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12/02/2018 - Vercelli Città - Enti Locali

LA FOTOGRAFIA DI UN CONSIGLIO COMUNALE CHE LASCIA ANDARE VIA MARIA PIA MASSA PER TENERSI QUALCUN ALTRO E' LA FOTOGRAFIA DI UNA REALTA' CHE NON APPARTIENE A VERCELLI E CHE VERCELLI NON MERITA

LA FOTOGRAFIA DI UN CONSIGLIO COMUNALE CHE LASCIA ANDARE VIA MARIA PIA MASSA PER TENERSI QUALCUN ALTRO E' LA FOTOGRAFIA DI UNA REALTA' CHE NON APPARTIENE A VERCELLI E CHE VERCELLI NON MERITA
Thomas Gresham, 1519 - 1579

A proposito della crisi in Comune a Vercelli, diciamo subito che non c’è niente di nuovo.

E quindi la notizia è “vecchia” e risale al 13 gennaio scorso, quando quattro Consiglieri di “maggioranza” hanno scritto: questa esperienza amministrativa è finita ed invitiamo il Sindaco a trarre le conclusioni.

Ecco il link.

http://vercellioggi.it/dett_news.asp?id=76961

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Quindici Consiglieri di Opposizione lo avevano già detto prima: questa esperienza amministrativa è finita.

Se ne aggiungono 4 e fa diciannove in totale.

I Consiglieri Comunali sono in tutto 33, compreso il Sindaco, ma a questi fini il computo esclude il Primo Cittadino, quindi 32.

Ci sono 19 Consiglieri che dicono: questa esperienza amministrativa è finita.

E ce ne sono 13 più il Sindaco che vogliono, invece, continuare.

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I motivi che determinano queste diverse ed opposte volontà, gli interessati li hanno spiegati a iosa.

Sono tutti rispettabili.

Tutti evocano il bene della città.

C’è però un argomento che rischia di apparire equivoco, anche perché – snaturato nella sua fisionomina “tecnica” – finisce per essere politicamente strumentalizzato.

Ed è questo.

Primo: se arrivasse un Commissario Governativo, anche per un anno, non morirebbe nessuno.

Nessuno si ammalerebbe, né buscherebbe un raffreddore.

Secondo: il Commissario Governativo inviato in un Capoluogo di Provincia è sempre un Prefetto (mai un funzionario di grado inferiore) eventualmente in quiescenza.

Per commissariamenti “lunghi” il Prefetto fa (di solito bene) tanto l’ordinaria quanto la straordinaria amministrazione.

Nessun ritardo, nessun rallentamento, soprattutto nessun dramma.

Il Commissario per norma nomina due “Sub” Commissari, i quali, di solito, sono uno competente in area finanziaria, l’altro in quella tecnica, per gli Uffici Lavori Pubblici ed Urbanistica.

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Non muore, quindi nessuno.

Se si fosse voluto un commissariamento “breve”, si sarebbe dovuto optare per lo scioglimento del Consiglio Comunale in tempo utile per vedere il provvedimento entro il 24 febbraio prossimo, votando poi a maggio di quest’anno.

Si è scelto diversamente, quel tempo è spirato.

Non resta ( eventualmente ) che il Commissariamento “lungo”.

***

Con la garanzia, semmai, che un Prefetto mai firmerebbe un contratto – ad esempio – come quello sull’illuminazione a Led, sottoscritto da questa Giunta, che prevede addirittura una clausola di manleva per cui, se Atena Asm Iren non dovessero fare utili, il Comune dovrebbe in qualche modo ristorarli del mancato guadagno.

Queste cose un Prefetto di solito non le firma, almeno che si sappia.

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Dunque il problema dove sta?

Da nessuna parte, dal punto di vista “naturalistico”.

Perché i Consiglieri che vogliono “andare a casa” sono di più, in modo netto e non equivoco, di quelli che vogliono proseguire.

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Ma  i Consiglieri che vogliono “andare a casa” non si intendono sul “modo” in cui procedere.

Non è una cosa banale.

Perché in politica, per fortuna, ci sono ancora persone le quali hanno dei princìpi e non solo miserandi interessi e perciò si interrogano se vi sia o meno una coerenza nel sottoscrivere documenti comuni tra Destra e Sinistra.

Perché non è vero che Destra e Sinistra non esistano più, che ci siano solo il “vecchio” ed il “nuovo”.

Destra e Sinistra esistono ancora.

Perchépare buffo dirlo, ma è così – la coerenza, anche in politica, finisce sempre per pagare e non necessariamente a gioco lungo: talvolta anche nel medio periodo.

E’ chiaro che siffatte preoccupazioni possono apparire come cosa mangitiva a chi veda la politica come luogo propizio a mendicare qualcosa.

A chi abbia una formazione politica che non permetta di distinguere, ad esempio, tra Don Luigi Sturzo e Vito d’Ondes Reggio.

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I Consiglieri che intendono “staccare la spina”, sapranno farlo salvaguardando sia la coerenza politica, sia quella dei comportamenti, individuando una modalità efficace per assicurar il rispetto – prima di tutto – della democrazia?

Perché un “governo delle minoranze” non è una cosa che abbia diritto di cittadinanza in democrazia.

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Così come non si comprende quale utilità potrebbe riversarsi nella comunità locale dall’applicazione di una parodia della Legge di Gresham: quella per cui la moneta cattiva (con minor valore intrinseco) finisce per cacciare dal mercato quella buona (con maggior valore intrinseco in termini di metallo prezioso costituente).

In altre parole: conviene alla Comunità locale una rappresentazione di sé, nella massima espressione democratica, appunto l’Assemblea cittadina, in cui se ne vadano – ad esempio – Maria Pia Massa e Giorgio Comella e restino con solipsistica goduria altri di cui è persino inutile fare i nomi?

Goduria forse frivola nelle pulsioni che la determinano e tuttavia foriera di concreti risultati “di pochi” dal punto di vista amministrativo.

Il fotogramma è devastante dal punto di vista simbolico.

Va via la moneta buona ed il Palazzo sempre più in mano a chi?

E’ questo il bene della città?

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Ma il fotogramma è devastante anche per altre non minori ragioni.

Una delle prime: l’idea che vi sia chi ostinatamente si barrichi in Municipio con un manipolo di irriducibili, come quei giapponesi i quali – isolati sul loro atollo nel Pacifico - non si vogliono arrendere all’idea che sia finita, è un’idea pericolosa.

Rischia di apparire come il tragicomico remake degli ultimi giorni di Salò.

E’ questo che “da fuori” devono vedere ancora per un anno e oltre importanti stakeholders che forse qualche idea su Vercelli se l’erano fatta?

Le tanto spesso (spesso con ragione, in altri casi con qualche eccesso di ottimismo) enunciate opportunità che si aprirebbero da parte di investitori esterni, devono vedere ancora a lungo una cosa come questa?

Un’instabilità da “rischio Paese”?

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E così ecco un altro aspetto che potrebbe rivelarsi inquietante.

La road map di questa crisi sta allungandosi a dismisura.

Occorre che al più tardi per il Consiglio del 22 febbraio prossimo si dica se “dentro o fuori”.

E questo al di là delle modalità tecniche che nei giorni appena seguenti saranno o non saranno adottate per arrivare alla fine anticipata del mandato.

Perché tempi così lunghi possono apparire propizi per tentare trattative da suk le quali sarebbero intrinsecamente rischiose.

Al di là del fatto che ora la Giunta e il Pd hanno ben poco da offrire: guardati dall’uomo nudo che ti vuole regalare la camicia.

Ma è altresì vero che c’è chi si contenta di poco, pochissimo, forse solo di sperare; però: a can che lecca cenere, non gli fidar farina.

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Anche per questo, dunque, le persone perbene di Destra e le persone perbene di Sinistra che hanno – se l’hanno ancora – la convinzione che sia meglio staccare la spina, affidare la cura egli interessi del Comune ad un Commissario ed andare tra un anno alle urne senza passare un anno in campagna elettorale, devono mettere in campo il buon senso necessario per agire in modo coordinato.

Coordinato ed idoneo a convergere sull’unico obbiettivo, pur partendo da posizizioni chiare e trasparenti, diverse quand’anche opposte.

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Bloccata da evidenti carenze numeriche, la maggioranza potrebbe abbandonarsi ad un conatus essendi pericoloso.

Tra i tanti rischi, uno nuovo: abbiamo più volte sottolineato come molti dei problemi di questa maggioranza siano derivati dal fatto che mai si sia voluto riconoscere come il numero legale per la validità, in seconda convocazione, delle adunanze, fosse di 11 Consiglieri, e non di 14 come ancora scritto nel (superato dalla Legge e dallo Statuto) Regolamento per i lavori consiliari.

Quattordici era il numero minimo quando i Consiglieri erano 40 (un terzo di 40) mentre ora che sono 32, un terzo significa 11 e non 14.

Differenza enorme, data l’esiguità del differenziale nei rapporti di forza in Aula.

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Ebbene, per quattro anni non si è provveduto a portare all’esame del Consiglio uno straccio di provvedimento di presa d’atto che riconoscesse questa rettifica doverosa del Regolamento.

Le cose non sono cambiate.

Occorre sempre la delibera di presa d’atto.

Perché se si potesse automaticamente modificare la definizione del numero legale da 14 a 11, allora sarebbero enormi i rischi che correrebbero tanto il Segretario Generale, Fausto Pavia, quanto il Presidente del Consiglio Comunale, Michele Gaietta, i quali per almeno quattro volte hanno rimandato indietro i Consiglieri quando erano presenti in 13, cioè due in più di 11.

Ragionamento un po’ tecnico, ma che conviene tenere in vista.

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Vercelli non merita, dunque, di essere ritratta in questa cartolina che pare illustrare la via bicciolana alla Legge di Gresham.

Se è sempre vero che sono almeno 18 i Consiglieri che considerano finito il tempo di questa Amministrazione, prevalga l’idea che tutti insieme si debba cercare il bene della città.

Trovino il modo per dare concretezza a questa, che è la realtà.

Avendo ragione degli espedienti e dei mezzucci che questa realtà vorrebbero sovvertire, per sfangarla ancora un po’ di tempo, nel corso del quale magari procedere a saldi di fine stagione.

Lasciando Vercelli in mezzo al guado, aspettando che torni l’alta marea per il Pd.

 

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