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26/01/2019 - Vercelli Città - Cultura e Spettacoli

KABARETT, ANCORA UN SUCCESSO PER 'IL PORTO' - VIDEO E GALLERY - Compagnia vercellese che sorprende sempre e non ne sbaglia una - Sarà per ... la toccata di culo?

KABARETT, ANCORA UN SUCCESSO PER 'IL PORTO' - VIDEO E GALLERY - Compagnia vercellese che sorprende sempre e non ne sbaglia una - Sarà per ... la toccata di culo?

La paradossale normalità che preparava l’Europa all’abisso dell’orrore, si rappresentava anche nell’atmosfera lieve e, insieme, in qualche modo, intuitivamente consapevole, del teatro di Cabaret.


Kabarett from Guido Gabotto on Vimeo.

 

Questo spettacolo messo in scena dalla sempre validissima equipe culturale ed artistica de “Il Porto” (qualche nome: Dogliotti – Sbaratto – Ordine, come fosse parte di una formazione di calcio), porta in un luogo insolito (il foyer del Teatro Civico di Vercelli) l’atmosfera di inizio del ‘900 che è la cifra di questo genere.

 

Due parole da “partigiani”, estimatori dichiarati,  de “Il Porto”.

 

Sono vercellesi intelligenti e colti, capaci di mettersi in gioco.


Dai guizzi talvolta insospettabili e – a Vercelli, ma non solo – insperabili.

 

Chi, se non loro, avrebbe saputo riportare all’attualità un genio assoluto come Marcello Marchesi?

 

Ce l’hanno fatta, un paio d’anni fa, coinvolgendo un pubblico, se non oceanico, nemmeno ristretto ad elites che poi non divulgano nulla.

 

Fanno sapere, perché sanno.

 

E sanno fare e fanno.

 

Così anche dire a Vercelli cosa fu la Bossa Nova, non è cosa per tutti.

 

Anche perché non tutti sanno.

 

Di un genere di musica contemporanea a tal punto importante che si può con ragione dire: c’è un “prima” e un “dopo” la Bossa Nova, nella storia della musica di almeno tre Continenti.

 

***

 

Ma oggi eccoli qui in Kabarett.

 

Abbiamo fatto un po’ di back stage e qualche scampolo della serata di venerdì 25 gennaio.

 

Cogliendo anche – un privilegio – qualche momento del rituale scaramantico celebrato da ogni Compagnia prima che si alzi il sipario: la toccata di culo.

 

Porta bene.

***

 

“Kabarett. Berlino 1920-1930” è un collage di canzoni, aneddoti e testi letterari che, insieme, accendono un faro di luce sulla storia e narrano di una città, Berlino, che ricomincia a vivere dopo la sconfitta della Prima guerra mondiale. 

 

Tutto parte da un racconto svagato, tratto da dischi, libri e spartiti dei cabaret berlinesi degli anni ’20 che parlano di un’esplosione di talento e di giovanilità, ma anche di un universo culturale e politico intriso di contraddizioni. 

 

Berlino, infatti, è la stessa città che, in poche migliaia di giorni, inizierà una nuova parabola di ascesa e rovina: attraverso la lente trasversale di una sala del cabaret si assisterà all’escalation di intolleranza iniziata con le ultime consultazioni multipartitiche svolte in Germania il 5 marzo 1933, proseguita con l’approvazione del “Decreto dei pieni poteri” ad Hitler, fino al “rogo dei libri” a Berlino, il 10 maggio 1933, e alle persecuzioni sempre più spietate contro ebrei, dissidenti, omosessuali e oppositori politici.

 

Ci si può chiedere perché farne un concerto-spettacolo a quasi un secolo di distanza: in parte perché c’è il desiderio di far riascoltare belle canzoni, scelte nell’immenso repertorio del cabaret berlinese e, in qualche caso, dal repertorio teatrale degli anni ’20, come per Brecht e Weill; in parte perché si tratta per lo più di canzoni eseguite in Italia solo in questo spettacolo, per il quale, sul finire del ‘900, furono trascritte e tradotte appositamente dal drammaturgo, scrittore e librettista trentino Giuseppe di Leva. I testi recitati, aneddotici e letterari, sono di autori che furono testimoni diretti e protagonisti di quegli stessi anni: quegli stessi giovani artisti che, in parte, caddero nella rete della Gestapo e dell’SA, vennero catturati e rinchiusi nei campi di concentramento e in parte si dispersero, trovando rifugio e successo per lo più in America.

 

Quando ci si immerge a fondo nella storia, la storia si ricrea, quasi si materializza, e la memoria si alimenta di sensazioni ed emozioni che la rendono più viva, più attuale: da questa riflessione deriva anche la scelta di regia di rappresentare la pièce non nello spazio teatrale canonico, la sala principale del Civico, ma nel foyer del Teatro, ricreando con tavolini, sedie e un’illuminazione appositamente studiata, l’ambiente stesso dei cabaret berlinesi d’inizio ‘900.


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