetta sette volte!». Il Signore impose a Caino un segno, perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato. 16 Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad oriente di Eden.
17 Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del figlio. 18 A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò Metusaèl e Metusaèl generò Lamech. 19 Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata Zilla. 20 Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le tende presso il bestiame. 21 Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti i suonatori di cetra e di flauto. 22 Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.
23 Lamech disse alle mogli:
«Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
e un ragazzo per un mio livido.
24
 Sette volte sarà vendicato Caino
ma Lamech settantasette».
25
 Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo chiamò Set. «Perché - disse - Dio mi ha concesso un'altra discendenza al posto di Abele, poiché Caino l'ha ucciso».
26
 Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si cominciò ad invocare il nome del Signore.






 

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