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16/06/2010 - Cuneo Città - Pagine di Fede

QUELLA DOMANDA CI INTERPELLA – Gesù chiede ai discepoli di rispondere all’interrogativo che è posto a ciascuno di noi

QUELLA DOMANDA CI INTERPELLA – Gesù chiede ai discepoli di rispondere all’interrogativo che è posto a ciascuno di noi
Fatima, la Basilica

 



Alla volta di Fatima, come ogni terza settimana del mese. Nella località portoghese – per la precisione alla Cova de Iriala Madonna apparve, dal 13 maggio al 13 ottobre 1917 a tre Pastorelli. Giacinta, Francesco e Lucia furono testimoni delle rivelazioni che la Vergine volle comunicare al mondo. Si tratta dei tre celebri “segreti”, l’ultimo dei quali, una allegoria di elevato e non facilmente traducibile significato simbolico, sul cammino della Chiesa nel Mondo. La spiritualità di Fatima mette al centro della storia della salvezza, personale e comunitaria, la preghiera. Soprattutto la preghiera del Rosario cui la Madonna giunge persino a dare un significato identificativo della propria stessa persona. Si presenterà ai “pastorinos” dicendo di sè:”Sono la Regina del Santo Rosario”.


Ed è proprio la preghiera del Rosario che recitiamo idealmente insieme in queste pagine. Pagine che escono il giovedì, quando si contemplano i “Misteri della Luce”. Oggi siamo alla terza di queste icone evangeliche:”Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo" (Marco, Cap. 1,14-15).


Gesù annuncia il Vangelo del regno di Dio, invitando al suo ascolto, premessa e invito alla conversione. La ‘buona notizia’ che egli comunica è semplice: "Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino"(Mc 1, 15); che è come dire: "Questo è il tempo (l’ultimo, il definitivo) in cui Dio interviene nella storia dell’uomo".


"Perciò – prosegue – convertiti e credete al Vangelo"; che è come dire: fate spazio nella vostra vita a questa bella notizia.


L’intervento di Dio nella storia degli uomini si presenta solo con gesti di benevolenza: guarigioni, perdono dei peccati, liberazione degli ossessi. Dobbiamo ben credere che Gesù, l’inviato del Padre, è sempre l’incarnazione vivente della misericordia di Dio, "dives in misericordia"(Ef 2, 4), come ci ricorda Giovanni Paolo II nella Lettera enciclica del 30 novembre 1980.


Il cristiano annuncia l’avvento del regno di Dio in questo mondo tutte le volte che rende testimonianza alla sua fede con la vita e, soprattutto, con le opere di carità fraterna. Così traduciamo nella nostra esperienza concreta di vita quella che è la nostra preghiera al Padre: "Venga il tuo regno".


La preghiera è un modo straordinario per “guardare dentro” noi stessi. E’ un modo per rispondere ad una domanda che il Padre ci rivolge anche mediante la Parola che ci rivolge nelle Scritture della Liturgia di domenica prossima. E più spesso preghiamo, più spesso restiamo a contatto con questa domanda e con la necessità di dare ad essa una risposta. Più intensamente preghiamo, più attentamente pensiamo a quello che diciamo. Che diciamo non solo o non tanto a Dio. Chè, il Padre, sa prima di noi ciò che pensiamo ed il senso di ciò che diciamo. Pensiamo attentamente a ciò che diciamo a noi stessi, al senso della risposta che diamo. La domanda è questa ed è nel brano di Vangelo:”Ma voi, chi dite che io sia?”. Chi è, per noi, Gesù? Pensiamoci bene. Non solo non dobbiamo “barare” su questa domanda, ma dobbiamo sempre avere ben presente che la risposta esatta, quando la valutiamo in tutta la sua grandezza, non può lasciarsi poi interti. Come soddisfatti di avere risposto bene ad un quiz. Quando ci sentiamo di dire:”L’accendiamo?” dobbiamo sapere che siamo comunque solo all’inizio di un cammino. Un cammino che dobbiamo compiere nella “compagnia” di Gesù. Come Gesù stesso ci dice:”Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua Croce ogni giorno e mi segua”. Proprio così: “ogni giorno”. La scelta per Gesù è radicale e non conosce afasie, distrazioni, vacanze. Ogni giorno c’è una Croce che attende.


 

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