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13/12/2018 - Vercelli Città - Economia

PRESTO SI CONOSCERANNO I SIGNORI DELLA APRC DI LIONE: OCCASIONE BUONA PER DISSIPARE ALCUNI DUBBI - Intanto le due Imprese escluse non hanno ancora ricevuto altre proposte alternative

PRESTO SI CONOSCERANNO I SIGNORI DELLA APRC DI LIONE: OCCASIONE BUONA PER DISSIPARE ALCUNI DUBBI - Intanto le due Imprese escluse non hanno ancora ricevuto altre proposte alternative

Appuntamento al 18 dicembre.

Giusto una settimana prima di Natale, si potrà prendere conoscenza dei Responsabili dell’azienda lionese di intermediazione immobiliare che si è accaparrata (questa la decisione della Giunta Comunale di venerdì scorso) i 400 mila metri quadri di terreno industriale a fianco di Amazon.

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L’abbiamo già pubblicata, ma lo facciamo di nuovo ( in pdf, all’icona posto l’illustrazione a destra della pagina ) perché il Lettore possa leggere senza mediazioni l’Atto della Giunta.

Ed incominciare a fare qualche riflessione.

Riflessione che si potrà forse proporre anche agli Imprenditori francesi ed eventualmente agli Amministratori vercellesi.

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Sono molti, infatti, i punti interrogativi che sulla assegnazione si sono affastellati e quella potrebbe essere l’occasione propizia per chiarire le cose più importanti.

Vediamone alcune.

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PRIMO PUNTO INTERROGATIVO:

PERCHÉ DECIDERE CON CRITERI DEL 2008 –

NEL FRATTEMPO È CAMBIATO IL MONDO

 

La prima: la Giunta decide sulla base di criteri di gara (a te sì, a te no) che sono stati fissati nel 2008.

Sono criteri ancora attuali?

Nel 2008 qui c’era un deserto ed occorreva incentivare le Imprese a venire a Vercelli.

Oggi è il contrario.

C’erano – lo vedremo tra poche righe – tre Imprese interessate.

La domanda era per 600 mila metri quadri.

La disponibilità di terreno per 400 mila metri quadri.

Non è stata esperita una gara in cui il fattore competitivo fosse il prezzo per metro quadro.

Si è accettata l’offerta che assicurasse il maggior numero di “nuovi” posti di lavoro.

Non “nuovi” per Vercelli.

Perché tutti lo sarebbero stati.

Ma “nuovi” in termini di occupazione aggiuntiva rispetto al totale degli occupati in Italia.

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SECONDO PUNTO INTERROGATIVO:

MA CHI SONO LE AZIENDE CHE LAVORERANNO QUI?

CHI GARANTISCE DAVVERO I POSTI DI LAVORO?

 

Il secondo punto da chiarire è questo.

Né in sede di deliberazione di venerdì scorso, né tantomeno in sede di conferenza stampa del successivo lunedì di questa settimana, nessuno (così, almeno, abbiamo capito) ancora detto “chi”, cioè quali Imprese, porteranno effettivamente qui i promessi 800 “nuovi” posti di lavoro.

Perché è chiaro cha la Aprc, in proprio, non offrirà proprio nessun posto di lavoro.

La società è un intermediario immobiliare, che realizza, al più, i capannoni per poi cederli ad altri.

Altri che saranno gli effettivi datori di lavoro.

La Aprc, del resto, dichiara una aspettativa di fatturato 2018 di circa 120 milioni di euro.

Una bella media azienda ( come Atena Asm, come la Punto Service ) che, però, non sembra avere le dimensioni per occupare tutta quella forza lavoro.

E, del resto, non lo dice neppure.

Perché – si ricorderà – quando si tenne la riunione della Commissione consiliare che voleva vederci chiaro, il Sindaco portò un appunto riferito ad una delle Imprese che si dovrebbero insediare a Larizzate, con un fatturato annuo dichiarato di 53 miliardi di euro.

Un fatturato che in Francia ha – ad esempio – la Renault.

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Dunque: quali sono queste Imprese che – di fatto – rappresentano il corrispettivo reale per la compravendita dei terreni?

Perché è chiaro che il Comune rinuncia ad almeno 3 euro il metro quadro (vedremo poi cosa succede nell’area vicina, quella di fronte al Carrefour) in quanto dice: mi interessano così tanto quegli 800 posti di lavoro nuovi che rinuncio ai soldi.

Nuovi – ricordiamo – in quanto occupazione aggiuntiva a livello Italia.

Perché, per Vercelli, sono nuovi di zecca anche i 200 lavoratori della Raymond ed i 150 della Alsco (questi ultimi, anch’essi, tra l’altro, aggiuntivi: sarebbe stato un nuovo insediamento e non un trasferimento di sede).

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Che poi sia proprio da buttare il trasferimento di sede, è ancora da dimostrare.

Basta vedere il caso di Novacoop, a due passi.

Hanno soltanto trasferito la sede centrale da Torino a Vercelli.

Quando sono arrivati qui, quattro anni fa, non è stato assunto a Vercelli nemmeno il fattorino.

Tutti da Torino.

Poi, però, si conta sul turn over: quando uno va in pensione, si assumono vercellesi.

Poi, però, ti fanno la pompa di metano, per averla qui vicina.

Poi, però, proprio a Vercelli realizzano il nuovo negozio all’Area ex Montefibre (articolo in altra parte del giornale).

Insomma, non è che Novacoop non abbia portato niente.

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TERZO PUNTO INTERROGATIVO: QUALCUNO HA VISTO LA BOZZA DI UN CONTRATTO DEFINITIVO?

SE NE CONOSCONO LE CLAUSOLE?

QUALI GARANZIE IL CONTRATTO OFFRE AL COMUNE?

 

Si presenta, così, il terzo punto da chiarire.

Che genere di contratto stipulerà la Aprc con il Comune?

Perché l’azienda lionese dovrà assumersi il compito titanico di garantire in proprio che – effettivamente – ci saranno 800 assunzioni a tempo indeterminato e dirette dalle Aziende che si insedieranno.

Insomma, una triangolazione da fare tremare i polsi.

Se gli impegni non dovessero essere rispettati – poi – chi pagherebbe penali e sanzioni?

La Aprc che, una volta venduti i suoi capannoni, se ne andrà?

Oppure le Aziende insediate?

Le quali ultime, forse non sanno nemmeno di questo impegno alle assunzioni.

E, comunque, come potrebbero sottoscrivere per adesione un contratto con il Comune che – per ora – ha come contraente solo la Aprc?

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Queste domande qualcuno dovrà porsele, perché è di intuitiva evidenza che il sacrificio economico di oltre un milione di euro da parte del Comune non può mancare di essere tutelato da ferree garanzie.

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QUARTO PUNTO INTERROGATIVO: LA CURIOSA COINCIDENZA DELLE DATE DI PRESENTAZIONIE DELLE MANIFESTAZIONI DI INTERESSE

 

Quarto punto da chiarire.

E’ sui tempi di gara.

Perché in questo caso sono successe cose ben curiose.

Tutto è rimasto lì tranquillo per tanto tempo, dopo la vicenda di Amazon: secondo le disposizioni del 2008 le manifestazioni di interesse si sarebbero dovute presentare in due distinti periodi dell’anno: marzo e settembre.

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Invece, a marzo niente.

E’ con l’Estate che scoppia l’interesse per Vercelli.

A giugno presenta la propria domandina la lavanderia industriale lombarda.

Poi passa tutto un mese senza novità.

E’ il 23 luglio (lunedì) che presenta la domanda la Raymond di Carisio.

Nemmeno se lo fossero sognati di notte, subito il 24 (martedì) arriva l’offerta della Aprc.

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Una coincidenza davvero singolare che potrebbe dare corpo alle ombre: perché c’è chi potrebbe pensare che, in realtà, il 24 luglio qualcuno avesse già deciso che qui a Vercelli sarebbe dovuta atterrare proprio la logistica lionese.

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LE DUE IMPRESE ESCLUSE,

PER ORA NON HANNO NIENTE IN MANO

 

Veniamo ora al destino delle due Imprese escluse.

Per ora, possono tranquillamente mettersi il cuore in pace.

Per loro, solo fuffa e della specie più ipocrita.

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Intanto – secondo Fonti attendibili – ad oggi (13 dicembre) a loro non è stato detto proprio un bel niente.

Ma vediamo la praticabilità delle soluzioni alternative, così tanto sbandierate.

La prima: la Alsco va nei terreni ex Nordind.

La Società Nordind, partecipata dal Comune, è fallita.

Il Curatore Fallimentare – una Commercialista di Novara – deve necessariamente rispondere al Giudice Delegato.

La messa sul mercato dell’area deve – è persino ovvio ricordarlo – rispondere alle regole delle procedure fallimentari, a tutela di tutti i creditori e, in ogni caso, ogni passo deve muoversi avendo acquisito il consenso del Giudice Delegato.

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La seconda.

Per la Raymond (ammesso che l’Azienda fosse poi ancora interessata) si profilerebbero tempi molto più lunghi.

Resi, oltretutto, assolutamente aleatori dal fatto congiunturale che, qui a Vercelli, tra 158 giorni si vota per eleggere Sindaco e Consiglio Comunale.

Un piccolo particolare che – è di intuitiva evidenza – avrebbe dovuto ispirare comportamenti assai più prudenti e rispettosi.

Ma ci torneremo con le conclusioni.

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Dunque i terreni che saranno – se è vero – proposti a Raymond.

Si tratta di (altri) 400 mila metri quadri, collocati di fronte al Carrefour, dall’altra parte della tangenziale.

Sono quindi 40 ettari divisi tra almeno 10 proprietari.

Alcuni di questi, come i Conti di Cortemilia, forse nemmeno sanno bene dove si trovino.

Sono rappresentati da un Professionista, un Ingegnere di Torino.

Altri terreni sono di proprietà di signori e signorotti vercellesi.

Chiedono al Comune un corrispettivo di circa 20 euro il metro quadro.

Palazzo Civico ne offre – per ora – al massimo 17.

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Quindi, la stessa Giunta che cede ai lionesi il terreno a 14 euro il metro quadro in cambio di 800 posti di lavoro che qualcun altro – chiunque tranne i lionesi – dovrà garantire a Vercelli, la stessa Giunta sa che sta vendendo a 14 ciò che – se andrà tutto bene – dovrà comprare a 100 metri di distanza a 16 – 17 euro il metro quadro.

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Come si vede, le domande cui – se a loro piacerà – potranno rispondere i “colossi” da 120 milioni di fatturato annuo (come, ad esempio, il “colosso” Atena Asm, come il “colosso” Punto Service).

Sempre che sia vero che il 18 dicembre, tra 5 giorni, accettino di incontrare un po’ di gente e di rispondere alle domande.

Domande che qualcuno, presto o tardi, dovrà risolversi a porre.

Domande, fatalmente, alquanto divisive anche in vista di ciò che capiterà fra 158 giorni.

 

 


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