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12/02/2018 - Vercelli Città - Cultura e Spettacoli

L'ARMONIA DELLA PAROLA - Il rapporto tra musica e linguaggio alla luce della Sacra Scrittura - Il libro di Franco Pistono suggerisce pensieri in libertà sul dialogo tra generazioni

L'ARMONIA DELLA PAROLA - Il rapporto tra musica e linguaggio alla luce della Sacra Scrittura - Il libro di Franco Pistono suggerisce pensieri in libertà sul dialogo tra generazioni
Andrea Raineri, Franco Pistono, Daniela Mortara

Fu il primo re, ma non fu un re felice.

Non conosciamo il motivo di questa infelicità.

Se non quello – per dir così – apodittico: Dio lo aveva abbandonato.

Oppure lui non si fidava più di Dio.

Aveva voluto fare di testa propria.

O, ancora, quel compito – essere re – era forse più grande di lui.

Che vi era stato chiamato per una “unzione” sostenuta più da fattori esterni ed esteriori (l’appartenenza familiare, le doti di guerriero, persino la statura) che interiori: quando si dice che il curriculum può non essere tutto.

Sicchè quel suo comportamento ciclotimico era vissuto con qualche fatalismo da chi gli stava d’attorno.

Fino a quando non scoprirono che quel ragazzo trovato (di nuovo) dal profeta Samuele, sapeva suonare bene la cetra.

E quella musica faceva bene al re, che si rasserenava, si calmava.

***

La Parola ci parla in molte occasioni della musica – non è un tema proprio ricorrente, ma nemmeno episodico – e a noi piace incominciare a pensarci qui, nel momento in cui siamo alle prese con un incontro: quello tra Saul e Davide.

***

Un’ icona che è parte di quel grande affresco sul potere, sul governo degli uomini, in ultima analisi sulla politica, che è l’epopea di Re Davide.

Dobbiamo pensare che i tre temi: potere, politica, governo, abbiano un posto importante nell’economia della salvezza, nella via offerta agli uomini ed alle donne di ogni tempo per salvarsi, se l’Eterno si è preoccupato di parlarne con insistenza e metodo pedagogici in ben quattro Libri dell’Antico Testamento – il primo è appunto questo Primo Libro di Samuele – così densi di significati simbolici.

Significati non facili da decifrare e che giustificano lo studio di una vita.

Allusività seducenti e misteriose capaci di interrogare, ma avare di soluzioni, tanto meno di soluzioni semplicistiche.

Forse una via interpretativa si sviluppa correndo lungo piani diversi, separati, ma non indipendenti.

L’incontro tra il re ed il ragazzo, in realtà è già l’incontro tra due re: quando Davide arriva a corte è già a sua volta “unto” da Samuele, lui il più piccolo tra i figli di Iesse, con i capelli fulvi e di gentile aspetto.

Tutto il contrario di come si presentò, quarant’anni prima Saul, alto e possente.

Tra i due, il denominatore comune del peccato, nel quale Saul si perderà, pur vivendo un’esperienza di mediocrità, anche come peccatore.

Davide, invece, molti anni più tardi, ne verrà fuori, anche se più efferata sarebbe stata la sua colpa, più cinica la sua macchinazione.

Ora sono qui, nella tenda del re ed il giovane, appena arrivato nel cuore pulsante del sistema, è alle prese con quell’uomo autorevole ed importante che non riesce a convivere con se stesso.

Cade in preda all’ira, diventa violento e solo quella musica riesce a restituirgli un po’ di serenità e l’autocontrollo.

***

Sarà – come sappiamo – un sollievo temporaneo e destinato a lasciare il posto ad una disperazione che renderà plausibile e ragionevole solo la via della morte che si cerca, mirabilmente raccontata, questa volta, non solo dalla Sacra Scrittura, ma dall’immortale opera di Vittorio Alfieri intitolata “Saul”.

Ecco gli ultimi istanti di vita del re che ha perso tutto ed è inseguito dai Filistei:

Oh figli miei! . . .-Fui padre.-

Eccoti solo, o re ;non ti resta

dei tanti amici, o servi tuoi.--Sei paga,

d'inesorabil Dio terribil ira?- 

Ma, tu mi resti, o brando: all'ultim'uopo, 

fido ministro, or vieni.-Ecco già gli urli 

dell'insolente vincitor: sul ciglio 

già lor fiaccole ardenti balenarmi 

veggo, e le spade a mille . . .-Empia Filiste, 

me troverai, ma almen da re, qui . . . morto “

 

***

La dominante di una vita si presenta nel momento del congedo -  “eccoti solo” -  come se ritornasse il verso cadenzato di Cesare Pavese: questa morte che ci accompagna dal mattino alla sera insonne, sorda, come un vecchio rimorso o un vizio assurdo.

 

Resta la compagnia di quel “fido ministro”, il “brando”, la spada con la quale si toglierà la vita.

 

Solitudine e morte – si legge nella Parola della Liturgia di domenica scorsa ( Levitico ) – “Sarà impuro finché durerà in lui il male; (…) impuro, se ne starà solo”.

 

***

 

Ma che rapporto si renda leggibile tra musica e sospensione della pena, del dolore, questo non si può ancora capire.

Si può invece intuire che siano di fronte due distinte e diverse cifre e derive esistenziali, così che il dialogo si sviluppi tra una personalità tormentata, ripiegata su se stessa ed un’altra invece curiosa della vita ed orientata alla vitalità ed al futuro.

Che si esprime – quest’ultima - anche nella musica.

Sempre presente nella vita di Davide, anche quando – ormai re – si porrà, danzando, alla testa del corteo festoso per celebrare l’arrivo dell’Arca dell’Alleanza.

***

Quello tra Saul e Davide sembra, dunque, il confronto tra un passato generativo di ferite che non riescono a chiudersi, cicatrizzando nell’esperienza, ed un futuro aperto nell’adesione, fiduciosa pur se avvertita e pre - destinata, ad una chiamata, alla missione.

Un’immagine capace di dilatarsi per suggerire iridescenze eloquenti ovunque vi sia il dialogo e l’incontro tra generazioni, chiamate a vivere quel momento originale ed insostituibile della successione, nel passaggio del testimone.

***

Un’immagine che – per proprietà transitive – giunge fino a questa mite sera di febbraio alla Biblioteca Civica di Vercelli, dove Franco Pistono presenta il proprio lavoro di scrittore, certo  originale.

Anzi, così specialistico che, per introdurre il tema valorizzandone almeno qualcuna delle suggestioni che raggiungono l’ascoltatore, occorrerebbe un altro articolo.

Il titolo di questo libro è già programmatico, da punto di vista delle porte che apre:

L’armonia della Parola, riflessioni sui rapporti tra musica e linguaggio alla luce della Sacra Scrittura”.

E così è subito evidente che non si potrebbe rinunciare, per quella recensione forse necessaria in un secondo momento, a frequentare le categorie della filologia e della glottologia e non solo la pur importante esegesi del monumentale lascito paolino.

Ma oggi il pensiero suggerito dalla esposizione dell’Autore e di chi ne ha stimolato gli interventi – gli Assessori Andrea Raineri e Daniela Mortara – rimanda a qualcosa di ulteriore.

Come se – sin dalla presentazione – questo volume fosse capace di coinvolgere, esigendo un apporto consapevole che, in luogo delle ricette, sappia avvalersi meglio e più realisticamente della ricerca.

Che elude il nostro dominio anche quando e proprio perché esige il nostro contributo.

Sicchè guardando la generazione che viene e che si distingue  per essere capace di pensieri così alti, non banali, impegnativi, aperti, onesti, non si riesce a fare a meno di interrogarsi su quale figura sa interpretare, si sente di interpretare, lo vorrebbe, almeno, chi è più anziano ed ha avuto ed ha più responsabilità.

Forse Samuele, il provvidenziale talent scout?

Oppure Eliseo, il più rude tutore di una formazione che bada ai contenuti, per non dire al sodo?

Oppure siamo tutti un po’ Saul?

***

E’ un problema che – sapremo, frequentando i Libri di Samuele – affronterà anche lo stesso Davide.

Per viverlo con travaglio talora lacerante e tuttavia mai capace da vincerne le fiducia nella provvidenzialità degli eventi.

Sicchè in punto di morte può lasciare – come firmata con la “matita di Dio” – questo testamento spirituale, che suggella il grande affresco sul potere, sulla politica, sul governo nell’itinerario dell’umana creatura.

Ed al quale è bello conformare i pensieri sul futuro che hanno saputo suggerire questi tre giovani, nella mitezza di un pomeriggio di febbraio:

“Chi governa gli uomini

ed è giusto;

chi governa nel timore di Dio

è

come la luce del mattino

al sorgere del sole

in un mattino senza nubi.

Che fa brillare,

dopo la pioggia,

i germogli della terra”.

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