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04/03/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

LA DOMANDA ANTICA: PERCHÉ? - Le tragedie innanzi a cui dubitiamo sono segni di Dio per scuoterci dalla nostra sordità

LA DOMANDA ANTICA: PERCHÉ? - Le tragedie innanzi a cui dubitiamo sono segni di Dio per scuoterci dalla nostra sordità
Un' immagine del terremoto in Abruzzo

Quante disgrazie accadono nel mondo! Solo da ultimo, i terremoti dell’Aquila e di Haiti, quello in Cile: migliaia di uomini e donne uccisi. Perchè?




Dice la seconda lettura “ciò avvenne come segno per noi”. Tra l’altro, anche Gesù sentenzia: “se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. È umano, è normalissimo, davanti alle tragedie del mondo, chiederti: “ma, caspita, devono proprio avvenire queste cose? Dio cosa fa in queste situazioni? O, meglio, dove è?”. Guardate che Gesù, nonostante lasci intendere, tra le righe, il dispiacere per quelle persone colpite e dalla disgrazia commessa da Pilato, e da quella del crollo della torre, ebbene, Gesù non pone la domanda su Dio. Non perché non lo poteva fare (ricordate il grido sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, vale a dire: “Dio, ma tu ora dove sei? Perché mi hai lasciato solo a soffrire?”).


Non pone Gesù questa domanda, bensì lancia un’altra provocazione: “se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo”. In un film chiamato “Shadowlands” (in italiano, “Viaggio in Inghilterra”), ad un certo punto il personaggio principale, professore ad Oxford, facendo delle conferenze proprio sul tema della sofferenza nel mondo in connessione con l’esistenza di Dio, afferma: “il dolore è il megafono di Dio che risveglia un mondo sordo”.


Non so quanto ci piaccia questa affermazione; non so quanto siamo d’accordo con questo modo di fare, ma, scusatemi il coraggio, di fatto, nel nostro mondo interiore avviene così. Se non siamo messi alla prova, difficilmente la nostra fede pulsa in maniera giusta! Se non siamo toccati dalla croce, difficilmente il sangue che scorre nelle vene del nostro cuore si purifica! Nello stesso film, alla fine, lo stesso personaggio, ormai trasformato dalla sofferenza, afferma: “L’esperienza è un insegnante crudo. Ma impari; Dio, quanto impari”.


A noi, uomini e donne “schiacciati” dalla logica, ossessi dalla necessità “causa-effetto”, piace che le cose funzionino come vogliamo noi. Eppure, per fortuna, Dio ragiona un po’ diversamente. Dio, certo, accetta la connessione “causa-effetto”, quando questa è in funzione della vita, di una vita autentica; ma Dio non fa di questa logica la legge per eccellenza. Se dovesse fare così, saremmo finiti. No, Dio “ragiona” attraverso, possiamo dire, un’altra logica, vale a dire “amo, ergo sum”. È la logica dell’amore che “spinge” Dio ad avere pazienza con noi; e la stessa logica che, non poche volte, ma sempre, annulla la connessione “peccato-punizione” che, secondo la logica umana, dovrebbe funzionare sempre e dovunque.


No, addirittura Dio si lascia commuovere da “un vignaiolo” qualunque che lo implora: “lascialo anche quest’anno finché gli zappi attorno, gli metta del concime e (magari) porterà frutto”. Questo è Dio; questa è il suo modo di fare: dare sempre fiducia, dare sempre la possibilità di convertirci. Possiamo forse rimanere “sordi” all’appello pieno di amore di Dio di tornare da Lui? Le disgrazie che avvengono nel mondo ci dispiacciono; anzi, non le vorremmo! Ma, oltre questo normale atteggiamento, lasciamoci interpellare da esse. Se uno è colpito da questo tipo di disgrazie, non necessariamente è più peccatore di noi!


 Rimane però, per noi che siamo ancora in vita, la possibilità di cambiare mente, di convertire il nostro cuore e di rivolgerlo verso Dio. Anche perché Dio è rivolto sempre verso di noi; ha sempre le braccia tese (guardate il Crocifisso, se non credete) pronto ad abbracciarci. Tocca a noi lasciarci abbracciare da quelle braccia!


Eduard Patrascu


 


 

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