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11/03/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

LE CARRUBE LE LASCIO AI MAIALI – Il Figliol Prodigo recupera la sua dignità, risollevandosi dal peccato per tornare al Padre

LE CARRUBE LE LASCIO AI MAIALI – Il Figliol Prodigo recupera la sua dignità, risollevandosi dal peccato per tornare al Padre
La Basilica di Lourdes

 



I nostri Lettori ormai sanno che il pellegrinaggio giornalistico di Vercelli Oggi dirige, il secondo giovedì del mese, verso Lourdes dove, dall’11 febbraio al 16 luglio 1858, la Vergine apparve a Bernadette Soubirous nell’incavo di una Grotta sulla sponda del torrente Gave, che lambisce la periferia della cittadina francese posta sulle pendici dei Pirenei.


Le apparizioni della Vergine sono chiamate – così come, ad esempio, anche quelle di Gesù Cristo a Elena Kovalska – “rivelazioni private”, anche per distinguerle dall’unica rivelazione pubblica della soprannaturale potenza creatrice che si illustra nella Parola di Dio contenuto nell’Antico e nel Nuovo Testamento.


Avremo certamente modo di esplorare l’affascinante mondo delle apparizioni, soprattutto di quelle mariane, scoprendo che è un mondo decisamente meno “misterioso” di quanto non piaccia a taluno e un po’ tutti talvolta ci si compiaccia di immaginare ed ancor più di descrivere.


Il Santo Padre Benedetto XVI, quando era ancora Cardinale Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, con Papa Giovanni Paolo II, scrisse una pagina memorabile – per dottrina, carità e lungimiranza - proprio su questo argomento in occasione della pubblicazione della terza parte del cosiddetto “Segreto” di Fatima, nella Primavera dell’anno 2000. Una pagina di dottrina, si diceva, che parla anche un po’ vercellese, se è vero che porta anche la firma dell’allora Arcivescovo Segretario di quella Congregazione, Mons. Tarcisio Bertone. Fu proprio l’Arcivescovo Emerito di Vercelli a recarsi a Fatima in quella occasione, anche per incontrare Suor Lucia, l’ultima dei tre veggenti, i pastorelli della Cova de Iria, rimasta in vita per raccontare l’evento prodigioso del quale fu, con i suoi cuginetti Giacinta e Francesco, testimone.


Non mancherà, si diceva, occasione per entrare in argomento, magari già dalla prossima settimana, quando saremo pellegrini verso Fatima.


Ebbene, nel corso di questa esplorazione nell’universo rivelativo offerto dalla Vergine al Mondo, soprattutto nel XIX Secolo, prenderemo contatto con una realtà di assoluta evidenza: ogni ciclo di apparizioni, ogni evento rivelativo, è scelto dalla Madonna con un preciso intento pedagogico, per non dire addirittura pastorale e sempre nella dimensione cooperativa dell’azione redentrice del Figlio.


In altre parole, in ogni luogo in cui la Madonna è apparsa, lo ha fatto per affermare un atteggiamento (cooperare con Gesù per salvare il Mondo, l’uomo, per presentare quante più anime possibile all’Eterno Padre) ed una missione: chiamare e richiamare l’umanità alla sequela di Cristo. Chiamare e richiamare l’umanità a contemplare la bellezza del disegno di salvezza illustrato dal Crocifisso; contendere  e sottrarre anime al tentatore. Chiamare gli uomini a “decidere per Dio”.


Così come ci illustra proprio la affascinante e struggente pagina di Vangelo che la Liturgia di questa settimana ci propone.


Il figliol prodigo “decide” di recuperare la sua originaria condizione di uomo fatto ad immagine e somiglianza di Dio. E per dirci di questa decisione di questo “ritorno”, di questa “conversione”, l’evangelista impiega una breve frase:“Mi alzerò e andrò da mio padre”.


Il ragazzo era decisamente a terra, strisciava per contendere qualche carruba ai porci. Ma, come maiale, come soggetto “dis-umanizzato” dal peccato, era una maiale di “serie B”.


Faticava a competere con quei musi che grufolavano nel brago, con quelle zampette che picchiettavano alla conquista del misero cibo, con attitudine maggiore della sua. Non gli riusciva bene. Lui era stato fatto “ad immagine e somiglianza” dell’Eterno. Però lui si era andato a cercare un altro destino. Il suo era l’orizzonte di chi nel peccato perde di vista la dimensione umana della vita, si concentra su ciò che gli pare indispensabile per sopravvivere. Quanta fatica per nulla.


Pensiamoci un po’:“Sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai”. Non ci ricorda nulla questa maledizione? Questo è il destino preconizzato dall’ira dell’Eterno nei confronti del serpente antico (Genesi, 3,14), colpevole della caduta dei nostri Progenitori.


E ora il ragazzo, vittima del peccato, sta dove la soggezione al peccato, la dipendenza dal peccato portano: a strisciare per terra. Quanti ragazzi vediamo ridursi proprio così.


Ma dove sta scritto che il giovane era a terra, impegnato in quella impari tenzone? Dove sta scritto che il suo sguardo poteva in quell’ora solo traguardare terra e carrube, zampe e grugni?


Noi possiamo pervenire a questa conclusione proprio per questa straordinaria, breve, folgorante, descrizione dell’atto, del dinamismo, che segnano – con le parole dell’evangelista -  il recupero della dignità umana nella mente e nel cuore di quel povero ragazzo. Un recupero che si esprime plasticamente e diventa realtà attraverso il ritorno alla stazione eretta:“Mi alzerò”. Una decisione che però non può dare concreti esiti, risultati, se non si congiunge e compie nel passo successivo:“E andrò da mio padre”. 


Ecco, la Madre di Dio, nelle sue visite, non si stanca mai di indicare anche a noi la bellezza di quell’atto, di indicarci che questo sforzo straordinario, l’atto di alzarci, di tornare a contemplare l’orizzonte offerto a chi sta in piedi e cammina sulla strada che conduce al Padre, è alla portata di ciascuno di noi nella nostra vita.


E proprio il tema del peccato originale e della Immacolata Concezione di Maria sono anche il “filo d’oro”, quella che oggi si chiamerebbe “head line” del messaggio di Lourdes. Un “filo d’oro” che si manifesta proprio nell’apparizione del 25 marzo 1858, quando la Madonna dice ad una stupefatta Bernadette:“Que soi era Immaculada Concepciou”. Sono l’Immacolata Concezione.


Ne parleremo meglio il secondo giovedì di aprile.

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