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12/05/2018 - Valle D'Aosta - Pagine di Fede

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Solennità dell'Ascensione del Signore - "Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti"

IN PRINCIPIO ERA IL VERBO - Letture dalla Liturgia nella Solennità dell'Ascensione del Signore - "Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti"

Dagli Atti degli Apostoli, Cap. 1, 1 - 11  

Nel primo racconto, o Teòfilo, ho trattato di tutto quello che Gesù fece e insegnò dagli inizi fino al giorno in cui fu assunto in cielo, dopo aver dato disposizioni agli apostoli che si era scelti per mezzo dello Spirito Santo.
Egli si mostrò a essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, durante quaranta giorni, apparendo loro e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio. Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere l’adempimento della promessa del Padre, «quella – disse – che voi avete udito da me: Giovanni battezzò con acqua, voi invece, tra non molti giorni, sarete battezzati in Spirito Santo».
Quelli dunque che erano con lui gli domandavano: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra».
Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo».

Dal Salmo 46

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra.

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni.

Perché Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo.

 

Dalla Lettera di San Paolo Apostolo agli Efesini,

Cap. 4, 1 - 13

 

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace.
Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

Dal Vangelo secondo San Marco, Cap.16, 15 - 20

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

 

***

 

UN PENSIERO SULLA PAROLA

di Don Gianmario Isacco

***

Non sono bastate le sei domeniche di tempo Pasquale per approfondire il senso di cio’ che è accaduto. Ci accorgiamo di trovarci di fronte ad un grande mistero.

Ma non perché l’oscurità ci impedisca di vedere, anzi è proprio il contrario. La luce della pasqua investe l’esistenza degli apostoli in modo tale che è impossibile cogliere tutta la novità che fa irruzione nella loro vita, tutto cio’ che è stato provocato dalla passione, morte e risurrezione di Gesù nella storia di questi uomini, che è anche la nostra storia e la storia del mondo.

Tutto parte dai fatti che hanno sconvolto per la loro drammaticità e imprevedibilità. Gesù è stato catturato, condannato e messo a morte sulla croce. Eppure proprio quando sembrava si dovesse registrare il più grande fallimento, la sua risurrezione ha mostrato a tutti che quel doloroso passaggio era il segno della più alta fedeltà verso Dio e verso gli uomini….il Cristo dovrà patire ma risorgere il terzo giorno.

L’Ascensione viene a dirci che non è tutto finito, ma che la missione continua, ed è affidata agli apostoli e a tutti coloro he verranno dopo di loro. C’è un annuncio, una Buona Novella da portare dovunque, una Parola che provoca il cambiamento della vita perché offre il perdono dei peccati.

Quella misericordia che il Cristo aveva donato ai peccatori che incontrava, attraverso tante parole e tanti gesti, ora deve raggiungere ogni creatura e dare una svolta alla loro vita.

Ma come potranno questi uomini, i discepoli, che si sono rivelati così fragili nel momento della prova, riuscire ad affrontare un compito così grande e così impegnativo?

Riceveranno una potenza dall’alto, lo Spirito Santo, quello stesso che era sceso su Gesù al momento dell’inizio della sua vita pubblica, al fiume Giordano.

La missione continua, dunque. Ma nella speranza e nella gioia. Gesù che ascende al cielo è ancora più vicino ai suoi, anche se in un altro modo. Non come il Messia che condivide la loro vita terrena, ma come il Signore, vittorioso sul male e sulla morte, che ora può raggiungere ogni uomo con la forza del suo amore.

Lo Spirito è la risorsa vera della missione. E’ Lui che sottrae gli apostoli alla tristezza, alle angustie, alle preoccupazioni eccessive davanti ad un futuro del tutto inatteso. E dona loro la gioia, la speranza, la serenità di chi si affida alle mani di Dio, senza porsi troppi interrogativi. Il cristiano, con la forza dello Spirito, dà testimonianza che il Signore vive, che l Signore è Risorto, che il Signore è fra noi, che il Signore celebra con noi la sua morte e la sua risurrezione ogni volta che ci accostiamo all’altare. E’ lo Spirito Santo, che celebreremo domenica prossima nella grande Solennità della Pentecoste, che ci ha fatto conoscere Cristo, ed è lo stesso Spirito che ci spinge a farlo conoscere, non tanto con le parole, ma con la testimonianza di vita. Quindi è cosa buona chiedere, nella preghiera, allo Spirito Santo, che venga nel nostro cuore, per donarci la forza di rendere questa testimonianza a Cristo con la nostra vita quotidiana, nel nostro modo di agire, anche se a volte questa testimonianza provoca attacchi, provoca persecuzioni, soprattutto la persecuzione dell’indifferenza, del rifiuto, della derisione, da parte di una società che sembra vivere come se Dio non esistesse, che sembra non avere posto per Dio nel cammino e nelle scelte di ogni giorno.

Oggi più che mai forse noi cristiani abbiamo bisogno di sentire questo slancio fiducioso dei primi testimoni. Oggi più che mai, nella complessità di questo nostro tempo, dobbiamo recuperare la gioia di essere testimoni del Risorto. Non c’è prova, infatti, più drammatica e difficile di quella che Egli ha affrontato. Non c’è sicurezza maggiore di quella che Egli offre a chi vuole seguirlo per le strade del mondo, con decisine e con coraggio, senza volgersi timoroso a guardare indietro.

L’Ascensione dunque non indica l’assenza di Gesù, ma ci dice che Lui è vivo in mezzo a noi in modo nuovo; non è più in un preciso posto del mondo come lo era prima dell’Ascensione, ora è nella signoria di Dio, presente in ogni spazio e tempo, vicino ad ognuno di noi.

Nella nostra vita non siamo più soli: abbiamo questo Avvocato che ci attende e che ci difende. Non siamo mai soli: il Signore Crocifisso e Risorto ci guida, e con noi ci sono tanti fratelli e sorelle che nel silenzio e nel nascondimento, nella loro vita di famiglia e di lavoro, nei loro problemi e difficoltà quotidiane, nelle loro gioie e speranze, vivono quotidianamente la fede e portano, insieme a noi, al mondo la signoria dell’amore di Dio, in Cristo Gesù Risorto, asceso al cielo, nostro avvocato presso il Padre.

Gesu’ ascende al cielo tendendo le mani verso i discepoli in segno di benedizione. Nella fede sappiamo che Gesu’, benedicendo, tiene continuamente le sue mani stese su di ni. E questa è la ragione permanente della gioia cristiana, che siamo chiamati ad annunciare.

La sfida per noi cristiani è proprio questa di mostrare all’uomo di oggi che Dio è presente in questo mondo e si muove “nascosto” dietro alle nostre mani, al nostro cuore, alle nostre vite trasformate e vivificate dall’incontro con Lui. E sara’ lui stesso ad agire con noi e a confermare con segni, che possono venire solo da lui, la Parola che noi annunciamo.

Liberaci, Signore, dalla tentazione di sentirti lontano e dalla pigrizia che blocca la diffusione del tuo vangelo, e donaci il coraggio e la forza dell’annuncio e della testimonianza.

 

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