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11/10/2018 - Vercelli Città - Cronaca

OMICIDIO DI ANTONELLO BESSI: IL CERCHIO SI STRINGE ATTORNO A GIOVANNI PERINI - Inchiesta complessa, indagine da grandi Investigatori - Ora l'indiziato è in carcere - Dal lavoro di VercelliOggi.it un modesto contributo alla ricerca della verità

OMICIDIO DI ANTONELLO BESSI: IL CERCHIO SI STRINGE ATTORNO A GIOVANNI PERINI - Inchiesta complessa, indagine da grandi Investigatori - Ora l'indiziato è in carcere - Dal lavoro di VercelliOggi.it un modesto contributo alla ricerca della verità
Da sinistra: Porcino, Alvino, Pianta, Castelluzzo - Nel riquadro, Perini -

Un lavoro da grandi Investigatori.


Vai al video con l'integrale della conferenza stampa che illustra l'indagine -


 

Paziente, scrupoloso, tenace.

 

Soprattutto intelligente e tenace, incurante di orari ingrati, che non ha lasciato nulla al caso: giorno e notte.

 

Così la Squadra Mobile – Seconda Sezione – della Questura di Vercelli, diretta dal Commissario Antonino Porcino,  con il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale guidata da Pier Luigi Pianta, titolare dell’indagine il Sostituto Francesco Alvino, ha stretto il cerchio attorno a Giovanni Perini, 70 anni, residente a Vercelli in Corso Marcello Prestinari (zona Parrocchia Regina Pacis, come si vedrà tra breve dal repertorio audiovideo).

 


Solo un mese e un giorno per trovare il proverbiale ago nel pagliaio: il responsabile dell’omicidio di Antonello Bessi, il ciclista di 52 anni ucciso con 12 coltellate il 4 settembre scorso, nel laboratorio del proprio negozio al Belvedere a Vercelli.

 

A breve su questa stessa pagina il video integrale con gli interventi del Procuratore Pier Luigi Pianta, del Sostituto Francesco Alvino, del Commissario Antonino Porcino e di Sabrina Castelluzzo, il Vice Questore che dirige il Gabinetto Interregionale di Polizia Scientifica di Torino.


 

***


Giuseppe Bessi, padre di Antonello from Guido Gabotto on Vimeo.

 

Nel video realizzato il 4 settembre scorso ( clicca l'icona qui sopra ) da VercelliOggi.it ( sul punto un breve commento in calce ai testi ) il Perini è la persona che è alle spalle del Signor Giuseppe, il padre del povero Antonello.  

 

***

 

Si dice che l’assassino torni sempre sul luogo del delitto, del resto.

 

Questa volta (se i sospetti ed il pesante quadro indiziario a carico del Perini trovassero conferma), cambiandosi d’abito (siamo alle ore 18, mentre il delitto si è consumato nella prima mattina) verosimilmente perché i vestiti si erano macchiati del sangue della vittima.

 

***

 

Lasciamo la descrizione dei fatti all’esauriente comunicato emanato dalla Questura poco fa.

 

Come più sopra anticipato, non appena terminato il broadcasting del video (che dura circa mezz’ora, quindi ci vuole un po’ di tempo), sentiremo anche dalla viva voce degli Inquirenti ulteriori avvincenti particolari di questa indagine veramente eccezionale.

 

Dopo il comunicato, un nostro modesto pensiero.

 

***

COMUNICATO STAMPA

 

In data 5 ottobre 2018 la Procura della Repubblica ha emesso un decreto di fermo di indiziato di delitto per il reato di omicidio a carico di  PERINI Giovanni, classe 1948,  da moltissimi anni residente in città.

 

La Polizia di Stato, e nello specifico la Squadra Mobile di Vercelli in collaborazione con il Servizio Centrale Operativo, ha eseguito tale provvedimento restrittivo nella mattinata del 6/10/2018.

 

Le attività investigative si sono rivelate particolarmente difficili sin dall’inizio: il carattere schivo e riservato della vittima e la peculiarità della sua attività commerciale, che era considerata un crocevia per clienti di ogni estrazione sociale, ha reso arduo il compito degli investigatori.

 

Le indagini, svolte anche con l’ausilio del Servizio Polizia Scientifica e dei Gabinetti di Polizia Scientifica di Torino e Vercelli, sono state immediatamente finalizzate alla ricostruzione della vita privata del Bessi ed alla ricerca del movente del delitto.

 

Le modalità dell’aggressione hanno fatto pensare immediatamente ad un omicidio d’impeto, originato da motivi personali che avevano fatto scattare nell’assassino una rabbia incontrollabile, come dimostrato del resto dal numero di coltellate inferte.

 

La certosina analisi delle immagini di video sorveglianza, unita ad una poderosa analisi del traffico telefonico e telematico delle celle della zona, nonché l’attività tecnica svolta per l’analisi del cellulare della vittima hanno permesso di stringere il “cerchio” sull’uomo successivamente fermato e sul figlio di quest’ultimo (operaio vercellese residente in provincia di Milano).

 

Le contraddizioni emerse dalle testimonianze e le fortissime incongruenze, derivanti dai dati tecnici in possesso degli inquirenti, hanno fatto si che le attenzioni della Polizia di Stato e della Procura della Repubblica si focalizzassero su tali soggetti che sono stati iscritti nel registro degli indagati per il reato di omicidio in concorso.

 

Sono state così avviate attività tecniche d’urgenza nei confronti dei due uomini e, grazie alle evidenze probatorie emerse, sono state effettuate perquisizioni a loro carico perché vi era il fortissimo sospetto che gli stessi potessero inquinare il quadro probatorio che si stava delineando a loro carico.

 

L’esito di tali accertamenti e il rinvenimento, nella disponibilità del più anziano tra gli indagati, di una somma di contanti spropositata per il suo di tenore di vita ha fatto aumentare i sospetti nei confronti del genitore.

 

I successivi accertamenti hanno condotto gli inquirenti ad approfondire la posizione del padre, che le immagini della videosorveglianza di due attività commerciali ritraevano nei pressi dell’abitazione della vittima in orario compatibile con l’esecuzione dell’omicidio. La successiva audizione dei due ha condotto il figlio a collaborare con gli inquirenti, rivelando di aver appreso dalla viva voce del padre della responsabilità del padre stesso nella commissione dell’omicidio.

 

Il padre, quindi, dapprima confessava anche agli inquirenti di aver assassinato il Bessi, per un motivo peraltro non rivelato, per poi ritrattare la confessione  stessa in occasione dei successivi interrogatori.

 

La gravità del quadro indiziario a carico di quest’ultimo ed alcune frasi carpite dalle intercettazioni che facevano presumere la possibilità di un imminente fuga hanno determinato l’adozione da parte del Pubblico Ministero di un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti dell’uomo.

 

Il suddetto provvedimento è stato convalidato in data 9/10/2018 dal G.I.P. competente il quale accogliendo l’impianto accusatorio ha disposto per l’uomo accusato di omicidio la misura restrittiva della custodia cautelare in carcere.

 

***

( g.g. ) - Un pensiero, dunque.

Non certo per vanagloria, piuttosto per ricordare un amico e maestro il cui insegnamento è sempre attuale.

Un pensiero di soddisfazione perché un video realizzato da VercelliOggi.it ha avuto un qualche modesto ruolo per fornire elementi forse risultati utili agli Inquirenti.

Abbiamo fatto solo il nostro dovere.

Come insegnava il compianto ed amato amico Sergio Robutti, quando i nostri primi articoli erano scritti con la Olivetti Lettera 32.

Questo lavoro si fa – diceva - alzandosi dalla sedia (è chiaro che lui usasse un’espressione un po’ più colorita, puntuale anche nell’indicare la parte anatomica centrale nel dinamismo del … “gesto tecnico”) per andare dove c’è la vita reale.

Anche se la vita è su una strada al cospetto di un uomo affranto dal dolore, davanti alla casa di un altro uomo assassinato a coltellate.

Questo lavoro si fa ascoltando la gente, prendendo direttamente contezza dei fatti.

Così, tutte le volte che chi scrive sia stato in dubbio se andare o no a verificare una circostanza, uscire o no dall’Ufficio, si è sempre ricordato dell’amato amico e maestro e… la sedia è rimasta vuota.

Poi è vero che questa professione sia, giustamente, annoverata tra quelle “intellettuali”.

Bisogna, così, tornare, e restarci per molte ore, alla … sedia, al tavolo di lavoro e le mani devono di nuovo scorrere sulla testiera che ora è quella del pc, non più della Olivetti Lettera 32.

Perché tra il fatto e la notizia c’è il giornalista, con la propria professionalità, con il proprio discernimento, con il gusto per il lavoro ben fatto, sempre con passione .

 

NON SONO DISPONIBILI ALTRE IMMAGINI
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Iscrizione R.O.C. n° 23836 - Data ultimo aggiornamento: 2 ottobre 2014 - Direttore responsabile: Guido Gabotto
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