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29/09/2020 - Vercelli Città - Sport

PISCINE: NON SI PUO' ACCETTARE DI SPENDERE 3 MILIONI DI EURO E NON AVERE LA VASCA COPERTA PER DISABILI E BAMBINI - Il Comune ha dimostrato di non avere progettualità e idee - Perchè non provare con Asm?

PISCINE: NON SI PUO' ACCETTARE DI SPENDERE 3 MILIONI DI EURO E NON AVERE LA VASCA COPERTA PER DISABILI E BAMBINI - Il Comune ha dimostrato di non avere progettualità e idee - Perchè non provare con Asm?
Perchè no?!

Se ne parla ancora poco e quasi con rassegnazione.

Ieri in Consiglio Comunale di Vercelli, per l’ennesima volta ha tenuto banco il problema rappresentato dalla piscina.

Ogni volta si peggiora sempre, da quel nefasto ottobre 2016, quando venne allo scoperto (modi di dire) il disegno demenziale di coprire la vasca esterna del Centro Nuoto con una copertura mobile, attuando la proposta della Società di progettazione sportiva “Coni Servizi” (forse non per caso da alcuno ribattezzata con affettuoso vezzeggiativo Coni Servizietti).

Invero, la Coni Servizi altro non aveva fatto (alla modica somma di 60 mila euro: peraltro, sono in contenzioso con Palazzo Civico e la farina del diavolo pare finisca in crusca) altro che attaccare il padrone dove voleva l’asino.

Perché lo dissero loro stessi che, quella del Coperchio, era la soluzione da loro proposta in quanto il Committente aveva posto il vincolo di “restituire al più presto una piscina coperta a Vercelli”.

Quindi – e siamo nel 2016 – la ratio della scelta era quella di “fare presto”, non certo di “fare bene”.

Fare la cosa più rapida, non la più giusta.

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Acqua – è il caso di dirlo – passata anche se, al momento, introvabile in una vasca.

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Ma, per incredibile che possa apparire, ora si profila all’orizzonte un altro ed ancor più grave pericolo.

Perché ora, gli attuali reggitori della Cosa Pubblica (e dicesi Pubblica) che dovrebbero amministrare seguendo la stella polare del bene comune, ne avrebbero pensata un’altra, confermata nel corso della seduta di ieri, 28 settembre, del Consiglio Comunale.

Forse partorendo l’idea nelle atmosfere intellettuali che si creano in chi sia reduce da qualche pranzo Da Paolino, vi è chi avrebbe pensato questo: bisogna radere al suolo il vecchio stabile del Centro Nuoto.

E, fin qui, uno pensa: ok, forse, meglio ancora di ristrutturare, si può ricostruire.

Invece, no.

Vogliono radere al suolo il vecchio stabile, per restare però a ground zero.

Non per ricostruire una piscina coperta.

Bensì per realizzare, sul sedime rimasto vuoto, altre due o tre vasche all’aperto.

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Il Lettore ha capito bene: più nessuna altra vasca al coperto, se non quella del coperchio, con le sue sei corsie, miserelle miserelle.

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Ma, soprattutto: più nessuna vasca al coperto destinata ad ospitare bambini, disabili gravi, donne che si preparano al parto, pazienti in trattamento post traumatico.

Più nessuna vasca dove la temperatura (a parte il discorso, peraltro essenziale, della profondità) possa e debba essere tenuta a 32 gradi centigradi almeno.

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Superfluo dire che, anche abbattere il vecchio stabile di Via Baratto e realizzare vasche all’aperto avrebbe un costo, stimato, per ora (come facciano a stimare senza avere né progetto di massima, tantomeno computo metrico chi lo sa?!) in oltre un milione di euro.

Si finirebbe così: alla modica somma di (se va bene) tre milioni di euro (circa 2 per il Coperchio più quest’altro) il Comune di Vercelli raggiungerebbe il singolare risultato – unico in Italia – di non avere una vasca al coperto dove offrire attività acquatiche e di idroterapia a varie categorie portatrici di una domanda diversa da quella del “nuoto” in senso sportivo.

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Tre milioni di euro per avere una sola vasca coperta di sei corsie: il resto, tutte all’aperto, buone sì è no per 90 giorni (di calendario) l’anno.

Un capolavoro veramente degno della Giunta del Niente ed ancor meno di niente.

Comunque, abbiamo visto, un primato in Italia.

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In queste ore in città sono in molti che si interrogano sul “che fare”?

Perché la più parte delle persone di buon senso, quando prende nozione piena della gravità del problema, si interroga.

E, poiché si tratta, come abbiamo visto, di persone di buon senso, è ovvio che il problema dei costi e di chi se li accolli non è certo sottovalutato.

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Così come non è sottovalutato neppure il problema che viene “prima” di quello finanziario, della provvista finanziaria, ma che è anch’esso economico.

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Perché nel chiacchiericcio udito in Consiglio Comunale, proveniente dai banchi della Giunta del Niente, mai si è udita (né ieri, né, per la verità, prima) una qualche considerazione che mettesse al centro il rapporto tra domanda ed offerta.

Tanto meno ne ha parlato la parodia di Economista prestato alla politica che spesso frequenta Paolino.

Sappiamo che, nei mesi scorsi, il Comune era stato menato alla cavezza da uno studio singolare (un Piano Economico Finanziario che aveva fatto sbellicare dalle risa altri Commercialisti) preparato da una Commercialista di Vercelli che aveva lavorato con Massimo Simion e Gian Franco Pauna all’Istituto Autonomo delle Case Popolari, nel 2014.

Comunque, era un piano economico finanziario.

La fondatezza di quei conti (a parte la già richiamata ilarità di altri Tecnici) è stata indirettamente dimostrata dal fatto che il primo bando per l’assegnazione della gestione sia andato deserto: nessuna Impresa ha presentato offerte.

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Adesso il problema si ripropone.

C’è qualcuno che abbia fatto un’indagine di mercato, abbia preso in esame i possibili flussi di domanda per capire se a Vercelli servano altre due o tre vasche pubbliche all’aperto?

Perché è ben chiaro a tanti, se non a tutti, che, nel raggio di una ventina di chilometri dal Capoluogo, vi siano almeno altre 14 piscine estive in grado di intercettare e soddisfare pienamente la domanda.

Tanto è vero che, dalla città, vi è anche un flusso di Utenza “centrifugo”.

Al contrario, la piscina coperta ha una concorrenza pressochè nulla ed ai limiti della zona di influenza di 20 chilometri, talchè il flusso è notoriamente centripeto.

Le piscine di Vercelli hanno sempre ricevuto Utenza foranea, in certi settori, del 50 per cento di quella fruitrice degli impianti coperti (Centro Nuoto e Via Prati).

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SOLUZIONI INEDITE E REALISTICHE

In questo quadro che ha, sostanzialmente, dimostrato la “circolare” difficoltà di affrontare e risolvere in modo razionale il problema, da parte delle risorse comunali (prima il problema si crea con la Seconda Giunta Corsaro, poi si aggrava con la Giunta Forte ed ora, con la Terza Giunta Corsaro, rischia l’esito definitivo) una soluzione forse c’è.

Radicale, ma non inedita.

Cioè, percorsa con successo già in varie altre parti d’Italia.

Una per tutte, tra le molte, quella di Rozzano

Ma l’elenco potrebbe allungarsi.

La soluzione potrebbe essere la seguente.

Perché non pensare che la ristrutturazione o ricostruzione di una nuova piscina coperta fosse affidata ad Atena Asm?

Che potrebbe prendere in esame anche la realizzazione di un complesso rispondente alla reale domanda del mercato.

Non è detto, infatti, che costruire / ristrutturare una seconda vasca di balneazione (la prima, ora, è quella del Coperchio) da 25 metri sia la cosa migliore.

Anzi, non lo è affatto, come sappiamo e come sanno un po' tutti.

Però, sappiamo anche che non tutta la domanda di “acqua” è domanda di “nuoto”.

Sicchè – ad esempio, uno dei tanti esempi, ma non è questa la sede per approfondire – si potrebbe pensare ad un immobile coperto (l’attuale ristrutturato o altro edificato ex novo) che contenesse tre o quattro vasche di balneazione con destinazioni particolari e differenti, di diversa cubatura e morfologia: disabili e infanti, anziani e fintess, apprendimento del nuoto per principianti e scolari delle Elementari.

Ma, come abbiamo detto: non addentriamoci, tantomeno ora, nell’esame del ventaglio di opportunità.

Sappiamo, però, che questa domanda di “acqua” che non è “nuoto” rappresenta oggi, con modeste oscillazioni, circa il 50 per cento dell’Utenza della piscina coperta.

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Perché la soluzione della “Municipalizzata”?

Per la ragione stessa per cui le Municipalizzate nascono.

Cioè essere la soluzione tecnica ed operativa che agisca con le categorie del privato, senza abbandonare la mission pubblica.

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Sappiamo, poi, che a Vercelli – tanto per non divagare – potrebbe anche essere utile un po’ a tutti ripristinare con gesti concreti l’idea che Asm Iren sia un attore positivo della dialettica territoriale.

Un partner che può effettivamente rispondere ad una domanda anche sociale, sia pure gestita poi con categorie di efficienza.

Del resto, come abbiamo visto, gli esempi in Italia non mancano.

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Si discute tanto di un investimento di Asm Vercelli spa, dell’ordine dei 40 milioni di euro, per la realizzazione di un impianto che trasforma legno di scarto in pallets.

Risultato occupazionale (l’unico che può tentare la sintonia con l’interesse pubblico): circa 20 persone occupate.

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Se Asm Vercelli spa volesse sostenere un investimento nell’ordine (sono numeri ampiamente verificabili) di due o tre milioni di euro per una radicale ristrutturazione del Centro Nuoto, che problemi potrebbe avere?

Anche senza invadere campi altrui, è assai verosimile che altre forze impegnate nella promozione del territorio, nel sostegno di iniziative dall’inequivocabile impronta sociale, non lascerebbero mancare il proprio aiuto.

Poi, c’è la possibilità di ricorrere, in parte, al Credito Sportivo.

Quello che è sicuro è che, per uscire da questa palude nella quale sono finiti il nuoto e le attività acquatiche a Vercelli, occorre un “supplemento” di fantasia, progettualità, capacità di reperire risorse su progetti ragionevoli, concreti, condivisi.

Fare sistema, in una comunità locale, vuole dire anche questo.

Se si vuole, si può.

Se non si vuole, non è difficile trovare dieci controindicazioni.

Se si vuole, è ancora più facile impegnarsi per trovare almeno altrettante ragionevoli, palusibili e percorribili soluzioni tecnico giuridiche, e amministrative, progettuali, finanziarie, per ridare alla città, alla sua vasta conurbazione ed all’hinterland (almeno 70 mila abitanti interessati, tale è il reale bacino di Utenza) una risposta “epocale” e, soprattutto, un segno di come si possa “fare sistema” e, davvero, “squadra”.

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