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18/01/2015 - Trinese - Cronaca

PROVE TECNICHE DI CONVIVENZA / 2 - Da Trino la voce chiara e ferma di Sara: "il terrorismo non ha religione, non ha nome, non ha nazione" - "Questa tragedia ha suscitato in noi la voglia di dare una svolta"

PROVE TECNICHE DI CONVIVENZA / 2 - Da Trino la voce chiara e ferma di Sara: "il terrorismo non ha religione, non ha nome, non ha nazione" - "Questa tragedia ha suscitato in noi la voglia di dare una svolta"
Sara

Prove tecniche di convivenza / 2

Ecco le impressioni di una ragazza che ha partecipato alla manifestazione di Trino.

E' un testo importante. Non certo improvvisato. Anche problematico. Non può essere archiviato senza una riflessione attenta e prima di tutto rispettosa dei sentimenti che l'hanno ispirato. Non può essere archiviato anche e soprattutto perché non è una pagina che chiuda qualcosa, ma è una pagina che oggi si apre e piuttosto dischiude il corso di una storia che scriveremo noi.

Ma soprattutto scriveranno, a più mani, i nostri figli.

Saremo onorati se le nostre pagine web saranno di qualche utilità per ricevere questi contributi.

***

Buongiorno, sono Sara El Kharroubi, la ragazza che ha partecipato ieri mattina alla manifestazione.

Si è svolta sotto il Comune di Trino e c'è stata una forte partecipazione da parte della comunità musulmana della città, ma anche quella italiana non è mancata. Inizialmente ha parlato il Sindaco Alessandro Portinaro, che ha condannato l'atto vile a Charlie Hebdo e tutto ciò che sta accadendo ancora oggi particolarmente in Siria e Nigeria.

In seguito il Parroco Don Piero ha invitato con insistenza i cittadini al dialogo e al rispetto, biasimando ogni tipo di violenza e offesa verso il prossimo.

Dopo di che è stata data la parola alla Comunità islamica.

Ho iniziato col porgere cordoglio alle famiglie delle vittime francesi e di tutte le vittime morte per ingiustizia nel mondo.

A nome dell'umanità ho condannato quest'atto vile che nessuna persona potrebbe accettare.

In qualità di musulmana italiana, della mia fede e a nome di un miliardo e mezzo di musulmani ho condannato tale violenza dissociandomi dall'accaduto e da ogni forma di terrorismo.

Il terrorismo non ha religione, non ha nome, non ha nazione.

Ci sentiamo vittime poiché siamo stati proiettati in una realtà che non ci appertiene. L'Islam è una religione di pace e d'amore e rispetto verso il prossimo.

Il nostro amatissimo Profeta Muhammed nella sua vita ha ricevuto tante, infinite offese e violenze ma non ha mai reagito con la violenza.

Il nostro esempio vivente è il nostro profeta, lui ci ha insegnato ad amare e a offrire amore ad ogni persona: ai nostri genitori, ai nostri vicini fino all'umanità intera.

Ci schieriamo con la libertà di stampa, di espressione ma ciò che pubblica Charlie Hebdo e così anche altri giornali non lo condividiamo. La Libertà finisce dove inizia l'altrui libertà. Tutti siamo uomini liberi ma abbiamo dei limiti i quali se rispettati ci permettono di convivere col prossimo pacificamente. Per questo ritengo che anche la libertà di espressione debba riconoscere e non oltraggiare tali limiti.

Siamo giovani musulmani italiani e cioè parte integrante dell'Italia e dell'Europa e contribuiamo alla costruzione di un futuro comunitario migliore.

Per questo vogliamo farci conoscere e siamo disposti al dialogo.

Questa tragedia anche se purtroppo ha generato vittime d'ingiustizia e di violenza ha suscitato in noi la voglia di dare una svolta alla società in cui viviamo.

Riuscire a dimostrare il vero messaggio dell'Islam e del nostro credo: quello della pace, dell'amore e del rispetto reciproco.

Siamo felici e abbiamo fiducia nel nostro Paese, l'Italia, poiché c'è ancora speranza nel creare un ponte di fratellanza in un popolo etereogeneo e ricco di cultura.

Così afferma anche la mia coetanea Asmae Chamouti.

Infine è stata data la parola a una nostra coetanea cristiana che fa parte della comunità cristiana e ha espresso la sua felicità nel vedere musulmani e cristiani riuniti insieme per uno stesso messaggio di non violenza.

 

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